Il vento cambia, anche rispetto alle questioni di mafia. Il Comune di Milano ha chiesto e ottenuto di essere parte civile al processo contro i presunti assassini di Lea Garofalo, l’ex collaboratrice di giustizia scomparsa il 24 novembre 2009. Uccisa per vendetta e sciolta nell’acido in un terreno del quartiere San Fruttuoso a Monza, secondo la Procura di Milano, dal suo ex compagno Carlo Cosco e da cinque complici, tutti presenti oggi alla prima udienza del processo in Corte d’assise.

L’avvocato del Comune, Maria Rosa Sala, ha tenuto a sottolineare che la decisione di costituirsi parte civile è stata presa direttamente dal sindaco Giuliano Pisapia, senza neppure passare per una delibera di giunta. Gli interessi collettivi che il Comune intende tutelare, ha detto l’avvocato Sala, sono il contrasto “alla violenza familiare contro le donne” e “all’infiltrazione della criminalità organizzata nella attività produttive”. In seguito agli arresti, infatti, si era scoperto che l’azienda di movimento terra della famiglia Cosco lavorava nel cantiere della linea cinque della metropolitana.

“È evidente che anche un’istituzione come l’amministrazione comunale, la più vicina ai cittadini, sia coinvolta nella difesa della città dalle infiltrazioni mafiose e dagli attacchi della criminalità in generale”, ha commentato Pisapia. L’accoglimento della richiesta “conferma il danno provocato a Milano”, ha continuato il sindaco. “Si tratta di un’emergenza, non solo criminale ma anche sociale ed economica”.

Quasi un assaggio di una promessa elettorale che dovrebbe concretizzarsi entro lunedì prossimo, o al massimo entro il mese di luglio: l’istituzione di una commissione comunale antimafia, “un ulteriore segnale concreto dell’impegno dell’Amministrazione per contrastare il crimine organizzato”, ha concluso Pisapia. E’ la famosa commissione approvata nella scorsa legislatura all’unanimità, poi affossata in fretta e furia dalla maggioranza di centrodestra anche in seguito a uno stop pervenuto dal prefetto Gian Valerio Lombardi.

Basilio Rizzo, neo presidente del Consiglio comunale, sta lavorando al progetto proprio in questi giorni. Il nodo principale è la presidenza della commissione. La scelta interna al consiglio comunale ricadrebbe su David Gentili del Pd, protagonista di diverse iniziative sull’argomento. La scelta esterna riguarderebbe invece Nando dalla Chiesa, docente all’università Statale e anima del movimento antimafia milanese fin dagli anni Ottanta.

Ma di che cosa si occuperebbe, in concreto, questa commissione? “Beni confiscati, protocolli nei settori dell’edilizia, del commercio e degli appalti”, elenca Gentili, “educazione alla legalità, prevenzione del riciclaggio. E naturalmente, informazione alla politica e alla cittadinanza sui vari aspetti del fenomeno mafioso in città”.