Il 5 luglio 2011, Gianpaolo Tarantini chiama Valter Lavitola per discutere la strategia da tenere al processo di Bari, dove l’imprenditore pugliese è accusato di induzione alla prostituzione. Silvio Berlusconi non è indagato, ma le ragazze reclutate da Tarantini erano destinate a lui e quindi le conseguenze politico-mediatiche per il presidente del consiglio potrebbero essere pesanti. I due, secondo il gip di Napoli che ha ordinato il loro arresto, discutono su come “salvare” il premier, pensando ovviamente di ricavarne un guadagno. Parlano della possibilità che Tarantini chieda il patteggiamento, cosa che eventualmente sarebbe da concordare con “lui”, e si mostrano preoccupati per l’uscita di intercettazioni, dove però secondo Lavitola ci sono solo “stronzate”.

E del resto l’intero progetto è ben descritto nel capo d’imputazione che pubblichiamo integralmente qui di seguito: “Lavitola Valter, Sansivieri Fabio, Lavitola Antonio, Tarantini Gianpaolo, Devenuto Angela Delitto p. e p. dagli artt. 110, 629 CP, 61 n.7 perché, in concorso tra loro, Lavitola Valter tenendo i riservati contatti con la persona offesa e smistando le somme dalla stessa ricevuta con successiva consegna in parte a Sansivieri Fabio e Lavitola Antonio che le reimpiegavano nelle comuni attività economiche ed imprenditoriali, in parte poi alla De Venuto Angela e a Tarantini Giampaolo, quest’ultimo anche manifestando o, comunque, ventilando i suoi intendimenti ai propri legali e a quelli della persona offesa, dopo che lo stesso Tarantini, nel procedimento tuttora pendente presso la Procura di Bari ed in via di prossima definizione, era stato indagato per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di una molteplicità di giovani donne tra le quali D’Addario Patrizia ed altre, le cui rispettive prestazioni sessuali erano state procurate a Silvio Berlusconi, accollandone però in via esclusiva i relativi costi economici allo stesso Tarantini, con minaccia implicita e larvata consistita in ultimo nel prospettare a Berlusconi Silvio i rischi connessi ad un possibile cambio della strategia processuale fino a quel momento seguita dallo stesso Tarantini – che, nelle sue dichiarazioni rese all’AG di Bari, aveva sempre escluso ogni consapevolezza del Berlusconi in ordine alla natura mercenaria dei rapporti sessuali dallo stesso intrattenuti con le predette donne e comunque ogni partecipazione economica del Berlusconi ai relativi costi – rischi connessi al clamore mediatico della vicenda e resi più avvertiti in considerazione del previsto deposito di una serie di conversazioni intercettate in quel procedimento, dai contenuti scabrosi e quindi ritenuti gravemente pregiudizievoli per l’immagine pubblica dello stesso Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, si procuravano l’ingiusto profitto delle somma finora accertata di euro 500 mila nonchè di altre prestazioni di rilievo economico in corso di accertamento con conseguente grave danno per il predetto Berlusconi”.

Ecco il brogliaccio delle telefonata tra Tarantini e Lavitola riportato nell’ordinanza del gip. Una buona parte della conversazione riguarda la consapevolezza o meno del presidente del consiglio di aver fatto sesso con delle “puttane”.

“(…) Gianpaolo lo interrompe dicendo: “NO, LUI DICE CHE SI EVINCE CHIARAMENTE CHE C’E’ IL REATO DI FAVOREGGIAMENTO” Valter dice: “da parte tua”, Gianpaolo conferma e prosegue dicendo: “PERO’ POI IO GLI CONFERMO CHE QUELLO…PERCHE’ FAVOREGGIAMENTO VUOL DIRE CHE TU FAVORISCI UNA PROFESSIONE CHE E’ LA PROSTITUZIONE, QUINDI IO GLI CONFERMO CHE QUELLE PUTTANE CHE ANDAVANO LI, PURE AD ARCORE, ERANO…” Valter ribatte: “MA LUI NON LO SAPEVA! HAI CAPITO? DALLE INTERCETTAZIONI EMERGE IL REGALO, NON IL REGALO…NON EMERGE MAI CHE TU GLI DICI: ‘DAMMI 2.000 EURO CHE GLIELI DO A QUELLA SENNO’ NON SCOPA'”.

Ma Gianpaolo ribatte: “SI, IN ALCUNE SI. MI CHIAMANO LORO. DICO: IO NON VADO SE NON TU NON MI DAI SOLDI” Valter dice: “ma loro a te ti chiamano, no tu a lui” Gianpaolo conferma dicendo: “no, a me, a me” quindi Valter dice: “E ALLORA, LUI CHE NE SA” Gianpaolo riprende dicendo: “SUL FATTO CHE LUI NON LO SAPEVA, SI. PERO’ SICCOME ALCUNE SONO COINVOLTE A MILANO, CONFERMANO IL FATTO CHE ERANO PUTTANE” e Valter riprende affermando: “MA L’HO CAPITO GIANPAOLO! MA CHE ERANO PUTTANE, ORAMAI…ANZITUTTO NON E’ REATO E SECONDA COSA L’HANNO CAPITO TUTTO IL MONDO CHE SONO PUTTANE , NON CI STA UNA PERSONA AL MONDO CHE NON PENSA CHE SIANO PUTTANE”.

Gianpaolo dice che in questo caso c’è un processo in corso e prosegue dicendo: “quelli prendono l’atto mio, i verbali miei di Bari e li chiedono a Milano”. Valter dice che non succede nulla se andrà a Milano. Gianpaolo dice di temere la stampa. Valter ribatte che non la deve temere e aggiunge: “sulla stampa cosa può uscire scritto Gianpà, che TU FAVORIVI LA PROSTITUZIONE; e abbiamo fatto la scoperta dell’America…e abbiamo due ipotesi a proposito: o andare a patteggiare e riconoscerlo, o andare a fare il processo e cercare di non riconoscerlo, QUINDI IL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CI STA. QUELLO CHE DOVREBBE…DI PERICOLOSO POTREBBE USCIRE, E’ CHE SE TU GLI DICI A LUI: ‘SENTI MI DEVI DARE 10.000 EURO PERCHE’ DOBBIAMO PAGARE QUELLE PUTTANE “.

Gianpaolo ribatte: “NO, NO, NO; NON ESISTE”. Valter dice: “se poi uscisse questo, ti dimostra solo che lui ha mentito che quelle lì erano puttane e lui lo sapeva, però io ti domando…anzitutto questo non è reato; seconda cosa: quando mai qualcuno ha pensato che quelle non erano puttane, fammi capire, pure dal punto di vista dell’opinione pubblica” Gianpaolo concorda e aggiunge: “CI SONO DELLE TELEFONATE TRA ME E LE RAGAZZE, IN CUI LORO MI DICONO CHE LUI, IL GIORNO PRIMA, GLI HA DATO I SOLDI” Valter non capisce, quindi Gianpaolo ripete: “CI SONO DELLE TELEFONATE TRA ME E LE RAGAZZE, NELLE QUALI DICONO CHE HANNO RICEVUTO I SOLDI DA LUI”. Valter ribatte: “MA SONO REGALI, LUI LO HA AMMESSO NELLE COSE CHE HA DATTO I 1.000 DOLLARI, I 3.000 EURO ETC. ETC. LUI LO HA AMMESSO. Lascia stare, non facciamo cose sbagliate””.

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