Qualche pensiero a margine di quanto accaduto in Parlamento attorno alle vicende Papa e Tedesco.

Anzitutto abbiamo assistito alla (ennesima) invasione della politica nel campo della giurisdizione (ovvero in quello nel quale opera la magistratura): chi votava a favore o contro le autorizzazioni a procedere adduceva solo ragioni, appunto, di natura politica… e talvolta direi proprio di basso profilo demagogico, più preoccupati di difendere la casta o sembrare fuori di essa piuttosto che dire l’unica cosa che gli veniva chiesta: emergono elementi che facciano ritenere la richiesta di arresto un atto di persecuzione politica ? sì o no ?

Tutto qui.

Da questo punto di vista è curioso che l’ex ministro Alfano abbia detto che si doveva votare contro l’arresto perché era una misura eccessiva dal punto di vista cautelare, altra “esondazione” dagli argini.

Le esigenze cautelari sono valutate dalla magistratura alla luce dei criteri espressi dall’art. 274 codice procedura penale (inquinamento probatorio, rischio reiterazione reati e rischio fuga).

Questa “prudenza cautelare” di Alfano stupisce anche perché questa stessa maggioranza, per speculare sulla paura e monetizzare consenso, aveva cercato di obbligare i giudici a usare sempre la custodia in carcere per determinati reati (prostituzione minorile e violenza sessuale), nonostante il codice dica che vada usata solo quando ogni altro mezzo (per esempio gli arresti domiciliari) risulta insufficiente nonostante le carceri stiano espodendo e siano notoriamente spesso criminogene (tenete presente che il reato di violenza sessuale si utilizza per un arco molto disomogeneo di fatti, dallo stupro al palpeggiamento in autobus).

Per fortuna è poi intervenuta quel manipolo di rivoluzionari cubani che siede nella Corte Costituzionale: la sentenza 265 del 2010 ha riaffermato sostanzialmente la necessità di verificare caso per caso la possibilità di salvaguardare le esigenze cautelari anche con misure meno afflittive.

Insomma: giustizialisti quando si tratta di reati commessi da persone comuni e super-garantisti (anche oltre le previsioni di legge) se, guarda un po’, si tratta di un collega parlamentare? Le garanzie ci sono per tutti, così come le misure cautelari. Ogni ulteriore distinguo basato sulle qualità della persona non ha fondamento giuridico e viola il principio di uguaglianza.

Dall’altra parte resta incomprensibilie il trattamento privilegiato riservato a Tedesco:  anche in questo caso nessuno ha seriamente invocato la persecuzione giudiziaria; allora il Parlamento doveva dare solo il via libera agli arresti, così come richiesto dallo stesso senatore del Pd. Le valutazioni di merito spettano alla magistratura, così come per tutti gli altri comuni e mortali cittadini: dire sì agli arresti non vuol dire formulare un accusa, ma aver solo verificato che non si tratta di un indagine mossa da intenti politici, essendo basata su elementi di fatto (che ovviamente andranno discussi in contraddittorio nel processo).

Non a caso sullo sfondo di queste tristi vicende istituzionali riecheggia il timore che si torni al 1992…

Cosa spaventa tanto di quegli anni ?

Il fatto che la legalità fosse uscita dai suoi recinti per cercare di affermarsi anche nelle stanze del potere, dominate dalla corruzione? Oppure il fatto che tutti temevano l’efficacia delle indagini e la fine di un sistema e si mettevano in fila nei corridoi della Procura per confessare tangenti e finanziamenti illeciti?

Scarpinato, ne “Il ritorno del principe”, sostiene che in quegli anni la magistratura per la prima volta riusciva ad assolvere pienamente il suo compito costituzionale di rendere effettivo e pieno il controllo di legalità anche sul potere, politico ed economico.

A me piace quando la Costituzione prende davvero corpo.

A qualcuno, invece, evidentemente fa paura.