Il presidente della Repubblica il 17 settembre 2010  con proprio decreto revocò a Callisto Tanzi il titolo e l’onorificenza di cavaliere di Gran Croce della Repubblica.La motivazione fu «per indegnità». L’Italia apprezzò quel gesto perché faceva chiarezza: non poteva onorare la Nazione chi aveva frodato, corrotto e rubato ai cittadini fino al punto di mandare in fallimento un’azienda prospera come la Parmalat.

Oggi abbiamo un presidente del Consiglio dei ministri che è la vergogna mondiale che ha gettato l’Italia alla berlina e tutto il mondo ride e si vergogna per il comportamento personale, per l’arroganza con cui comanda, per la corruzione sotto cui ha sepolto l’intero Paese, macchiando di fango indelebile le istituzioni. Ha umiliato il Parlamento comprando deputati e senatori, ha indotto alla prostituzione minorenni, ha pagato prostitute che ha ricompensato con cariche elettive al Parlamento europeo e al Parlamento italiano. Il mondo intero dice che è un essere indegno. Non credo che il presidente della Repubblica abbia bisogno di un dettagliato elenco delle sue indegnità, oscenità e maleodorante attività.

L’art. 54 della Costituzione italiana sancisce: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».

Nessuna disciplina e nessun onore sfiorano Silvio Berlusconi che invece rappresenta la sentina nella quale è abituato a vivere. Io, a nome di tanti, tantissimi cittadini, chiedo a lei, presidente, di revocare il titolo di «cavaliere» al presidente del Consiglio, con la stessa motivazione con cui lo revocò a  Callisto Tanzi: «per indegnità», aggiungendo la recidività. Nessuno come quest’uomo malato ha disonorato l’Italia e le istituzioni repubblicane. Non è ora di mettere un punto fermo?

Il Papa Benedetto XVI, invece, il 29 giungo 2007 ha nominato «nobiluomo» Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio di Berlusconi Silvio. Questo titolo gli conferisce l’onore di essere parte «della famiglia del papa», presenziando alle manifestazioni pubbliche più importanti. Dello sfacelo in cui il governo Berlusconi ha gettato l’Italia, operando una forma di eutanasia attiva sui pensionati, sui lavoratori, sulle famiglie e sugli immigrati, il «nobiluomo» del papa è complice e artefice di primo piano.

Egli difende e sostiene un uomo immorale che frequenta le minorenni, ruba, delinque, corrompe, ricatta e si fa ricattare, scambia favori sessuali con prostitute nominandole ministre, parlamentari in Italia e in Europa. Gianni Letta conosceva e consoce tutti i retroscena dell’abiezione del suo capo prostituto a tempo pieno e si fa ancora garante di lui presso il papa e la Cei. Berlusconi e il suo governo, dunque anche il «nobiluomo», hanno difeso a spada tratta davanti alla Corte dell’Aja il crocifisso da appendere alle pareti dei luoghi pubblici. Il capo del governo italiano, nelle notti da bordello, usava lo stesso crocifisso per solleticare le tette della consigliera regionale vestita da suora. Il nobiluomo o taceva o era complice.

Cosa devono ancora fare perché lei, Santità, intervenga con la stessa forza con cui sferza chi crede ancora nel concilio Vaticano II? Devono uccidere di nuovo Gesù Cristo? Costoro, nobiluomo compreso, lo uccidono e lo bestemmiano tutti i giorni e il mondo cattolico, tranne Opus Dei e Comunione e Liberazione, complici «in solido», inorridisce perché lei non revoca a Gianni Letta il titolo onorifico di nobiluomo «per indegnità». A meno che i trenta denari di evangelica memoria non abbiamo maturato interessi interessanti per cui tutto si compra e tutto si vende. Ad libitum!