Ciò che sta accadendo per le selezioni dei docenti della Scuola europea di Parma è tutto tranne che trasparente. Oggi 28 persone si sono ritrovate a dover affrontare un esame orale con le forze dell’ordine davanti alla porta, chiamate a garantire l’entrata libera a un concorso pubblico che inizialmente era stata negata. I colleghi ‘scartati’ dalle selezioni, nonostante insegnassero nella scuola da anni ma purtroppo senza essere di ruolo, hanno infatti chiesto di assistere ai colloqui dei colleghi francofoni. Peccato però che inizialmente non si volessero far entrare. A mettere in chiaro le cose ci hanno pensato carabinieri e Digos, allertati dagli stessi docenti ‘indignati’: il concorso è pubblico e tutti lo possono seguire, nella più completa trasparenza.

Anche noi ci siamo recati nella scuola di via Saffi per verificare se si potesse entrare o meno. Davanti alla porta chiusa a chiave e blindata, abbiamo suonato e ci ha risposto un ragazzo che ci ha negato il permesso di entrare. Vedendoci insistenti ha chiesto il parere della commissione, che con poca convinzione ci ha fatto entrare chiedendoci di non filmare e fotografare. Insomma, questi colloqui sono sembrati tutto tranne che qualcosa di pubblico.

Ma nemmeno il procedimento seguito dalla commissione ispira fiducia: i professori di lingua italiana sono selezionati a Roma, per cui è richiesto un determinato titolo di studio e l’essere già di ruolo, mentre i docenti di madrelingua straniera sono selezionati a Parma attraverso un colloquio di circa 15 minuti in cui si chiedono un po’ di nozioni sulla scuola europea e qualche notizia personale.

“Cosa ci sia di oggettivo in queste selezioni non lo sappiamo – spiega una delle 28 docenti francofoni in fila per sapere se potrà continuare a lavorare nella scuola di via Saffi -. Il mio esempio è significativo: sono una delle ripescate da pochi giorni, grazie al ricorso vinto al Tar (il 14 settembre verrà emessa la sentenza definitiva, n.d.r.), perché per la commissione esaminatrice il mio diploma superiore, regolarissimo, non era un titolo valido. Ho insegnato in questa scuola anche l’anno scorso, so fare il mio lavoro e sono legatissima agli studenti, che quest’anno accompagnerei al ‘Bac’ ovvero al diploma finale. Ma sinceramente vedere il mio futuro in gioco, deciso da un colloquio di qualche minuto su argomenti vari e per cui non ci è stato dato niente da studiare o su cui prepararci, mi demoralizza tantissimo”.

Senza contare che è già il 18 agosto: chi non passerà i colloqui perderà l’anno di insegnamento. “Andremo all’ufficio di collocamento, nonostante io sia qui ad insegnare da molti anni”, commenta amareggiata un’altra docente. Nessuno di loro vuole dire il proprio nome: hanno paura di ritorsioni, visto che tutto si basa su un colloquio molto astratto. Con loro c’è anche un’altra francese: anche lei ha insegnato nella scuola l’anno scorso, e nonostante i suoi titoli siano stati selezionati ha partecipato al ricorso al Tar per solidarietà verso i colleghi. “Questa situazione è uno schifo – commenta – In Francia, i concorsi pubblici vengono realizzati sempre attraverso uno scritto in cui si copre anche il nome del candidato: le valutazioni sono oggettive, basate su un punteggio. Qui mi sembra tutto così personale e poco chiaro. E soprattutto senza rispetto verso chi questa scuola l’ha fatta nascere e crescere e ora si ritrova a piedi”.

Il concorso per la Scuola europea è qualcosa di veramente grande. La vita di chi viene assunto cambia totalmente, grazie a un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di 5-6 mila euro al mese. E’ comprensibile che i candidati siano così tanti e che la rabbia dei precari italiani e stranieri, che per anni hanno dedicato tempo e impegno alla scuola che ora non gli lascia nemmeno un’opportunità di crescita, sia così forte.

“Siamo tutti preoccupati, già stasera metà di noi sarà fuori e sarà ancora precario – commentano i docenti -. Ma almeno noi un’opportunità, per quanto oscura, è stata data. Pensare che ad alcuni, titolati e bravissimi, non è stata neppure concessa”. Il bando di concorso e la selezione infatti è stata molto fumosa, al punto di far vincere il primo ricorso al Tar ai docenti esclusi (anche se non tutti): discriminazioni su titoli di studio, autocertificazioni, disparità di trattamento tra italiani e stranieri. “Devo dire che tutte le scuole europee sono così – spiega un altro candidato, appena arrivato dalla Francia – Anche lì c’è un vuoto normativo su questi istituti che lascia spazio a libere interpretazioni che creano fraintendimenti. Dovrebbero essere più regolamentati dall’Unione Europea, non dai vari ministeri nazionali che spesso poi non conoscono la realtà di scuole del genere”.

Ma questa volta potrebbe esserci il caos, nel caso in cui il Tar, il 14 settembre prossimo, dichiarasse invalida la selezione del personale e l’intero anno scolastico sarebbe messo a rischio. Una situazione che non piace nemmeno ai genitori degli alunni, che si trovavano bene con i vecchi insegnanti. Il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, Armando Acri, non si lascia sfuggire dichiarazioni: “Non voglio parlare ora, parlerò quando i colloqui finiranno, per non spaventare o influenzare nessuno”. Colloqui che in questi giorni continueranno per i docenti anglofoni, poi per quelli di lingua spagnola, portoghese, tedesca e olandese.