“Le cento piazze di oggi in Italia sono le piazze di chi non è disposto a rinunciare a volere un paese migliore. Noi non ci rinunciamo. Noi un paese così non ce lo meritiamo e non lo vogliamo”. E’ agguerrita Susanna Camusso, mentre parla dal palco allestito all’arco di Costantino, non lontano dal Colosseo, al termine del corteo romano. La segretaria generale della Cgil definisce “vergognoso e ingiusto” l’articolo 8 della manovra, che di fatto consente alla contrattazione aziendale di derogare alle regole in materia di licenziamento disciplinate dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E, rivolgendosi a governo e Confindustria, avverte: “Se il parlamento non lo stralcia useremo tutte le strade e le iniziative possibili”. Al segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che aveva accusato la Cgil di “spaccare il mondo del lavoro” e “dare un ulteriore segnale negativo alle borse”, la Camusso replica: “Rispondo con lo slogan di un’importante manifestazione di febbraio: se non ora quando? Il cambiamento è urgente”. E sulla natura dello sciopero ammette: ” Sì,  e’ uno sciopero politico, perché la politica ha uno scopo alto e noi siamo contro i privilegi, non si può più fare cassa sui lavoratori e sulle pensioni”.

Molti i volti noti della politica che hanno preso parte alla manifestazione nella capitale: c’era l’ex segretario generale del sindacato Guglielmo Epifani, il leader di Sel Nichi Vendola e quello dell’Idv Antonio Di Pietro, secondo cui “in piazza non c’è solo la Cgil ma tutti i cittadini che vogliono far sentire la propria voce. E c’era il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, che negli ultimi giorni ha invitato con insistenza il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad “andare a casa” e che, parlando dell’esame della manovra al Senato a partire dalle 16.30, ha detto che il suo partito è disposto a ridurre gli emendamenti mantenendo solo quelli “essenziali”.

Intanto, sul piano politico, la risposta alla richiesta di Camusso e dell’opposizione arriva per bocca del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che dice: “Non se ne parla proprio”. La norma, secondo il titolare del welfare, aderisce “a una delle più esplicite richieste della Bce” ed è il frutto “del consenso convergente di maggioranza, terzo polo e degli altri attori sociali”.

Ma se il cuore della manifestazione è stata Roma, tante sono le piazze italiane che si sono mobilitate contro la manovra finanziaria. A Milano due cortei: il primo, partito da Porta Venezia, ha visto tra la folla anche gli assessori della giunta Pisapia allo sviluppo economico e alle politiche sociali Cristina Tajani e Pierfrancesco Maiorino. Il secondo, organizzato da Cobas, Usb e dagli antagonisti del centro sociale “Cantiere”. Tra di loro qualcuno ha anche lanciato fumogeni e uova contro la sede di Unicredit in piazza Cordusio, la filiale della Banca Popolare di Novara e della Mps in via Santa Margherita.

Rimostranze contro istituti di credito anche a Torino, dove alcuni manifestanti dell’Usb hanno imbrattato con vernice rossa la facciata della sede della Banca d’Italia.

Gli scontri più accesi, però, sono stati quelli di Napoli, dove otto agenti di polizia sono rimasti feriti da schegge e frammenti dei petardi lanciati, anche qui, da partecipanti al corteo organizzato dall’Unione sindacale di base. Ma oltre al governo sono le banche e le istituzioni il bersaglio principale di chi anima la protesta: anche nel capoluogo partenopeo, infatti, sono state lanciate uova contro la sede di Bankitalia.

Intanto scoppia la polemica anche sulla partecipazione allo sciopero:  secondo la Cgil, su tutto il territorio nazionale avrebbe partecipato il 58% dei lavoratori. Anche su questo punto il ministro del Lavoro è critico: “Lo sciopero della Cgil va rispettato ma anche valutato per la sua oggettiva rappresentatività”, ha detto Sacconi, sottolineando che “le adesioni rimangono quelle tradizionalmente basse degli scioperi promossi dalla sola Cgil, tanto nel pubblico quanto nel privato”. Parole che hanno suscitato l’ira non solo della stessa Camusso, che ha invitato il titolare del walfare a “farsi un giro a Roma per vedere con i suoi occhi”, ma anche di diversi esponenti dell’opposizione. Il commento più duro arriva da

l portavoce Idv Leoluca Orlando, che definisce “gravi e irresponsabili” le parole del ministro. “Sacconi”, ha continuato Orlando, “sembra avere in odio i diritti dei lavoratori. Cosi facendo rischia di fomentare la rivolta sociale perchè la gente è stanca di essere vessata e di vedere furbi e delinquenti rimanere intoccabili”.

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