Sessanta civili uccisi dal regime dalle truppe del regime di Bashar al-Assad. E questo solo nella giornata odierna. La denuncia dei massacri nei raid scatenati da mezzi corazzati arriva da Suhair al-Atassi, portavoce dell’Unione di Coordinamento della Rivoluzione Siriana, una delle principali organizzazioni dell’opposizione operanti in patria. Le vittime sono tutti attivisti che sono stati colpiti in diverse province del paese. 38 persone hanno perso la vita a Deir Ezzor, città a circa 320 chilometri a nord-est di Damasco. Un’altra decina uccise durante un rastrellamento condotto nei villaggi della pianura di Houla, a pochi chilometri a nord dalla città di Homs. Otto, inoltre, le vittime ad Hulla, città situata nella stessa provincia e attaccata in forze dai carri armati governativi.

In un paese dove diventa sempre più difficile riuscire ad avere informazioni sul reale stato della repressione dittatoriale, non manca la voce del Presidente Bashar al Assad, che durante un incontro con il ministro degli Esteri libanese, Adnan Mansour, ha dichiarato: “Il Paese ha imboccato la strada delle riforme. E’ dovere dello stato, che deve difendere la sicurezza e proteggere le vite dei civili, affrontare i fuori legge che – continua – bloccano le strade, isolano intere città e terrorizzano i loro residenti”.

Ma la preoccupazione su quanto sta avvenendo in Siria, è tanta. Lo dimostra il fatto che la Lega Araba, dopo settimane di silenzio stampa, dirama una sua nota ufficiale nella quale esprime una “crescente preoccupazione” per l’acuirsi della repressione militar-poliziesca attuata giornalmente dal regime di Damasco. Il comunicato è stato divulgato oggi dall’agenzia nazionale del Qatar (Qna), il segretario generale della Lega Araba Nabil al Arabi aggiunge: “C’è profonda angoscia per il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Siria dovute all’inasprimento della violenza e delle operazioni militari a Hama (centro), Dayr az Zor (est) e in altre regioni del Paese”.

Oggi c’è stato anche l’appello del Papa, Benedetto XVI, che durante l’Angelus da Castel Gandolfo (Roma) ha affermato:  “E’ necessario che in Siria si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale”. Poi ha aggiunto: “Seguo con viva preoccupazione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze”. E così ha concluso: “Invito i fedeli cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore”.

Intanto ieri a Tunisi si è svolta una manifestazione di fronte l’ambasciata siriana per denunciare i metodi repressivi dell’esercito siriano contro il suo popolo. Diverse decine di persone hanno preso parte al sit di protesta.