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Felice Occhigrossi
Medico, presidente Comitato Salviamo il San Giacomo

Come ti chiudo l’ospedale (San Giacomo)

E’ con grande piacere che da oggi inizia a collaborare con questo blog Oliva Salviati, non solo un’amica ma una sincera sostenitrice della lotta contro la chiusura dell’Ospedale San Giacomo di Roma, una ferita ancora aperta per molti di noi. Oliva inizia a dare il suo contributo con questo post, un semplice invito alla riflessione.

Il budget della Sanità in Italia è di circa 110 miliardi l’anno, una cifra ragguardevole che potrebbe far pensare ad un servizio sanitario di alto livello; invece le carenze che verifichiamo ogni giorno nella sanità pubblica ci dovrebbero far riflettere e preoccupare. Le domande che ci dovremmo porre sono: qual è l’indirizzo che il Governo sta dando al Sistema Sanitario Nazionale? Dove vogliono portarlo? Come intendono farlo? Una valutazione dei fatti che si sono svolti fino a ora ci può far capire alcune manovre a molti incomprensibili. Siamo in tempi di crisi pesantissima, la certezza di potersi curare gratuitamente è un diritto assolutamente fondamentale, visto che comunque la Sanità la paghiamo noi con le nostre tasse.

In realtà questa certezza non l’abbiamo più: il problema più grave riguarda le interminabili liste d’attesa, ma non meno difficile è la disorganizzazione nel percorso di diagnosi e cura. Il cittadino non viene informato, non sa a volte neppure dove poter eseguire gli esami diagnostici richiesti o alcune particolari terapie. Gli stessi passi appaiono, invece, semplificati in una struttura privata dove l’accoglienza è adeguata e le procedure burocratiche sono rapide perché affidate a un personale che si occupa del paziente e del suo percorso dall’inizio alla fine della cura.

Tutto questo non è casuale: la politica affossa il Servizio Sanitario Nazionale in sordina, subdolamente, chiudendo nel pubblico i reparti migliori, trasferendo nel silenzio i migliori medici o mettendoli in condizione di non poter lavorare; oppure chiude ospedali funzionanti e interamente ristrutturati come il San Giacomo nel cuore di Roma, chiuso in due mesi per tentare una speculazione immobiliare. L’Ospedale San Giacomo è l’esempio che rappresenta meglio la portata di questi intenti. Con l’iniziativa della giunta Marrazzo sono state infatti compiute più manovre. Sono stati tagliati posti letto, sono stati trascurati i pazienti, è stato chiuso un Pronto Soccorso, abbandonando e isolando la popolazione del centro storico e appesantendo il lavoro delle sedi ospedaliere limitrofe, sono stati dispersi medici che collaboravano insieme da anni con risultati che solo una perfetta armonia tra reparti e personale può garantire.

Quello che più dispiace è vedere il cittadino che non reagisce neppure più. E’ talmente preso dalle difficoltà che cerca solo di risolvere alla meglio i problemi personali, saltando dal pubblico (finchè può), al privato (quando non sa più come fare). Il povero cittadino non si rende conto della forza che potrebbe avere nel decidere di non partecipare a questa manovra e di lottare per avere un servizio pubblico all’altezza.

Questo diabolico piano di affossamento del Ssn è fondato su motivazioni che sono solo scuse addotte dai politici per chiudere reparti od ospedali. Sono sempre le stesse, e ne elenco, qui di seguito, alcune:
1. il debito della sanità regionale (come per Lazio o Calabria o Sicilia etc.);
2. il piano di rientro del governo per il debito delle sanità regionali;
3. i costi troppo elevati di tale reparto/ospedale;
4. i costi del personale;
5. la sproporzione tra personale medico e numero pazienti;
6. troppi decessi  in tale ospedale/reparto;
7. la necessità di riqualificazione - riconversione;
8. l’invecchiamento della popolazione e quindi la necessità di riconvertire in residenze sanitarie assistite (Rsa);
9. ospedale inefficiente;
10. la necessità di razionalizzare le risorse;
11. ospedale troppo piccolo… in progetto la costruzione di un “grande polo sanitario”.

Queste sono alcune delle scuse che gli amministratori e quindi molti media a loro asserviti adducono per giustificare la chiusura e trasferire letti ospedalieri dal pubblico al privato convenzionato. Presi singolarmente, ognuno dei motivi sopraelencati giustificherebbe i provvedimenti delle amministrazioni politiche locali se vi fossero la buona fede e la reale necessità di questo tipo di interventi. Il problema è che ognuno dei problemi sopraelencati può essere creato ad hoc, in totale malafede, basta creare un problema per poi poter indicare una soluzione strumentale.

Un esempio classico è dato dalle Ztl: un ospedale ubicato nel centro storico di una città può diventare un problema se viene posta una Ztl cento metri prima del suo’ingresso. Una valanga di multe fatte a chi deve accedere a quell’ospedale è il sistema che la politica utilizza per disgustare i cittadini e allontanarli da quella struttura. E allora, se un ospedale funzionante si trova nel cuore del centro storico, può venire in mente ai nostri amministratori l’idea che su quell’ospedale ci si può fare sopra una bella speculazione immobiliare, magari dei residence di lusso, proprio quello che si voleva fare per l’Ospedale San Giacomo. Pensate che due anni prima di chiuderlo, mentre erano in corso i lavori di restauro, i medici e i pazienti si trovarono per alcuni mesi all’interno della struttura una quarantina di tecnici (architetti, ingegneri e geometri) che prendevano accuratamente le misure di ogni centimetro della struttura. Il personale sanitario incuriosito chiedeva ai tecnici a cosa dovessero servire quei rilievi, ma i tecnici avevano il divieto assoluto di rispondere. La finalità dei rilievi doveva rimanere segreta.

Interpretate…

Ringrazio di cuore Marina De Matthaeis per il supporto


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