In molti a Parigi, fin dagli inizi, erano convinti che mai, proprio mai si sarebbe arrivati alla verità sul crash dell’Air France 447, in volo da Rio de Janeiro a Parigi, nella notte del 9 giugno 2009. Erano morte tutte le 228 persone a bordo, inghiottite dai flutti neri del Pacifico.

Colpa dei piloti della compagnia? O di Airbus, il produttore del velivolo? Troppo a lungo si sono succedute congetture, in una confusione condita anche da qualche inevitabile omertà, dato che i protagonisti loro malgrado della vicenda, Air France e Airbus in particolare, vedono lo Stato francese saldamente presente nei propri capitali. La rassegnazione ha avuto fine quando, all’inizio di maggio, a sorpresa sono state ritrovate le scatole nere dell’aereo in fondo al mare. Ebbene, ieri il Bea, l’organismo pubblico francese che indaga sull’incidente (stimato a livello mondiale, chiamato in soccorso per valutazioni tecniche di incidenti nei posti più diversi del globo) ha pubblicato il suo terzo rapporto sull’incidente. Ma è il più importante, perché basato proprio sulle indicazioni delle scatole nere. Il risultato? Gli esperti del Bea puntano il dito sulla responsabilità dei piloti del volo.

Ma andiamo per gradi. Subito dopo l’incidente le inchieste si erano concentrate su un altro problema, le sonde di Pitot, fabbricate da Thales, altro colosso dell’industria francese, per quel tipo di apparecchio. Sono collocate sull’esterno del velivolo e servono a calcolare la velocità di volo. Si è poi appurato che le sonde di Thales di quell’AF 447 avevano provocato problemi anche su altri velivoli (e quel modello è stato in effetti ritirato da tutti gli aerei che ne erano provvisti). Il Bea, però, aveva presto sottolineato che i difetti delle sonde di Pitot non potevano da sole spiegare l’incidente. Oggi gli esperti dell’organismo sono andati decisamente oltre tirando in ballo la responsabilità dei piloti. E sfatando così un mito in Francia, quello di una compagnia di bandiera considerata al top dell’affidabilità e della sicurezza a livello mondiale.

Va detto che da tempo giravano rumors sul comportamento dei piloti del volo. E in particolare sul comandante, che, come è stato confermato dal rapporto di oggi, si era allontanato dalla cabina di pilotaggio poco prima dell’incidente. In effetti su quell’aereo viaggiava anche sua moglie e lui avrebbe lasciato da soli gli altri due copiloti per andarsene dietro in compagnia della coniuge, in quella fase delicata di attraversamento di una zona dell’Atlantico, in preda a pesanti eventi meteorologici (ma come sempre, tanto che un volo Iberia passato di lì pochi minuti dopo non aveva avuto alcun problema). I copiloti rimasti, secondo il Bea, non hanno apportato le risposte corrette ai problemi legati al malfunzionamento dei rilevatori di velocità, dovuti al ghiaccio depositato sulle sonde di Pitot (e ai loro difetti di costruzione), e allo stallo del velivolo, che ha iniziato a perdere precipitosamente quota.

“I copiloti – si legge nel rapporto – non sono riusciti a identificare tale situazione di stallo dell’apparecchio”, nonostante l’allarme abbia suonato per 54 lunghi secondi. Né è stata avviata la procedura richiesta dopo la perdita degli indicatori di velocità. Quei piloti (ai comandi era rimasto uno di una trentina d’anni) “non erano stati preparati sufficientemente all’evenienza”. Inoltre, rileva ancora il Bea, i compiti non erano stati ripartiti “in modo esplicito” dopo che il comandante si era allontanato. Lui deve essere rientrato frettolosamente, ma va ricordato che tre minuti dopo che il pilota automatico si era disinnescato l’aereo è stato inghiottito dal Pacifico.

Ultimo dettaglio rilevato dall’organismo francese: nessun annuncio è stato effettuato nei confronti dei passeggeri in quegli ultimi tremendi minuti.

Air France ha reagito subito alle rivelazioni, ribadendo “la professionalità” dei suoi piloti e aggiungendo che “al momento attuale niente può ancora rimettere in causa le competenze tecniche dell’equipaggio di quel volo”. “La responsabilità degli uni o degli altri – ha sottolineato da parte sua Nathalie Kosciuko-Morizet, ministro dei Trasporti – è competenza della giustizia e non degli ispettori del Bea”. Sta di fatto che siamo a una svolta. Dallo scorso 20 marzo Air France e Airbus sono sotto inchiesta per “omicidio involontario”, una decisione presa dal battagliero giudice istruttore Sylvie Zimmerman, anche per rispetto dei familiari delle vittime, che chiedono giustizia. Ovviamente il giudice utilizzerà anche il nuovo e prezioso rapporto del Bea per la sua inchiesta.