“Porrò il veto a qualsiasi misura di riduzione del deficit che non preveda un aumento delle tasse per i più ricchi”. “Non è possibile che il segretario di Warren Buffett paghi una quota di tasse sul reddito maggiore di Buffett “. “La mia non è lotta di classe. E’ matematica”. Barack Obama non è mai stato più deciso nella sua proposta di un “balanced approach”, di un approccio equlibrato, alla riduzione del deficit statunitense. “Ho già firmato il più ampio piano di tagli alla spesa della storia recente – ha detto Obama -. Qualsiasi nuovo piano, oltre a nuovi aggiustamenti alla spesa sociale, soprattutto a quella sanitaria, deve riequilibrare il peso fiscale. Chi guadagna di più, deve contribuire di più”.

Il discorso del presidente, pronunciato in diretta televisiva dal Rose Garden della Casa Bianca, era particolarmente atteso da politici e mercati. Già ieri la Casa Bianca aveva lasciato trapelare alcuni dettagli della proposta che Obama consegna ora alla Commissione bipartisan del Congresso (che dovrà presentare un proprio piano entro il prossimo 23 dicembre). Il piano del presidente prevede di ridurre il deficit americano di oltre 3 mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. 1500 miliardi di dollari dovrebbero venire da nuove tasse, soprattutto a carico dei più ricchi. La spesa sociale verrebbe ulteriormente tagliata di 580 miliardi (soprattutto a quella sanitaria, ha detto Obama, “senza però lasciare anziani, bambini e disabili nelle mani delle assicurazioni”). Altri 1100 miliardi verranno dalla fine delle operazioni militari in Iraq e dall’inizio del ritiro in Afghanistan.

Se i dettagli del piano erano noti, sono stati particolarmente nuovi, e duri, i toni usati dal presidente contro i repubblicani e a favore della fine dei privilegi fiscali dei più ricchi. “ Se fosse per lo speaker della Camera, John Boehner, tutto il peso della manovra finanziaria ricadrebbe sulla classe media, sui più poveri e deboli”, ha spiegato Obama. Questo, oltre a deprimere ulteriormente il Paese, introdurrebbe un insopportabile elemento di “ingiustizia”. “Non è possibile che un idraulico, o un insegnante, paghi in proporzione più di un milionario”, ha detto il presidente, ricordando che i privilegi fiscali per i più ricchi furono istituiti da George W. Bush nel 2002-2003 e furono allora considerati una “misura temporanea”. “A questo punto tutti devono però contribuire a uscire dalla crisi, e chi guadagna di più deve pagare di più”.

La proposta di Obama incontrerà con quasi assoluta certezza l’opposizione dei repubblicani, che già durante il week-end hanno coperto il presidente di critiche per la sua cosiddetta “Buffet Rule”, il sistema di tassazione che dovrebbe far pagare ai milionari la stessa percentuale di tasse sborsate dai contribuenti della classe media. “E’ una cattiva idea aumentare le tasse nel mezzo di una crisi economica”, ha spiegato il capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell. Alcuni esponenti del GOP, come Paul Ryan, chairman della Commissione sul budget della Camera, hanno addirittura parlato di “guerra di classe”, alimentata da Obama, e di un sistema “fondato sulla paura, sull’invidia e sull’ansia”.

La replica del presidente è arrivata rapidamente, con gli stessi accenti derisori usati dai suoi avversari politici. “La mia non è lotta di classe – ha detto Obama -. E’ semplice matematica”. La durezza della risposta segnala comunque un netto e ormai definitivo cambiamento di rotta politica della Casa Bianca. Per mesi Obama ha cercato un accordo con i repubblicani, che rilanciasse la sua immagine di politico moderato e capace di trovare compromessi ragionevoli. Il punto decisivo di questa strategia è stato, lo scorso luglio, l’accordo per evitare il default. Allora il presidente disse che quel piano (che prevedeva 2500 miliardi in tagli alla spesa e 2100 miliardi di rialzo del debito) non era l’accordo migliore, ma era comunque “un buon accordo per evitare il crollo del sistema America”. La strategia si è rivelata sbagliata. Obama non ha smesso di scendere negli indici di popolarità, dando l’impressione di un politico debole, oscillante, senza una vera politica. L’attivismo delle ultime settimane, culminato col discorso di oggi, vuole dunque ridare credibilità alla sua azione, in vista delle presidenziali 2012. L’enfasi sulla giustizia sociale, così forte nelle ultime settimane (“Non ci sarà nessun accordo unilaterale che colpisca i più vulnerabili”, ha detto Obama) mira tra l’altro a recuperare la base democratica, e le minoranze ispanica e afro-americana, sempre più deluse dalla politica del presidente.