”Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani. Non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenendo a Uno mattina. “Forse avrei dovuto essere più attento, ma se devi lavorare in quento modo… Gestire il terzo debito ti impegna abbastanza. Ma se ci sono stati illeciti la magistratura procederà. Se ci sono stati appalti commissariamo tutto, abbiamo già commissariato una società e lo rifaremo se serve”. Quindi: “Non ho bisogno di rubare agli italiani, non l’ho mai fatto e vorrei continuare a non farlo”.

Il ministro Tremonti ieri aveva scherzato. “Mi dimetto – ha detto – , ma da inquilino”. Chiaro il riferimento al caso Milanese e all’appartamento che secondo i magistrti sarebbe stato pagato dal deputato del Pdl, sul cui arresto, chiesto dai magistrati di Napoli, sarà discusso alla Camera verso metà settembre. Oggi il capo dell’Economia ha replicato, ma con piglio più serio. E lo ha fatto, prima che in tv, sulle dalle colonne del Corriere della Sera con una lettera di risposta a un fondo del’ambasciatore Saverio Romano che gli chiedeva conto proprio dei fatti emersi seguendo l’inchiesta su Milanese.

Tremonti inizia col dire che “la mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente – da più di quindici anni – trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro anche in caserma. Poi ho accettato l’offerta fattami dall’on. Milanese, per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità ed utilizzo. Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione”.

Dopodiché arriva la conferma dei pagamenti, ma “calcolata in base alla mia tariffa giornaliera di ospitalità alberghiera. Come facevo prima e come ora appunto faccio ogni settimana in albergo”. Il ministro, però, resta convinto: solo qualche errore, ma nessun nero e quindi niente irregolarità. Spiega Tremonti: “Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati cittadini non era infatti dovuta l’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento. Come settimanalmente disponevo del «contante»? Dal 2001 prima, e poi dal 2008, ricevo in contanti, in modo perfettamente lecito ed ufficialmente registrato, il mio compenso da ministro, pari a circa 2.390 euro al mese. Rispetto ai «circa 4.000 euro» mensili, la differenza risulta così pari a circa 400 euro a settimana, a circa 1.600 euro al mese. Inspiegabile, impossibile, come facevo a disporne? Nel 2008, sul 2007, ho dichiarato, tanto al fisco quanto in Parlamento, un reddito annuale molto elevato. Come nei tanti anni precedenti.

Quindi la conclusione: “Chi fa il ministro ha il dovere di rispondere alle domande che gli vengono rivolte. Credo di averlo così fatto”