La patrimoniale? “Una follia, una stupidaggine”. Il condono fiscale? “Un’ipocrisia”. Il ritorno dell’Ici sulla prima casa? “L’abbiamo abolita, non serve”. Il prelievo forzoso sui conti correnti bancari? “Una follia. Lasciamolo a Giuliano Amato”. Il ministro Renato Brunetta ha le idee chiare su tutto ciò che non si può o non si deve fare. Il problema però resta. Sullo sfondo del G 20 di Cannes il dibattito politico rimane incentrato sulle soluzioni di governo (tecnico, del presidente, di larghe intese, elezioni, galleggiamento di Berlusconi) e non affronta la questione forse più urgente: nei conti pubblici mancano almeno 20 miliardi, come noteranno già nei prossimi giorni gli ispettori del Fondo monetario internazionale. E il loro scrutinio non sarà certo compiacente se è vero quanto ha detto ieri il leader Pd Pier Luigi Bersani: “Essere sotto tutela per un grande Paese come il nostro è un fatto che ci toglie libertà e anche dignità”. Va anche ricordato che dal 2012 scatta, almeno in teoria, l’obbligo di ridurre il debito pubblico italiano di 40-45 miliardi ogni anno.

Un Berlusconi esausto o un più fresco Mario Monti, o chi per loro, dovrà fare cassa e subito, con misure severe e impopolari, come avverte già da giorni il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per ora le proposte concrete latitano. Il governo in carica non parla. E ’ ormai opinione diffusa che l’unica mossa digeribile dal popolo dei tartassati sia un’imposta patrimoniale, che colpisca non il reddito ma le ricchezze. La chiedono a gran voce anche gli industriali, per bocca della loro presidente Emma Marcegaglia.

“Patrimoniale” però vuol dire tutto e niente. C’è per esempio una versione light, con l’obbligo di acquistare titoli di Stato per un importo proporzionato alle ricchezze colpite. C’è la versione più severa, la proposta strong della Cgil di una tassa ordinaria sulle ricchezze sia immobiliari che finanziarie (15 miliardi di gettito all’anno) più una straordinaria solo sugli immobili per altri 12 miliardi. Secondo la Cgil questa tassa non toccherebbe il 95 per cento della popolazione. Il Pd ha proposto una patrimoniale da 6 miliardi solo sugli immobili, ma adesso pensa che si potrebbe aumentare la dose fino a 10-12 miliardi, chiedendo grosso modo l’ 1 per cento sul valore commerciale (non catastale) dei beni. La proposta del Pd colpisce solo le persone fisiche e lascia indenni i patrimoni delle società: “Pagano già l’Ici”, dice il responsabile economico Stefano Fassina. Oltre alla patrimoniale medium, il Pd ripone grandi speranze nella lotta all’evasione fiscale, da aiutare con il ritorno al tetto dei 500 euro per la tracciabilità dei pagamenti, cioè per il divieto al di sopra di quella cifra dei versamenti in contanti.

Le alternative alla patrimoniale non sono molte e soprattutto non sono popolarissime. Si possono colpire le pensioni, che tra anzianità e vecchiaia costano 170 miliardi all’anno: cambiando i termini delle pensioni d’anzianità si possono risparmiare alcuni miliardi. Si possono svendere le quote statali in Enel e Eni per una trentina di miliardi in tutto. Si può aumentare l’Iva dal 21 al 24 per cento, incassando 20-25 miliardi in più. Si può rispolverare l’efferato proposito di dragare un po ’ di soldi dai depositi bancari: un prelievo del 3 per cento frutterebbe una ventina di miliardi. C’è solo la difficoltà della scelta, come suol dirsi. Solo che stavolta non è un modo di dire, e sarà per questo che gli alchimisti delle formule di governo si astengono dal dire che cosa dovrebbe fare l’esecutivo che vagheggiano.

Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2011