Francesco Azzarà, l'operatore italiano di Emergency rapito in Sudan

Nella vicenda del sequestro di Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency rapito domenica in Sudan, si muove la Procura di Roma. E’ stato, infatti, aperto un fascicolo di indagine in relazione a quanto avvenuto nella regione del Darfur il 14 agosto. Nel procedimento, affidato al sostituto procuratore Elisabetta Ceniccola, si ipotizza il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo. I pm di piazzale Clodio restano in costante contatto con la Farnesina e con gli organi investigativi per essere aggiornati sull’evoluzione del caso.

Eppure ieri Abdul Karim Moussa, vice governatore del sud Darfur aveva riferito al sito on line Sudanese Media Center (Smc): “Azzarà sta bene, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico”. Le forze di sicurezza sudanesi “stanno stringendo il cerchio” intorno ai suoi rapitori, aveva detto ancora l’uomo precisando che i responsabili del sequestro – secondo le informazioni a disposizione – “si trovano ancora nel sud Darfur”. “Non abbiamo intenzione di pagare alcun riscatto” per la liberazione di Azzarà, aveva aggiunto Moussa, lasciando intendere che potrebbe essere arrivata una richiesta di pagamento di un riscatto alle autorità del sud Darfur.

“Non abbiamo ancora nessuna notizia da Nyala – ha detto questa mattina all’Adnkronos Rossella Miccio, coordinatrice dell’ufficio umanitario di Emergency – siamo sempre in contatto con il nostro team a Nyala e con le autorità locali, ma i rapitori ancora non hanno dato notizie o segnali”. “Rimaniamo in attesa, fiduciosi”, ha aggiunto ricordando comunque che vige il massimo riserbo sulla vicenda.

Anche oggi Moussa è intervenuto sulla questione puntando il dito sulle Ong che operano in Darfur e che “dovrebbero attenere strettamente alle procedure di sicurezza imposte qualora dedicano di muoversi nello Stato”, ha dichiarato al sito Smc.

Moussa ha aggiunto poi che le organizzazioni “devono fornire alle autorità competenti la lista dei nominativi delle persone che intendono assumere, in particolare autisti e guardie”. Affermazione che sembra accreditare l’ipotesi, circolata dopo il rapimento del giovane calabrese avvenuto domenica scorsa, di un coinvolgimento di alcune persone che lavoravano nel centro pediatrico di Emergency a Nyala insieme all’operatore italiano ma ne erano stati recentemente allontanati o sanzionati e covavano quindi del risentimento: si tratterebbe di una guardia, un amministratore e un medico.

Nella stessa notizia, che compare sulla versione inglese del sito Smc, vengono infine ripetute le affermazioni del vicegovernatore già riportare ieri nella versione araba, e cioè che Azzarà è in buone condizioni sia fisiche che psicologiche, che il governo del Darfur non ha intenzione di pagare per il rilascio dell’operatore italiano (definito “un dottore”), che le autorità locali sono vicine alla cattura dei rapitori e che questi ultimi sono “assediati”. Notizie che però non vengono confermate da Emergency.