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Simone Perotti
Scrittore

Perché non andrò alla manifestazione No Tav

Ne ho parlato a lungo con uno dei membri del comitato, un caro amico. Ci siamo confrontati. Poi anche io ho deciso: non andrò alla manifestazione No Tav. E mi dispiace molto…

Il punto è che tagliare le reti ora, pur con un intento solo dimostrativo e non violento, è un errore. In questo momento c’è voglia di reazione, e bisogna evitare di prestare il proprio fianco. Quelle migliaia di poliziotti in assetto di guerra non vanno provocati, non vanno messi in difficoltà consentendo ai loro capi di dare ordini violenti. Il Prefetto ha detto che le regole d’ingaggio cambieranno, già da domenica. Questo la dice lunga sugli obiettivi che hanno…

Mi chiedo cosa impedisca un metodo di lotta antico e assai più efficace: quello di andare su a mille per volta, con turni di 24 ore, e sedersi per terra bloccando la strada permanentemente. Non fa ancora troppo freddo, si può fare. Mille alla volta, seduti per terra, significa chilometri di strada bloccata. Oppure andare su ognuno con una pianta di ciclamino in mano e fronteggiare la polizia bloccando tutto. Una ragazza con in mano un ciclamino davanti a un poliziotto in assetto di guerra sarebbe un’ottima copertina di Newsweek.

Non vado perché non c’è lucidità nell’azione, e c’è troppa ambiguità. Tutte cose che comprendo, sia chiaro. Se qualcuno venisse a casa mia col camion e iniziasse a traslocare la mia roba altrove, sarei inc… nero, gli intimerei di fermarsi, poi, se non avessi risultati, prenderei una spranga di ferro pieno e gli fracasserei le mani. Io, che sono del tutto non violento, credo sinceramente che lo farei. Dunque capisco benissimo la voglia, il bisogno, drammatico e legittimo, che gli abitanti della Val di Susa hanno di “fare qualcosa di più” del semplice lamentarsi e manifestare. Quell’opera è inutile, costa 20 miliardi che dovremmo mettere in ben altre emergenze, i comuni non sono stati consultati e sono in totale disaccordo, l’opera è vecchia, non ce n’è bisogno. Sono stati prodotti chili e chili di studi in merito, basta andarseli a vedere.

C’è bisogno del consenso del Paese sulla battaglia No Tav. Si gioca su questo una sfida ben maggiore, quella culturale sull’idea del nostro sviluppo. In Italia tutti dovrebbero appoggiare il movimento No Tav, perché è uno scontro di civiltà, di cittadini che dicono no a un progetto costoso, insensato, che impatta su un ambiente meraviglioso. E questo potrebbe capitare, come è già accaduto, anche a casa loro, in Campania, in Veneto, in Sicilia.

Ma per avere il consenso, per vincere le battaglie più dure, occorre lucidità e equilibrio, astuzia e manipolazione dei giusti strumenti mediatici. Cosa che, lo capisco, qualcuno in Val di Susa non ha. Capisco bene, ma non condivido.


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