Domanda: Egregio Colombo, come si può avere rispetto per una classe politica che non ha nessun rispetto per i cittadini italiani? Ogni parlamentare dovrebbe agire come rappresentante dei cittadini e cercare di risolvere i gravi problemi che ci riguardano tutti, facendosi garante dei nostri diritti e portavoce delle nostre disperate aspettative. Firmato Baretton Ettore, Treviso.

Risposta: Giovedì 6 ottobre. Sono appena passate le 10,30. Una cinquantina di adulti, uomini e donne, ministri e deputati, ascoltano e ridono alla fine di ogni battuta, come in certi spettacoli della Tv americana anni Cinquanta. Sono il pubblico entusiasta e affezionato di un narratore di barzellette. Le storielle sono vivaci, lunghe, elaborate. Richiedono buffe espressioni facciali, gesti delle mani (lunghezza, larghezza di qualcosa che fa ridere), richiede movimenti in su e in giù delle dita, nell’atto di dirigere o dare il ritmo. L’aggregato umano si sposta, come la coreografia di un balletto, piccoli passi in qua e in là, svelti per non perdere il contatto, evidentemente benefico, con il narratore. Si spostano se si sposta lui. Lui è Berlusconi, il presidente del Consiglio italiano. Il luogo è l’emiciclo della Camera dei Deputati, mentre una seduta del Parlamento è sospesa.

Berlusconi di solito non viene mai in Parlamento. Giustamente lo considera una perdita di tempo perché ottiene approvazione solo con la procedura detta “voto di fiducia” che è un voto di sfiducia, perché non ti fidi di nessuno. E infatti nessuno, neppure i tuoi più fidati, ha la possibilità di discutere. Ma oggi è venuto perché è il giorno della legge bavaglio, quella che proibisce, pena la prigione, di parlare di tutto il fango che sta colando sull’Italia e ne ha già stroncato la reputazione. Oggi il Capo del Governo è venuto per far vedere che non è affatto disperato di essere l’autore del più grande fallimento italiano dopo il 1945. Anzi, è allegro perché sta per arrivare la legge bavaglio, e ha voglia di condividere il suo buon umore, subito dopo che il debito italiano è stato pesantemente declassato, provocando costi altissimi nel pieno di una crisi già molto grave. A un certo punto, in quel cerchio di persone aggrappate al lui, scoppia un applauso, una risata forte e piena, come nel momento più riuscito di una gita aziendale. La gita aziendale di Berlusconi in Parlamento dura poco. Una volta dimostrato che il suo umore è sempre eccellente, una volta confermato che il giorno del bavaglio è giorno suo perché è esclusivamente per lui la legge, una volta stabilito che se non ti occupi della crisi che travolge il Paese, quella crisi se ne andrà da sola, anzi non esiste perché è una invenzione della sinistra e dei giudici, la piccola testa marrone scuro di Berlusconi scompare in fretta.

Restano, un po’ svuotati, i suoi deputati e deputate e ministri, che adesso devono sostenere da soli che “la legge sulle intercettazioni ce la chiedono i cittadini”. A sostegno della memorabile impresa c’è il governo al gran completo, dal ministro degli Esteri che aveva appena mentito sulla Libia assicurando ottimi rapporti con persone che hanno già annunciato il loro ritiro dal governo di quel Paese, al ministro dell’Interno, che si vanta di avere inventato le prigioni galleggianti davanti al porto di Palermo, per rinchiudere profughi fuggiti dalla Libia. E c’è il ministro Romano, in forte odore di mafia e il ministro Romani, che dovrebbe, almeno lui, essere occupato giorno e notte altrove, perché gli è stato affidato l’incarico, subito prima della scena delle barzellette narrate in aula con trionfo di risate dei dipendenti, di procedere a “rimettere in moto l’Italia” e a “dare il via alla crescita.” Invece è una seduta lunga e squallida. L’opposizione (tutta) riesce per il momento a impedire che ci siano i primi voti sul progetto di legge più vergognoso di una vergognosa legislatura.

Ma subito l’allegro presidente del Consiglio, di cui l’intero mondo democratico attende le dimissioni, fa sapere che ci sarà un nuovo partito, e si chiamerà “Forza gnocca”. E un suo ministro ha un’idea anche più adeguata al prestigio della vita e delle opere del governo di cui fa parte. Cito dal Corriere della Sera (6 ottobre): “Ignazio la Russa, ministro della Difesa, lasciando via del Plebiscito mostra ad alcuni giornalisti il bozzetto con il logo del nuovo partito: la bandiera italiana con le parole ‘viva la fica, Berlusconi Presidente’. “Notare che il ministro della Difesa sta giocando – per disegnare il logo del suo partito ‘viva la fica’ – con la stessa bandiera che, ogni due o tre settimane, mette sulla bara dei soldati morti in Afghanistan. Famiglia cristiana, il settimanale cattolico, ha già mandato una lettera: “presidente, se lei non si vergogna, ci vergogniamo noi. E chiediamo scusa, a suo nome, di fronte al mondo”. Ma in aula – testimonia e scrive il deputato Sarubb – un leghista (pensate, si dovrebbe dire “collega”) ha gridato alla deputata Lucia Codurelli (Pd ): “Vai a farti scopare, che è meglio”. Scrive il Corriere che ho citato: “Alessandra Mussolini definisce “splendida” la battuta”.

Era il giorno in cui nessuna decisione è stata presa o annunciata sul nuovo governatore della Banca d’Italia, ma tutti i deputati hanno trovato in casella un testo anonimo in cui si descrive ognuno degli squallidi eventi italiani che coinvolgono e svergognano il premier come una serie di complotti orditi da giudici comunisti che, da un capo all’altro della penisola, tramano la rovina del Paese attraverso gli attacchi contro Berlusconi. Tutto ciò serve da cornice alla giornata e per dire: la legge bavaglio è legittima difesa. Più o meno la logica di Totò Riina quando ha organizzato la eliminazione di Falcone e Borsellino. Sono gesti da disperati, e basterebbe leggere il verbale della seduta della Camera dei Deputati e le dichiarazioni urlate dei deputati di “forza gnocca” e “viva la fica” per constatare la disperazione. Però perché una armata di disperati in cerca precipitosa di qualche forma di salvezza vuole governare? È la risposta che non so dare all’angosciato lettore di cui ho pubblicato la lettera.

Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2011