Ney York, Madison Square Garden, 8 marzo 1971: Joe Frazier mette knock down Muhammad Alì

Joe Frazier, uno dei pugili più forti di sempre, l’uomo che per ben tre volte salì sul ring per incrociare i guantoni contro Cassius Clay, che nel frattempo era diventato leggenda con il nome di Muhammad Ali, si è spento ieri all’età di 67 anni nella sua Filadelfia, dopo una breve ma intensissima lotta contro un tumore al fegato che l’aveva colpito soltanto poche settimane prima. Aveva 11 figli, ma negli ultimi anni abitava da solo in uno stanzino di pochi metri quadrati.

“Il mondo ha perso un grande campione. Lo ricorderò sempre con rispetto e ammirazione”. Si è da poco sparsa la notizia della morte di “Smoking Joe” e Ali interviene per spendere parole di affetto nei confronti del suo rivale più agguerrito, probabilmente il migliore che abbia mai affrontato nel corso della sua carriera. C’era grande stima tra i due, che era nata prima ancora che i due si incontrassero per darsi battaglia per il titolo dei massimi WBC e WBA. Anzi, si può dire che “il match del secolo”, così come venne definito in seguito il confronto che si tenne al Madison Square Garden di New York la sera dell’8 marzo del 1971 tra le due stelle più luminose della boxe mondiale, fu reso possibile anche e soprattutto per la cortese intercessione di Frazier, che firmò una petizione che fu consegnata all’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, per riammettere Ali ai combattimenti ufficiali dopo la squalifica di tre anni rimediata dal fuoriclasse di Louisville per essersi rifiutato di andare a combattere in Vietnam. Si rispettavano e probabilmente la loro carriera non sarebbe stata tanto importante se non avessero avuto la possibilità di prendersi a pugni su un ring. Ma la stima non è mai diventata vera amicizia, tutt’altro.

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Frazier non riusciva ad accettare di aver perso gli ultimi due incontri con Ali. Più volte, gli augurò pubblicamente di passare a miglior vita, magari prendendo fuoco dalla torcia olimpica che Cassius Clay venne invitato a portare alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. E lui, Ali, rispose sempre da par suo. Lo chiamava “Gorilla”, per via di quel suo modo tutto grinta e determinazione di affrontare gli avversari. Già, “Smoking Joe” non aveva lo stile e la classe di Ali, ma in compenso non si fermava mai, lottava fino all’ultima campana dell’ultima ripresa. Ad alcuni ricordava Rocky Marciano, ad altri Henry Armstrong. Era un campione e la sua carriera lo dimostra. Prima di diventare professionista, vinse l’oro alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Per tre volte venne considerato “pugile dell’anno” per l’autorevole magazine americano Ring magazine. E difese per ben tre anni il titolo di campione dei massimi WBO, poi consegnato nelle mani di un altro grandissimo, George Foreman. In totale, nei 37 incontri disputati da pro, riuscì ad avere la meglio in 32 occasioni (27 ko).

Come si diceva, Ali e Frazier si incontrarono per la prima volta nel marzo del 1971. Allora, ebbe la meglio “Smoking Joe”, che riuscì a superare Ali ai punti alla quindicesima ripresa. Il match fu strepitoso, i due pugili non si risparmiarono nemmeno per un istante, scambiandosi colpo su colpo. L’inerzia dello scontro cambiò a due minuti e trenta dal termine, quando un gancio sinistro di Frazier colpì Ali in pieno volto e lo fece volare al tappeto. Ali si rialzò quasi subito, ma i giochi ormai erano fatti. Frazier difese così il titolo che aveva conquistato l’anno precedente contro Jimmy Ellis. La rivincita si tenne tre anni dopo, sempre al Madison Square Garden. Ali fece suo l’incontro ai punti. E vinse anche nel terzo ed ultimo episodio di questa serie infinita (ko tecnico), che si tenne nelle Filippine, a Manila, nel 1975. Per Frazier, si trattò del terzultimo incontro di una carriera ormai in discesa. E’stato uno dei più grandi pugili di sempre, Joe Frazier, sarà ricordato come uno dei migliori pesi massimi che la boxe abbia mai espresso.