I tagli previsti dalla manovra correttiva sono solo l’ultima batosta per gli enti locali. E anche se sono inferiori a quelli annunciati, per i comuni grandi e piccoli, i problemi restano enormi a causa delle ultime finanziarie e – dicono sindaci di destra e di sinistra – a causa del patto di stabilità del 2007 che impedisce alle amministrazioni virtuose di fare investimenti con i loro soldi. Alla fine, infatti, anche il presidente Anci Osvaldo Napoli (Pdl) esprime un giudizio “più negativo che positivo”.

Sono questi i punti principali emersi nella manifestazione di oggi a Milano, promossa dall’Anci. Un migliaio gli amministratori con la fascia tricolore. Diversi hanno indossato i cappelli gialli con la scritta “Giù le mani dai Comuni”. Tutti uniti contro la politica economica del governo anche se diversi appartengono all’area di centro-destra.

Matteo Bianchi è il sindaco leghista di Morazzone, un comune di 4400 abitanti in provincia di Varese: “I miei cittadini pagano collettivamente 24 milioni di euro in tasse ma lo Stato centrale trasferisce 900mila euro e ha il coraggio di chiedere ancora sacrifici sempre agli stessi soggetti. Le condizioni di vita dei cittadini non possono che peggiorare. Non aumenteremo le tasse o l’addizionale Irpef ma i servizi, per necessità, dovremo farli pagare di più. A luglio – prosegue – ho chiamato il ministero guidato da Giulio Tremonti per chiedere quanti tagli ci saranno nel 2012. Avevo bisogno di saperlo per pianificare progetti che sono a cavallo tra quest’anno e l’anno prossimo, come le attività scolastiche. Mi è stato risposto di richiamare a ottobre”.

Essendo un esponente del Carroccio gli chiediamo come pensa dell’azione al governo del suo partito: “Mi limito a dire che sono imbarazzato, spero che prevalga la linea di Maroni perché altrimenti il federalismo tramonta. Se la Lega non inverte questa tendenza ha fallito”.

A riprova che in questo caso, come ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, “non contano gli schieramenti, c’è unità nell’interesse dei cittadini”, concetti simili li esprime anche Roberto Nava, di una lista civica di centro-sinistra. E’ il sindaco di Vanzago, 9 mila abitanti, comune in provincia di Milano: “La manovra correttiva mi costringere ad aumentare le tasse o a tagliare servizi. Finora, per esempio, il trasporto per i disabili è gratuito ma non so se potrà continuare ad esserlo. Il federalismo così viene cancellato”.

Accanto a Nava c’è Sergio Maestroni, di Sel, sindaco di Pregnana milanese, un comune di 6900 abitanti che gravita intorno all’area Expo 2015: “Quest’anno abbiamo subito 350mila euro di tagli e quindi siamo stati costretti a fare scelte drastiche. Abbiamo rinunciato ad opere pubbliche e di manutenzione per salvaguardare i servizi sociali e i fondi per lavoratori disoccupati o cassaintegrati. La manovra correttiva rappresenta un empasse per i comuni ma già il patto di stabilità ci penalizza fortemente poiché prevede che si possa spendere solo quello che un’amministrazione incassa nell’anno corrente. Il risultato è che a Roma sono bloccati, per quanto riguarda il mio comune, ben 7 milioni di euro”.

Snocciola numeri più che indicativi Fiorenzo Abruzzo, primo cittadino di Vezzano ligure, comune di 7500 abitanti in provincia di La Spezia( giunta di centro-sinistra)

“A gennaio 2011 abbiamo subìto 162mila euro di tagli dal governo che vanno ad aggiungersi ad altri tagli della Regione. Per il 2012 sono previsti tagli per 500mila euro. Questo vuol dire che costeranno di più per i cittadini gli asilli nido, i trasporti scolastici e le mense. Il governo deve tassare i grandi patrimoni e non svuotare le amministrazioni”.

Contro la manovra anche Ettore Fusco, sindaco di Opera, comune alle porte di Milano con 14mila abitanti. Esponente del Carroccio, guida una giunta Lega-Pdl: “Saremo costretti a far pagare ai cittadini ancora di più i servizi sociali come i centri diurni, i trasporti per gli anziani, gli asili nido”.

Rimarca le conseguenze dei tagli già attuati dal governo, Michele Carpinetti, sindaco del Pd a Mira, un comune di 40mila abitanti vicino a Venezia: “Dal 2008 al 2010 abbiamo avuto tagli per il 27%. Abbiamo già dovuto ridurre l’assistenza domiciliare, i budget per gli asili nido, per la mensa scolastica, per la cultura. Con questa manovra dovremo prendere altre decisioni dolorose perché calcoliamo un altro 14% in meno per la spesa corrente. Per non parlare del patto di stabilità che ci impedisce di utilizzare i nostri soldi per gli investimenti”.

Si dichiara “incazzatto” Stefano Mazzetti, sindaco del Pd a Sasso Marconi, 15mila abitanti, comune in provincia di Bologna: “Già con la manovra 2010 su un bilancio di 14 milioni abbiamo avuto tagli per 900 mila euro. Abbiamo dovuto aumentare le tariffe dei nidi, dei bus scolastici, ad esempio. Adesso sarà ancora peggio. Siamo a rischio chiusura di alcuni servizi”.

di Antonella Mascali, video di Alessandro Madron