“Sono sicuro che il mio amico Cazzola voterà sempre per questo governo”. Mentre l’esecutivo vacilla, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ospite a Bologna per presentare il suo ultimo libro, prova a gettare acqua sul fuoco. E smentisce le defezioni arrivate una dopo l’altra da parte di ormai ex berlusconiani di ferro: Giuliano Cazzola, Giancarlo Mazzuca e Isabella Bertolini, tutti emiliano-romagnoli. Sacconi non ha dubbi sulla loro fedeltà al premier. “Non hanno chiesto un passo indietro, ma un allargamento della maggioranza, che è una cosa diversa”. Del resto, aggiunge, “è anche il nostro auspicio: un governo allargato a quell’area contigua con cui abbiamo già collaborato, ossia l’area di centro”.

Eppure qualche giorno fa in una nostra intervista Cazzola è stato chiaro: il tempo di Berlusconi è finito. E di smentite non se ne sono viste. Anzi. Il deputato ribadisce la sua posizione ai nostri microfoni, proprio a margine dell’incontro con Sacconi: “Oggi la difficoltà più grossa è arrivare alla fine dell’anno. Se il governo non ha i numeri il problema di un passo indietro di Berlusconi si pone, perché su di lui c’è una pregiudiziale degli altri partiti”. Il riferimento all’Udc e al suo no verso il Cavaliere a Palazzo Chigi sembra evidente.

E nonostante le stesse perplessità siano state avanzate anche da Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, e da Gianni Letta e Denis Verdini, il ministro è convinto che nessuno abbandonerà la nave. E per dimostrarlo lascia che sia proprio Cazzola a introdurre la sua ultima fatica “Ai liberi e forti”. Un elogio a tutto tondo dei valori della tradizione cristiana, gli unici, secondo il ministro, in “grado di governare questo tempo”.

Sacconi prende poi come pretesto l’appello del presidente Giorgio Napolitano a una maggior coesione per attaccare l’opposizione, arrivando a definire il clima attuale “da guerra civile”. “L’Italia è stata violentata da una guerra civile, ancorché non guerreggiata, innescata da alcuni soggetti politici che hanno usato la crisi globale come una clava per regolare i conti all’interno”. È questo, secondo il ministro, l’atteggiamento colpevole che ha fermato il Paese, perché “con questi soggetti è impossibile avviare un dialogo”.

Sulle critiche che arrivano dall’Europa, il ministro del Lavoro, va avanti a testa bassa. “Non credo che i banchieri e i finanzieri che sono causa di tanti problemi di questo tempo possano dettare regole alla politica”, dice ancora commentando la posizione espressa dal Financial Times secondo il quale il premier Silvio Berlusconi dovrebbe dimettersi. “Io credo che il popolo non possa essere sostituito da banchieri, da finanzieri o da loro manutengoli”.

E a chi gli chiede, inoltre, un commento alle dichiarazioni del direttore del Fmi Christine Lagarde sui dubbi in merito alla credibilità del governo italiano, considerati “un fatto oggettivo” anche dal presidente della Commissione europea Manuel Barroso, Sacconi risponde scuotendo la testa: “Mi dispiace ma non l’hanno detto”.

il video è di David Marceddu