Indagato per anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Indicato come l’erede delle imprese economiche di Alberto Beneduce, il boss dei Casalesi ucciso a Baia Domitia nel 1990. E nominato presidente della commissione “Olimpiadi 2020 e grandi eventi” del Consiglio regionale del Lazio. E del resto Romolo Del Balzo, 55 anni, medico originario di Minturno, può essere a ben ragione considerato la chiave di volta per capire come funziona il sistema politico nel sud pontino, territorio della provincia di Latina, che con i voti bulgari andati al Pdl ha consentito la vittoria di Renata Polverini lo scorso anno. Il dato inquieta e non poco visto che proprio oggi  il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha ufficializzato la presenza di Roma tra i nomi delle sei città candidate a ospitare le Olimpiadi del 2020.

A Roma, in fondo, Romolo Del Balzo è ancora poco conosciuto e di certo la sua commissione per le Olimpiadi 2020 e i grandi eventi non ha per ora un gran da fare. Dallo scorso febbraio – quando fu istituita – si è svolta una sola seduta, servita più che altro per annunciare l’inizio dei lavori. Poi più nulla, salvo il titolo di presidente che il consigliere Del Balzo può vantare.

Il nome di questo medico con la vocazione antica per la politica è però ben conosciuto tra gli investigatori che si sono a lungo occupati della penetrazione della criminalità organizzata nel sud del Lazio. Romolo Del Balzo appare più di una volta nelle indagini svolte dalla Dda di Roma sul sistema Fondi, la città che il prefetto Bruno Frattasi aveva chiesto per ben due volte di sciogliere per mafia, scontrandosi con il muro impenetrabile costruito dal Pdl di Latina. Secondo i carabinieri – che lo hanno a lungo intercettato – era lui il referente politico regionale dell’ex assessore ai lavori pubblici di Fondi Riccardo Izzi, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa nell’inchiesta sul Mof, il principale mercato ortofrutticolo del centro Italia.

Dalle prime inchieste sulle mafie in questa zona ai confini con Caserta – l’indagine conosciuta come Damasco – il fascicolo intestato a Romolo Del Balzo è stato separato dal filone principale dal Gip di Roma, che ha escluso l’originario capo d’imputazione di associazione mafiosa per il consigliere regionale.

Ma nelle centinaia di pagine che i carabinieri del gruppo di Latina gli hanno dedicato il suo profilo di politico pontino attento ai contatti giusti è disegnato con precisione. Dopo la morte di Alberto Beneduce diventa il compagno della vedova del boss, Paola Stroffolino, uccisa a sua volta insieme ad un altro esponente del clan di Casal di Principe Luigi Griffo. Con altri due imprenditori e politici di Minturno, Romolo Del Balzo aveva rilevato le attività economiche di Beneduce, subito dopo la sua morte.

I suoi rapporti s’incrociano strettamente con quella rete che governa l’economia della ricca città di Fondi. E’ stato in rapporti stretti con uno dei principali imputati del processo Damasco – in corso in questi giorni a Latina – Aldo Trani, considerato l’alleato più stretto di Carmelo e Venanzio Tripodo, i due figli del capobastone di Reggio Calabria Domenico Tripodo, ucciso dai cutoliani nel 1976. Secondo i carabinieri di Latina, Del Balzo manteneva stretti legami con quella famiglia arrivata a Fondi dalla Calabria alla fine degli anni ’70. “Era in contatto, fin dal 1999, con Carmelo Tripodo – si legge su un’informativa del 2007 -, che si occupava anche di recupero crediti per conto di Del Balzo stesso, all’epoca consigliere provinciale di Latina».

Dal 2009 l’attenzione dei magistrati nei suoi confronti si è poi concentrata sul suo ruolo di Presidente del consiglio comunale di Minturno nella gestione degli appalti per la raccolta dei rifiuti affidati alla società Cic. Quell’inchiesta l’ha portato ad alcuni mesi di carcerazione preventiva, quando occupava ancora il posto di presidente della commissione regionale Lavori pubblici. Un ruolo di peso che ha esercitato per quasi un anno.

di Riccardo Gardel