Ogni tanto, pensando di far cosa gradita, ci corre l’obbligo di mettere in guardia il Cainano da quanti lo circondano. Che, con l’aria di volergli bene, stanno a poco a poco trascinandolo in un bunker che quello di Gheddafi al confronto è Disneyland. Il più perfido è Littorio Feltri, che si sta esercitando in un giochino davvero crudele: far credere ai lettori del Giornale che Silvio non è più lui perché ostaggio delle forze del Male che lo costringono a sbagliare tutto. Un po’ come Aldo Moro, che si descrisse nelle sue lettere dalla prigionia “sotto il dominio pieno e incontrollato dei terroristi”. Solo che qui, per fortuna, non ci sono di mezzo le Br che sparano mitragliate, ma ministri e alleati che sparano c… Lo condizionano, lo intortano, lo subornano, lo ingannano e lui, poveretto, subisce e obbedisce. Come un bambino tonto o un vecchietto rinco.

L’altroieri titolone del Giornale: Quello che Silvio non può dire. Sommario: “È costretto a sopportare politici e politicanti, deve difendere la manovra di Tremonti e convincere Bossi sulle pensioni”. Ieri, titolone-bis sulla Libia: “Chi obbligò Berlusconi ad attaccare Gheddafi”. Sommario: “Le manie di grandezza di Sarkozy, che voleva mettere le mani sul petrolio, l’interventismo di Napolitano che ha contagiato la sinistra. Così l’Italia è entrata in guerra”. Poi c’è la manovra finanziaria, che com’è noto gli è stata imposta da Sarkomerkel, Banca europea e Bankitalia. E il lodo Alfano? Fu il temibile Alfano a imporglielo a viva forza: fosse stato per lui avrebbe lasciato perdere e si sarebbe lasciato processare come un agnellino. E la ex Cirielli che mandò in prescrizione un bel po’ di suoi reati? Dev’essere stata la Spectre a infilarla tra il lusco e il brusco in una legge-quadro sulle zampe dei pinguini. E la controriforma del falso in bilancio, che gli cancellò cinque processi? Fu senz’altro opera dei venusiani: poi dicono che gli extraterrestri non esistono. Idem per la leggina che ha consentito a Mondadori di chiudere con 8,6 milioni un contenzioso da 176 con l’Agenzia delle Entrate: l’ennesimo scherzetto dei poteri forti.

Il guaio è che, tolte le leggi e le scelte suddette, regolarmente imposte dai soliti cattivoni che gli vogliono male, non resta null’altro. Già, in 17 anni B. ha fatto pochissimo. Ora apprendiamo pure che quel pochissimo non è merito suo. A questo punto qualche elettore normodotato, ove esista, potrebbe domandarsi: ma allora che l’abbiamo votato a fare? Se il capo del governo “non può dire” né fare nulla e persino un cadavere ambulante come la sinistra riesce a costringerlo ad attaccare la Libia e a metter tasse su tasse, a che ci serve B.? Oppure, variazione sul tema: se l’uomo più ricco d’Italia, con tutte quelle tv e quei giornali e quelle aziende e quel potere in Parlamento e fuori non riesce a muovere un passo, non sarà mica rinc…?

Infatti quella iena di Feltri aggiunge che, dal ’94 a oggi, “la politica gli ha procurato un sacco di guai. Specialmente giudiziari”. E domanda, con mirabile coerenza: chi glielo fa fare di “tentare di governare un Paese ingovernabile”? Perché “non si gode l’impero costruito con tanta fatica, anziché vivere a Roma, frequentare omuncoli e ominicchi, misurarsi con la feccia dei partiti… parlare con Cicchitto… dibattere delle pensioni con Bossi che non ha mai lavorato” in vita sua? “Chiunque nei panni del Cavaliere si sarebbe dimesso un migliaio di volte” o avrebbe “messo mano alla fondina della pistola”. Invece “lui prosegue imperterrito”, mentre “sarebbe più sereno se rinunciasse a governare l’Italia”. Ecco, Cavaliere: è proprio sicuro che Feltri, dipingendola come un vecchio rincoglionito che si fa dare la linea dal primo che passa, stia ancora dalla sua parte? Non è che, sotto sotto, quando La invita alle dimissioni, vuole vederLa in galera? Lei ci dirà: ma anche voi volete vedermi in galera. Certo. Ma noi almeno lo facciamo gratis.

Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2011