Stavo realizzando una ricerca sul web sugli stipendi dei parlamentari e sono stato stupito piacevolmente leggendo che alcuni parlamentari del Pd hanno lanciato la proposta di devolvere il 25% del loro stipendio in azioni di solidarietà sociale. Se tutti i parlamentari aderissero alla proposta si raccoglierebbero quasi 6 milioni di euro al mese. Non sarebbe una cifra spaventosa ma si tratterebbe di un grande segnale di solidarietà per tutti quelli che stentano ad arrivare a fine mese. E a volte i gesti contano, anche psicologicamente.

La sinistra dice da tempo che vuole tagliare i costi della politica. Non c’è bisogno di vincere le elezioni per incominciare a farlo. E’ una roba che la decidi e la fai, almeno per te. Si rinuncia a una parte dello stipendio, ai doppi incarichi, si dimezza il numero dei consiglieri di amministrazione di tutti gli enti e le società partecipate da comuni, province e regioni governate dalla sinistra.

E poi si fa vedere quante belle cose si possono fare con i soldi racimolati.

Dicono i promotori della proposta: “Il momento è grave, usciamo dalla retorica e versiamo tutti il 25% della nostra indennità base a un fondo di solidarietà…”

Una cosa buona. Una volta era obbligatorio per tutti gli eletti del buon vecchio Partito Comunista versare addirittura il 50% dello stipendio al partito. Quindi si può fare… (Poi, non so quando, la regola è saltata…)

Stavo ragionando su questa questione quando l’occhio mi scivola sulla data dell’articolo: 8 marzo 2009.
Cavolo!
Ma poi l’han fatto?
No, non l’han fatto.
Perché?
Non so.

E visto che ci siamo vorrei aggiungere un’altra noterella.
Nei giorni scorsi si è molto parlato dei prezzi vergognosi del cibo che i nostri parlamentari consumano nel ristorante del Senato (pagato da noi). Roba tipo la sogliola alla mugnaia a 3 euro. Qualche cretino si è difeso dichiarando che la cucina del Senato non è un granché… Roba da mensa aziendale scadente. Se io ero un cuoco del Senato scendevo in sciopero!
Ma, tanto per farti incazzare un po’ di più, vorrei darti un’informazione che non ho letto in giro.
Pare, si mormora, si vocifera, che il sistema di conteggio del prezzo da pagare al ristorante del Senato sia curioso. I camerieri non fanno il conto come nelle comuni locande. No. E’ il parlamentare che dice alla cassa cos’ha mangiato. Cosa vuoi mettere in dubbio la parola di un rappresentante del popolo eletto nella maggiore assise nazionale?
Ma scherziamo?
Se vi capita di chiacchierare con un cameriere di quella misera mensa aziendale chiedetegli che cosa i parlamentari dichiarano di aver mangiato…
Se qualche pignolo andasse a fare un confronto tra i piatti cucinati e quelli poi pagati avrebbe forse delle sorprese…
Il che permette a uno che si è mangiato un antipasto, un primo, un secondo, contorno, frutta, vino e acqua, caffè e ammazzacaffé di non pagare la bella cifra di 8 euro, dichiarare una minestrina e cavarsela con 80 centesimi.
Dimmi cos’hai mangiato e ti dirò chi sei.

PS
Un minuto di rispettoso silenzio per il dolore degli elettori del centrodestra che avevano creduto che Berlusconi non gli avrebbe messo le mani in tasca. Ce n’è qualcuno un po’ incazzato. E il quotidiano Libero cavalca la rivolta contro la Casta. E’ una cosa che mi mette di buonumore. Ogni tanto vado su YouTube e mi riascoldo Silvio che dice che la crisi non c’è e abbasserà le tasse. Lo ascolto e mi vien da ridere.

PPS
Osservo perplesso che nella contro-manovra proposta dal Pd manca completamente il taglio degli sprechi e l’efficienza amministrativa e energetica dell’ammininistrazione pubblica. Come è possibile ciò? Vedi: Ecco il default Italia