Sono state scarcerate le quattro persone finite in carcere dopo gli scontri del 3 luglio in Val di Susa durante la manifestazione No Tav. Si tratta di Marta Bifani, per la quale i giudici hanno disposto l’obbligo di dimora a Fidenza, di un veneto, Gianluca Ferrari, e di due bolognesi del circolo anarchico Fuoriluogo di via San Vitale 80, Roberto Nadalini e Salvatore Soru. A questi ultimi tre il Tribunale del riesame di Torino ha concesso gli arresti domiciliari.

Ma oltre alla scarcerazione dei due anarchici di Fuoriluogo arrestati in Val di Susa, negli ultimi giorno sono stati scarcerati anche altri cinque anarchici che lo scorso 6 aprile furono arrestati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’eversione dell’ordine democratico, anch’essi appartenenti al circolo anarchico Fuoriluogo. Ora si trovano ai domiciliari, ma con divieti comunque molto stringenti.

Il gip Andrea Scarpa ha, infatti, accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dall’avvocato Ettore Grenci per i suoi cinque clienti. Si tratta di Stefania Carolei, 55 anni, bolognese; Nicusor Roman, 31 anni, romeno abitante a Bologna; Anna Maria Pistolesi, 36 anni, bolognese; Martino Trevisan, 25 anni, di Bressanone; Robert Ferro, 25 anni, di Bolzano. Tutte e cinque le richieste di scarcerazione hanno trovato l’opposizione del pm Morena Plazzi.

Ancora in carcere invece Maddalena Calore, ventiquattrenne nota negli ambienti anarco-insurrezionalisti, arrestata il 12 maggio, per la quale non è stata chiesta la scarcerazione dal suo legale. La sua posizione, infatti, sarebbe differente dagli altri cinque. La Calore, che aveva l’obbligo di dimora nella capitale, fu arrestata dagli agenti della Digos di Bologna, in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere emessa dall’autorità giudiziaria del capoluogo emiliano per associazione a delinquere con l’aggravante della finalità di eversione. Era stata identificata dalla Polfer di Firenze, la polizia ferroviaria, in stazione, diretta verso Ferrara, in violazione dunque della misura applicata. La richiesta di aggravamento era dettata anche dalla documentazione ritrovata in possesso della giovane durante una perquisizione a Roma. Materiale definito “di interesse investigativo”.

Gli anarchici sono, comunque, accusati di aver promosso, organizzato e diretto un’organizzazione con sede centrale nei locali di Fuoriluogo in via San Vitale 80, ora sotto sequestro, che si prefiggeva il compimento di azioni violente, danneggiamenti, manifestazioni non organizzate.

Carolei, ad esempio, anarchica navigata, secondo gli inquirenti, è considerata il capo dell’associazione criminale e si colloca al vertice del sodalizio per il suo patrimonio di conoscenze e la lunga militanza anarchica. Grazie al suo impulso fu creato il circolo Fuoriluogo, nello stesso luogo in cui nel 2006 gli anarchici misero una fotocopiatrice presa da un centro a Prato, nella quale c’era già una microspia. Grazie al suo lavoro gli inquirenti sono riusciti a dare fondamento alle loro accuse, oltre ad evitare azioni programmate dagli anarchici.

Il Tribunale del Riesame di Bologna, in maggio, aveva però ritenuto insussistente l’aggravante della finalità eversiva. Infatti “gli strumenti anche illegali usati per propagandare le proprie idee e realizzare gli obiettivi” delle azioni non sono considerati tali da poter determinare un serio allarme nella popolazione. “Non c’è una palese volontà – si legge nell’ordinanza – di creare un clima di tensione tanto grave da determinare uno stato di paura nella cittadinanza”.

Comunque la corte aveva sottolineato come gli anarchici del circolo Fuoriluogo, contrariamente a quelli “aderenti alla Federazione Anarchica Italiana, ritengono che il ricorso alla violenza anche quale modalità propagandistica, sia funzionale al perseguimento degli obiettivi avuti di mira”. E soprattutto che “non è necessaria la segretezza, ben potendoci essere un’organizzazione criminosa i cui partecipanti rendano manifesto il loro agire o scelgano di non adottare alcuna cautela per celare a terzi i proprio intendimenti delinquenziali”.

L’avviso di chiusura indagini è già stato inviato agli indagati, nel quale il pm Plazzi, convinta della sua tesi, ha comunque contestato l’aggravante della finalità eversiva.