Domenica sono stato alla Leopolda ad ascoltare Matteo Renzi, ma soprattutto a studiare l’organizzazione del suo Big Bang.

Settimana scorsa ero a Bologna, da Pippo Civati e Debora Serracchiani. Anche lì ascolto, confronto, studio.

Ed ero stato alla Leopolda anche l’anno scorso, quando Renzi e Civati erano insieme e insieme facevano nascere il mito dei rottamatori, un’etichetta da cui, a fatica, provano a scrollarsi entrambi.

Sono tornato a casa particolarmente di buon umore. Perché finalmente abbiamo un dibattito pubblico all’interno del centrosinistra. Ruvido, senza esclusione di colpi. Che riguarda tutto il Paese e non solo gli appassionati. Che obbliga le nomenklature a confrontarsi, talvolta anche a prendere scivoloni, di sicuro a interrogarsi sul loro (nuovo) ruolo.

Finalmente abbiamo dei programmi, delle proposte. Finalmente abbiamo dei nomi, che rappresentano differenti idee di centrosinistra. Di cosa deve essere la sinistra e di quale deve essere il suo ruolo del Paese. Abbiamo differenze anche evidenti tra ciò che pensano i vari leader, quali sono i punti in comune (tanti: il programma c’è già) e le differenze su cui si giocherà la prossima leadership.

E finalmente, ci stiamo liberando dell’ossessione berlusconiana. Parliamo di noi, mi sembra un miracolo.

Qualcuno dice che mancano i contenuti, secondo me si sbaglia: di idee ne abbiamo fin troppe, a volte incompatibili tra loro. Adesso dobbiamo sceglierle. Dobbiamo aggiungere un po’ di cifre, un po’ di visione. Dobbiamo raccontarle meglio.

Il big bang, per certi versi, non è un fatto nuovo: è la combinazione delle ambizioni di Vendola, dell’idea che ha animato la Leopolda 2010 e del percorso di maturazione politica dei nuovi arrivati sulla scena politica nazionale (Zingaretti e De Magistris, ad esempio).

Questi ingressi in scena sono stati spesso oggetto di fuoco amico incrociato: ci sono stati tanti percorsi individuali, spesso conflittuali, che dodici mesi dopo ci hanno portato qui, a discutere di una sinistra ancora lontana dalla forma migliore e con dati dei sondaggi deprimenti (essere testa a testa col Pdl, dopo l’ultimo anno, è desolante), ma finalmente portatrice di un brivido, quello del futuro, magari incerto e indefinito, ma sicuramente migliore del presente.

Questo percorso ora è giunto a maturazione. Lo stesso Renzi ha dichiarato che non ci sarà una Leopolda 2012. Non ci sarà perché siamo già in campagna elettorale. Lo si vede dai toni, duri. Non mi spaventano: è normale che sia così.

Oggi, pur tra mille difficoltà, gli elettori di sinistra possono finalmente tornare orgogliosi della loro appartenenza. Dell’entusiasmo che questa parte di Paese mette al servizio del cambiamento.

Per questo, oggi, provo profonda gratitudine verso Pippo e Matteo, ma in realtà la provo verso tutti i politici che, in questo ultimo anno, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo.

E anche nei confronti del gruppo dirigente attuale del Pd che, seppur tardivamente, ha finalmente accettato l’idea che il proprio popolo vuole un centrosinistra così, aperto nella discussione e desideroso (attraverso le Primarie e tutti gli strumenti che la democrazia prevede) di dare il proprio contributo a ciò a cui è così attaccato.

Sono grato, anche un po’ egoisticamente, perché dopo mesi in cui mi sono sentito particolarmente solo nell’affrontare temi e ad avanzare proposte anche da questo blog, oggi mi sento persino di troppo: ci sono migliaia di italiani che stanno organizzando la loro motivazione, iniziano a farsi un’idea su quale sia il loro modello di sinistra preferito, fanno persino il tifo per il loro beniamino (e come tutte le forme di tifo, attaccano l’avversario in modo scomposto).

Tutti scrivono e tutti parlano. Adesso potrei persino rilassarmi e godermi lo spettacolo.