Li avete visti gli occhiali di Bisignani? Sono occhiali da prima repubblica. Hanno la montatura invasiva, quella che consente di guardare bene dappertutto, di non lasciarsi sfuggire i contorni delle cose. Esprimono l’invenzione di un tipo di corpo, un corpo politico indifferente all’esibizione di sé, ma funzionale al disbrigo di “faccende”. Il loro aspetto ci appare demodé, e non per la forma così marcatamente vintage, ma per la funzione che essi rappresentano. Una funzione distante dalla politica attuale che ha assunto i codici del mondo dello spettacolo e come tale ha demandato all’aspetto fisico un imprescindibile compito di rappresentanza.

Quegli occhiali lì sono una maschera, un travestimento, un feticcio che andrebbe esposto in un museo. Per ogni italiano che abbia più di trentacinque anni, infatti, non c’è niente di più evocativo: gli occhiali di Bisignani sanno di anni Settanta, più delle P38, più del Tg1 con la faccia di quel bravo giornalista che fu Massimo Valentini. A guardare le foto di Bisignani c’è da perdersi nel filo degli anni, si ha quasi l’impressione che nel mondo esista ancora la Ddr, che Breznev e Honecker stiano ancora lì a baciarsi appassionatamente sulla bocca.

E invece tutto è cambiato. Il potere, si sa, è sempre il risultato di un complesso meccanismo di uomini e cose. È paradossale che il sistema Berlusconi, quello che per tre lustri ha occupato tutto lo spazio politico con un gioco a metà tra autoritarismo e permissivismo, si sia servito (direttamente o indirettamente) del network di potere che faceva capo al faccendiere milanese: è il senso della colonizzazione (anche) di un universo simbolico connesso al passato. Un universo che passa, indovinate un po’, per un paio di occhiali.

Gli occhiali di Bisignani in fondo sono la cosa che più si avvicina a un altro mito degli anni Settanta: i famosi occhiali a raggi X venduti “a Lire 7900” che una volta venivano reclamizzati insieme alle scimmie di mare sulle quarte di copertina delle riviste popolari. “Guardandovi le mani ne vedrete lo scheletro”, esaltavano quelle inserzioni, “osservando una persona ne scoprirete le fattezze sotto gli abiti”.

Chissà in quanti li avranno desiderati un paio di occhiali così. E invece l’unico che li possedeva veramente era lui: Luigi Bisignani. E funzionavano, c’è da scommetterci.