Il Cavaliere, come di consueto, ha negato ancora una volta che con Giulio Tremonti ci siano contrasti. E anzi ha ribadito che conta di arrivare “con lui”, fino al 2013, ossia a fine legislatura: “Abbiamo lavorato gomito a gomito, ma è ovvio che ci possano essere state discussioni, con lui e con gli altri, ma niente di serio…”. Non è proprio così. L’aria che tira dentro il governo e, soprattutto, dentro la maggioranza al solo pronunciare il nome del titolare del dicastero di via XX settembre è di tutt’altro tenore. Berlusconi è esasperato, non ne può più del continuo ricatto di Tremonti che minaccia le dimissioni ogni qual volta che le cose non vanno nella direzione indicata da lui.

Durante i giorni concitati della discussione intorno alla manovra, raccontavano a palazzo Chigi, mentre Berlusconi esponeva le misure del decreto, Tremonti avrebbe minacciato di andarsene almeno tre volte. Una, in particolare, dopo il severo diniego di Berlusconi di avviare quanto prima la sostituzione di Draghi al vertice della Banca d’Italia con il fedelissimo Grilli, direttore generale del ministero dell’Economia e uomo da sempre vicino al professore di Pavia. Il Cavaliere, per la verità, stava quasi per capitolare, ma poi ha trovato inattesa sponda proprio nel Capo dello Stato, che si è messo di traverso, facendo capire che la successione di Draghi può attendere. E che, comunque, sarà difficile che possa arrivare a palazzo Koch qualcuno troppo distante dalle liturgie e dalle tradizioni della banca centrale; più probabile – o, almeno, così hanno inteso interpretare i presenti le parole del Capo dello Stato – che in Banca d’Italia possa sedersi l’attuale direttore generale, Fabrizio Saccomanni, e questo per Tremonti rappresenterebbe l’ennesima, sonora sconfitta.

Ma non è certo la successione in Banca d’Italia a creare fibrillazione nell’esecutivo sul nome di Tremonti. Si può dire, sintetizzando, che con la manovra economica, fatta di tagli, nuove tasse e per giunta anche tagli ai privilegi parlamentari e, soprattutto, ai ministeri, il professore di Sondrio abbia segnato un punto di non ritorno nel gradimento interno al governo. E se non fosse per il fatto che la sua reputazione è tenuta in gran conto anche in Europa, Berlusconi lo avrebbe allontanato da se già da tempo. Poi, negli ultimi tempi, ci si è messo non solo Bossi, ma anche Napolitano a fargli da sponda e ogni desiderio del Cavaliere è andato a farsi benedire. Ora, però, i tempi propizi stanno per arrivare. E sono in parecchi quelli che sostengono che a ottobre, quando la manovra sarà definitivamente varata dalla Camera, potrebbe essere il momento giusto per un avvicendamento ai vertici dell’Economia. Con chi? È presto per dirlo.

Sta di fatto che fonti interne al Pdl intravedono come momento del possibile show down del ministro quando la Camera sarà chiamata ad esprimere un voto sulla richiesta d’arresto dei pm di Napoli su Marco Milanese. Ecco, quello per Tremonti sarà un po’ come il giorno del giudizio. Già, perché Milanese pare che sia molto, ma molto arrabbiato con lui, che si sia sentito scaricato, trattato come un appestato quando invece – ha raccontato ad alcuni parlamentari alla Camera – “e’ evidente che io lavoravo per lui, per suo conto e ogni cosa che facevo era sotto la sua supervisione, si è lavato pubblicamente le mani da responsabilità che invece erano assolutamente sue”. Pare che Milanese abbia avuto anche accenti forti e parole pesanti parlando di Tremonti e qualcuno, tra i falchi del Cavaliere, sospetta che al momento di prendere la parola in aula prima del voto sul suo arresto, l’ex uomo ombra del ministro possa anche dire qualcosa di importante, di forte e di “indimenticabile” in modo da compromettere definitivamente la possibilità di Tremonti di stare lì dove sta oggi.

E dentro la maggioranza, a quel punto, sarebbero veramente in pochi a tentare di trattenerlo. La fronda interna contro il “Signor Ministro”, infatti, sale di ora in 0ra, anche se il Cavaliere fa di tutto per gettare acqua sul fuoco. Ha persino raccontato, prima di volare in Sardegna per il Ferragosto in “famiglia”, che dopo la conferenza stampa, Tremonti ha pranzato con lui e Gianni Letta, finendo con raccontare una serie di “motti e aneddoti, alcuni molto divertenti”, a dimostrazione ulteriore di un clima assolutamente sereno e coeso dentro il governo. Peccato che lo sappiano davvero tutti che Tremonti, a differenza di Berlusconi, non ami affatto raccontare barzellette.