“Costretta a colpire Berlusconi”. “Usata” dai suoi nemici per ordire un “complotto” e screditarlo. E’ la nuova verità di Patrizia D’Addario, protagonista del primo scandalo sessuale che coinvolse il presidente del consiglio nel 2009, dopo le avvisaglie del caso Noemi e delle foto rubate da Antonello Zappadu all’harem di Villa Certosa. Una verità, opposta a quella raccontata in questi ultimi due anni, consegnata al quotidiano Libero, in un’intervista a Cristiana Lodi. Una verità col fiato corto.

La D’Addario conferma in pieno di aver trascorso la notte con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, nella stanza del celebre lettone di Putin, e di aver registrato brani audio dell’incontro, che poi furono pubblicati sul sito dell’Espresso. Ribalta  invece quello che avvenne dopo: qualcuno l’avrebbe costretta a rivelare alla stampa e alla magistratura la storia che lei avrebbe voluto tenere per sé: “Tentai di ribellarmi, ma fu inutile. Mi convinsero buttandomi addosso il terrore”. I congiurati l’avrebbero addirittura costretta a dichiarare di essere una escort, mestiere che invece, afferma oggi, non avrebbe mai esercitato.

Chi riuscì a farla precipitare in un simile stato di prostrazione? La D’Addario cita un solo nome, quello di Maria Pia Vigilante, il suo legale. Sarebbe stata lei a convincerla ad andare dai magistrati “per difendere la mia vita” e a parlare con i giornali. L’avvocato Vigilante ha diffuso una laconica smentita: “La scelta di rendere pubblica la vicenda fu sua ed io mi sono limitata ad assisterla, come era mio dovere professionale”.

E’ una verità “da prendere con le molle”, come scrive il direttore di Libero Maurizio Belpietro, che però la spara in prima pagina con titoli cubitali, alzando la palla ai vari Quagliariello e Cicchitto che subito parlano di “quadro allucinante” il primo e di “macchinazione intorno a Berlusconi” il secondo. Ma basta fare qualche verifica per vedere che la nuova versione di Patrizia non regge. “Ero stata contattata anche dal settimanale Oggi“, afferma ancora nell’intervista per avvalorare la sua fiera resistenza alla curiosità della stampa. “Vennero a Bari un fotografo e un giornalista. Seguirono cinque appuntamenti. Ma io non rilasciai alcuna dichiarazione”.

Successe esattamente il contrario, racconta a Ilfattoquotidiano.it il fotografo di Oggi che per primo incontrò la D’Addario quasi tre settimane prima che la sua storia diventasse di dominio pubblico, Paolo Altamura. “Era il 31 maggio 2009, a Bari si teneva la conferenza stampa del movimento ‘Puglia prima di tutto’, per il quale la D’Addario era candidata. Come si sa, la sicurezza non la fece entrare e le impedì di avvicinarsi a Berlusconi, se non per una rapida stretta di mano”. Quando l’incontro finì, fu Patrizia a cercare il fotografo, promettendogli una grande storia.

“Andammo a berci un aperitivo e poi a mangiare una pizza in piazza Mercantile”, riprende Altamura. “Mi raccontò subito tutto, che era una escort e che aveva trascorso la notte con il presidente a palazzo Grazioli. Io naturalmente la presi per pazza, così lei tirò fuori il cellulare e mi mostrò il video che aveva girato nella stanza e nel bagno di Berlusconi. Ma lo schermo era piccolo e rovinato, poteva essere un alloggio qualunque. Quando però vidi appese alle pareti le foto di Berlusconi, di Veronica Lario e dei figli, ho pensato che valesse la pena di approfondire”.

Dunque è la D’Addario che insiste per essere intervistata. La redazione di Oggi, all’epoca diretta da Andrea Monti e dal vice Livio Colombo, non se la sente di pubblicare la storia senza i necessari riscontri. In quella fase, l’avvocato Vigilante si mette per traverso e fa di tutto per evitare interviste alla sua assistita. Il 17 giugno l’intervista alla D’Addario esce sul Corriere della Sera, a firma di Fiorenza Sarzanini. “La D’Addario ha cercato il Corriere“, scrive, “e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione”.

A questo punto anche Oggi racconta tutta la vicenda dall’inizio, in un articolo di Alessandro Penna uscito nel numero datato primo luglio, corredato da foto sexy della protagonista, che appare sicuramente più compiaciuta che terrorizzata. Aggiunge il direttore Monti nel suo editoriale: “I servizi che Oggi pubblica dimostrano senza alcun dubbio che all’origine dello scoop del Corriere non sta un complotto, bensì un composto maleolente di rabbia, astuzia e vendetta unito, al di là di ogni valutazione morale, a una leggerezza davvero incredibile da parte di un leader e comunicatore esperto come Berlusconi”.

L’intervista a Patrizia D’Addario arriva pochi giorni dopo la polemica innescata dal pm barese Giuseppe Scelsi, che avviò l’indagine sulla malasanità pugliese che coinvolse Giampaolo Tarantini, l’uomo-cerniera tra la donna e Berlusconi. Scelsi ha accusato il procuratore capo Antonio Laudati di non avergli permesso di concludere quelle indagini, approfittando di un prossimo trasferimento alla Procura generale.

Ma al di là degli aspetti giudiziari, c’è una elemento sul quale la D’Addario resta coerente in tutte le versioni fornite: dopo la sua visita notturna a palazzo Grazioli, subisce uno strano furto in casa e le attenzioni di uomini in divisa, “suppongo in cerca di quelle registrazioni”. Per conto di chi? Ecco un altro complotto che sarebbe interessante approfondire.

L’altra costante, allora come oggi, è il disperato bisogno di soldi che la donna manifesta, dato che i libri, i servizi fotografici e le comparsate televisive seguite al caso non le hanno “fruttato nulla”. Vuole incontrare, di nuovo, Silvio Berlusconi: “Sono pronta a incatenarmi davanti a Palazzo Grazioli”. E l’articolo di Libero si conclude in tono grave: “Informiano il presidente”.