NEW YORK – Da oggi è il 193° Paese alle Nazioni Unite, ma i delegati del Sudan del Sud hanno gia’ iniziato a far sentire la loro voce su Twitter: prima ancora di ottenere un seggio al Palazzo di Vetro, i diplomatici di Juba hanno iniziato a ”cinguettare” sul web, e i loro messaggi rimbalzano sui computer di colleghi all’Onu e nel mondo.

Su Twitter, all’indirizzo @RepSouthSudan, i politici della nuova Repubblica africana raccontano i primi passi dopo la separazione da Khartoum dello scorso sabato: il nuovo prefisso internazionale (211), i 100 mila francobolli stampati in tutta fretta, i salari pagati con la nuova lira sud-sudanese (stampata in Germania).

Ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 1999 approvata a mano alzata, ha dato il via libera ufficiale al Sudan del Sud, che da oggi, dopo un voto formale dei delegati in Assemblea Generale, diventerà il 193/o Paese rappresentato al Palazzo di Vetro.

Durante il dibattito di ieri in Consiglio, l’ambasciatore del Sudan del Nord, Daffa-Alla Elhag Ali Osman, ha detto che la separazione del Sud ricorda ”una famiglia che diventa grande: inizia a vivere in due case”. Susan Rice, ambasciatrice Usa all’Onu, ha però criticato Khartoum, che ha attaccato le tribù che vivono nel Nord ma simpatizzano per il Sud.

I Quindici hanno dato un primo via libera, che sarà seguito oggi da quello dell’Assemblea Generale, un passaggio formale dato per scontato. Non è chiaro, però, se in Assemblea c’è abbastanza spazio per i diplomatici di Juba. Sicuramente i delegati siederanno tra i colleghi di Spagna e Sudafrica, perché si segue l’ordine alfabetico. Ma gli spazi nell’aula dell’Assemblea sono limitati, e alcuni funzionari Onu hanno suggerito di usare la poltrona riservata alla Palestina, che ha lo status di osservatore senza potere di voto.

I delegati dell’Autorità nazionale palestinese, che siedono all’ultima fila, accanto a quelli del Vaticano, vogliono invece mantenere il loro seggio, anche perché hanno intenzione di essere considerati uno Stato a pieno titolo, proprio come ha fatto il Sudan del Sud.