IL CAIRO – Guerriglia urbana in piazza Tahrir il primo giorno di Ramadan. I militari hanno ripreso possesso del cuore pulsante del Cairo con la forza. Hanno fatto irruzione nel primo pomeriggio, nelle ore più calde della giornata, e – armati di manganelli e bastoni di legno – hanno accerchiato gli attivisti, sdraiati nelle tende, li hanno malmenati, catturati e portati via. I principali movimenti di protesta avevano annunciato ieri la decisione di sospendere il sit in di protesta avviato l’8 luglio per il mese del digiuno. Ma ancora stamattina la piazza era tappezzata di tende e circa quattromila manifestanti erano rimasti sul posto.

E’ stata una vera e propria imboscata, quella dell’esercito. Molti manifestanti stavano infatti dormendo, ignari e inconsapevoli di quello che sarebbe successo da lì a poche ore, quando si sono ritrovati addosso centinaia di militari armati. La situazione è degenerata velocemente.

Sono circa le 14 quando sopraggiungono i carri armati nelle vie del centro. Hanno lasciato i tank nelle strade adiacenti la piazza, per poi cominciare a correre, tutti insieme, verso Midan El Tahrir. Coperti con un casco, imbracciano nella mano destra il manganello e nella sinistra uno scudo di plastica per proteggersi da eventuali lanci di oggetti.

L’obiettivo è disperdere i manifestanti, recuperare la piazza (occupata dagli attivisti da gennaio) e riaprirla al traffico . Nei giorni passati ci sono stati, tra l’altro, violenti scontri tra i padroni dei negozi e gli attivisti. I primi esigono la riapertura e la libera circolazione della gente nella piazza.

I militari portano con sé armi in bella vista. L’ intento evidente è di mettere paura e far scappare gli attivisti. Poi cominciano i lanci di gas lacrimogeni e la situazione degenera. Visibilità pari a zero, tanti carioti che scappano. E soldati che rincorrono. Alcuni militari mostrano il dito medio.

I ragazzi, per difendersi, lanciano sassi. Alcuni di loro vengono arrestati vicino la stazione della metro, dove si sono rifugiati. Ora sono in trappola. Non appena catturati, vengono privati di cellulari, macchine fotografiche e videocamere.

La risposta degli attivisti all’azione dell’esercito non tarda ad arrivare sui social network: “Non lasceremo la piazza finché Mubarak non verrà processato”, è questo uno dei tweet che più velocemente vengono fatti girare. L’ex presidente dovrebbe presentarsi in tribunale per il processo al Cairo il 3 agosto. La piattaforma di microblogging si infuoca in tempo reale, le parole chiave che vanno per la maggiore sono #tahrir, #ramadankareem , #scaf (acronimo che sta per esercito), #noscaf. Moltissimi bar sono sintonizzati su Al Jazeera, che non tarda a mandare in onda i video e le testimonianze dei giovani egiziani che erano per strada.

Intanto le famiglie dei “martiri” bloccano una strada vicino alla ‘Piazza della liberazione’, non hanno intenzione di andarsene. Rimarranno lì anche i prossimi giorni. “Non riuscirete a mandarci via. Torneremo in piazza Tahrir”, si legge su twitter.

Il centro di Madin el Tahrir è completamente distrutto: le tende buttate giù, sedie distrutte, sacchi a pelo calpestati, rimangono solo tanti stracci per terra e bottiglie d’acqua di plastica vuote. Poi, a fine giornata, su twitter compare un messaggio: “Possono portare via tende e sedie ma non possono portare via quello che gli egiziani hanno costruito fino a ora”.

di Giovanna Loccatelli