Le parole sono importanti. Perché, come tuonava Nanni Moretti, “chi parla male pensa male”. Vero. Fatto sta che ogni anno la lingua imbizzarrita trova una sua giustificazione attraverso l’ascesa al rango di “voce” in un qualsiasi dizionario.

Quante volte il ragionamento è il seguente: visto che la parola è presente nel dizionario la si può utilizzare. Insomma, il dizionario è il risciacquo nell’Arno che tutto pulisce e rende linguisticamente potabile. Ma qualche dubbio sulle scelte dei compilatori di lessici non ce le abbiamo soltanto noi qui in Italia. L’ultima polemica, riportata nel suo blog dallo scrittore francese Pierre Assouline (passouline.blog.lemonde.fr), viene dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna – quest’ultima detentrice dell’inglese di Cambridge e Oxford.

Il blasonato Oxford English Dictionary, istituzione rispettatissima e di antica tradizione, ha appena mandato nelle librerie la sua ultima edizione. Ebbene, le parole che hanno fatto vacillare la lingua di Shakespeare, nonché far indispettire molti, sarebbero due. La prima è conosciuta anche da noi, usata e abusata in messaggini sms e mail: LoL. Ovvero l’acronimo di “Laughing out Loud”, usato per intendere “rido di gusto” o più semplicemente “Ah! Ah!”.

La seconda invece è La-La Land – un modo di dire americano con una chiara assonanza alla città di Los Angeles, chiamata dagli americani L.A. (el ei) – che viene utilizzata per designare una condizione sballata, un po’ fuori dalla realtà. Come dire, sei un po’ squilibrato e vivi in un mondo tutto tuo. Il tutto applicato alle città.

Certo, forse si tratta soltanto di cose di poco conto che riguarda qualche purista e strenuo difensore della tradizione linguistica. Ma come reagiremmo se ci trovassimo di fronte un interlocutore che ci dice, persino con una certa soddisfazione, qualcosa del tipo: «oggi mi sento in La-La Land e questo mi fa LoL»? Roba da rivolgersi subito all’Accademia della Crusca. Ah, no: quella la vogliono chiudere!