Tutto esaurito all’Hotel Locarno. Sulla scia di Alain Elkann altri grandi nomi del firmamento letterario si cimentano col tema (non nuovissimo, ma sempre attuale) dello scrittore che smette di scrivere perché non ci riesce più, o perché ha trovato di meglio da fare.

Ieri il paginone di Repubblica suonava la grancassa al nuovo romanzo di Alessandro Baricco, Mr Gwyn, in uscita da Feltrinelli: la storia di un autore di successo inglese, collaboratore del Guardian, che di punto in bianco decide di attaccare la penna al chiodo. «Ma sei pazzo?» sbraita il suo agente. «Io quella frase… l’ho già sentita pronunciare anche da Martin Amis… E sai una cosa? Non uno che abbia smesso davvero, non esiste di smettere». E invece Mr  Gwyn tira innanzi e sparisce.

Anche la protagonista di Baci a colazione di  Gaetano Cappelli (Marsilio) è una scrittrice di bestseller che si ritira gettando nello sconforto il suo editore. Solo che invece di prenotare una camera al Locarno di Elkann, o come Gwyn in un alberghetto di Granada, se ne va a sguazzare con un’amica in una spa New Age di Saturnia. Cosa sarà questa voglia di smettere che serpeggia tra i narratori italiani? Una conseguenza del piano anti-crisi? Una reazione snob all’invadenza di politici, attori e  giornalisti, da Veltroni a Cazzullo, che gli rubano il mestiere? O magari l’esempio di Maurizio Cattelan che alza il dito medio e dice: «Affan… l’arte contemporanea» (lui ormai si sente un classico)?

Per fortuna c’è chi tiene duro. Proprio in questi giorni Claudio Magris dà alle stampe da Garzanti una raccolta dei suoi interventi sul Corriere (Ambiguità italiane. Note civili). Intervistato dalla Stampa, l’intellettuale triestino rivela che continua a scrivere a mano. A differenza di Severgnini che per i suoi pezzi ha sempre usato gli Apple. «Digitando – dice Magris – io so scrivere solo parole; la frase, il ritmo, io li ho nella mano». Perché, sulla tastiera ci va coi piedi? La verità è un’altra: il padrone del Caffé San Marco, dove Claudio lavora abitualmente, gli ha proibito il computer. Ogni libro erano bollette pazzesche, e più d’una volta hanno dovuto buttare via i gelati perché lo scrittore si attaccava alla presa del frigo: «Per favore, solo carta e penna. Sennò la mando a Granada con Baricco».

Saturno, 28 ottobre 2011