La manovra bis prende forma (vedi in fondo all’articolo), il capo dello Stato ha già promulgato il decreto che contiene la stangata da quasi 50 miliardi (nella notte la cifra è salita, come rivela il ministro Giulio Tremonti). Poi, dal 22 agosto, inizierà la conversione in legge, al Senato. Senza voto di fiducia, sia per consentire all’opposizione di far passare qualche emendamento – visto che il Quirinale auspica condivisione – sia per una forma di comprensibile prudenza: se i mercati martedì decideranno che anche questo intervento non basta ci sarà modo di rafforzarlo ancora.

Anche perché molte delle misure di cui si cominciano a conoscere i dettagli susciteranno parecchie reazioni. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nella conferenza stampa di Palazzo Chigi ieri mattina, rassicura sul fatto che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti senza giusta causa “non è stato toccato”. Poi, però, precisa che il decreto della manovra incentiva la contrattazione a livello aziendale. E nella singola azienda i rappresentanti sindacali, grazie anche al recente accordo con Confindustria, possono decidere in autonomia come regolare una serie di materie tra le quali i licenziamenti senza giusta causa, “tranne quelli discriminatori”. L’articolo 18 resta, quindi, ma si può decidere di non applicarlo.

Non è l’unica sorpresa. Nella spiegazione che Tremonti fa della manovra si notano almeno altre due cose. Primo: tutto il pacchetto fisco più lotta all’evasione è stimato valere solo un miliardo. Il cosiddetto contributo di solidarietà, pagato dai redditi superiori a 90mila euro, sommato al gettito della lotta all’evasione (tra sanzioni per chi non emette scontrini e spostamento da 5mila a 2500 del divieto di pagamenti in contanti) darebbe quindi pochi spiccioli. Possibile? Soprattutto visto che a questi interventi, butta lì Tremonti come se niente fosse, ci sarà la temuta (dai leghisti soprattutto) revisione degli studi di settore.

Probabilmente questa è una delle voci destinate a gonfiarsi durante il passaggio parlamentare, magari anche per sopperire ad altre che potrebbero ridursi. Tipo il taglio delle Province sotto i 300mila abitanti da cui il ministro Roberto Calderoli ha preso le distanze in tempo reale, mentre lo presentava in conferenza stampa. Per come è congegnato, alle Province a rischio basta sciogliere la giunta entro il 2012 e farsi rieleggere per essere praticamente in salvo. L’unico comparto della manovra che sembra blindato è quello della stangata al ceto medio, tra intervento sugli statali e aumento delle tasse.

I ministeri devono risparmiare 6 miliardi, se a fine anno non ci sono riusciti i loro dipendenti a Natale non vedranno la tredicesima mensilità. Un’eventualità che per Tremonti è “estremamente improbabile” ma non certo impossibile. Come nota la Uil, i lavoratori rischiano di dover pagare per l’incapacità dei dirigenti di centrare gli obiettivi. Altra novità è che arriva subito la stangata sulle agevolazioni fiscali, che vengono tagliate nel caso (questo sì improbabile) che il Parlamento approvi una riforma del fisco nei prossimi tre mesi. Il taglio a tutti i bonus, dalle detrazioni per i figli a carico a quelle per le partite Iva dei giovani, vale anche per il 2011 e durerà almeno tre anni, portando nelle casse dello Stato un gettito aggiuntivo di 4 miliardi circa.

Per le casse pubbliche il beneficio (e il salasso per i contribuenti) si potrà dunque già avvertire fin da novembre, quando arriveranno gli acconti Irpef. Anche l’altro pilastro della manovra, i tagli agli Enti locali (regioni e comuni) è confermato: almeno 6 miliardi nel triennio, con effetto immediato. Certo, Tremonti promette di nuovo che verranno restituiti almeno i soldi tagliati nel 2010 con la precedente manovra, ma ormai gli amministratori locali non ci credono più.

Certo, poi ci sarebbe la crescita: a parte la cancellazione dei ponti festivi, non c’è moltissimo. Le imprese brindano al blocco del Sistri, il costoso sistema di tracciamento dei rifiuti avversato da Confindustria, ma su liberalizzazioni e privatizzazioni il governo sembra ancora avere le idee un po’ vaghe. Più probabile che entro breve usi l’arma segreta, auspicata anche dalle imprese, per fare ancora un po’ di cassa: alzare l’Iva.

Da Il Fatto Quotidiano del 14 agosto 2011

LE MISURE DEL DECRETO

MINISTERI. Previsto un taglio di 6 miliardi di euro nel 2012 e 2,5 nel 2013.

TREDICESIME. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità.

TFR. Pagamento con due anni di ritardo dell’indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici, per risparmiare cassa.

PENSIONI DONNE. Viene anticipato dal 2020 al 2015 il progressivo innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell’età pensionabile delle donne nel settore privato.

PROVINCE. Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle province sotto i 300.000 abitanti, fusione dei comuni sotto i mille abitanti.

PONTI. Le festività infrasettimanali laiche verranno spostate al lunedì.

SCONTRINI. Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro. È inoltre previsto l’inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.

PENSIONI ANZIANITA’. Sono previsti interventi disincentivanti per le pensioni di anzianità, con anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.

CONTRIBUTO SOLIDARIETA’. Viene esteso ai dipendenti privati la misura già in vigore per i dipendenti pubblici e per i pensionati: prelievo del 5% della parte di reddito eccedente i 90.000 euro e del 10% della parte eccedente i 150.000.

ENTI LOCALI. Verranno ridotti 6 miliardi di trasferimenti nel 2012 e 3,5 nel 2013.

PERDITE. Riduzione per le società al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.

SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Si punta alla liberalizzazione e verranno incentivate le privatizzazioni.

RENDITE AL 20%. La misura riguarda i proventi finanziari e vale circa 2 miliardi di euro. Esclusi i titoli di Stato che restano tassati al 12,5%.

GIOCHI E TABACCHI. Un aumento della tassazione dovrebbe portare allo Stato almeno un miliardo di euro.

VOLI BLU. Parlamentari e alti burocrati potranno volare soltanto in classe economica.