E’ la risposta “sportiva” alla cortina di ferro razzista che molti leghisti vorrebbero. Dal 6 al 10 luglio ci sono i Mondiali Antirazzisti a Bosco Albergati (Modena), con tornei di calcio, basket, pallavolo, rugby e cricket rigorosamente non competitivi, all’insegna del divertimento e contro la discriminazione razziale.

Nell’epoca dell’esasperazione mediatica dove ogni barcone di disperati profughi africani diventa un problema di ordine pubblico e non di solidarietà sociale, l’accoppiata sport/sensibilizzazione culturale rischia di fare centro e demolire parecchi pregiudizi razziali.

Circa 230 squadre partecipanti, composizione mista (per età, sesso, provenienza e capacità) prevista dal regolamento, iscrizione ai tornei totalmente gratuita. Ai Mondiali Antirazzisti non vince nessuno, o meglio vincono tutti. Le coppe da assegnare sono tante: da quella dedicata a chi è arrivato da più lontano a quella per il fair play, passando per quelle assegnate a chi meglio ha fronteggiato nel corso dell’anno le diverse discriminazioni che permeano la nostra società.

Non solo sport, dunque a Bosco Albergati. Perché all’insegna del precetto “mens sana in corpore sano” ai tornei sportivi si legheranno tutta una serie di iniziative culturali (dibattiti, proiezioni cinematografiche e concerti) basate sul tema cardine dell’edizione alle porte: la riflessione sul concetto di migrazione e sul diritto alla mobilità, intesa come libera circolazione delle persone.

Una riflessione inevitabile – racconta Carlo Balestri, responsabile dell’organizzazione dei Mondiali – alla luce degli eventi che hanno contraddistinto questo 2011 nell’area nordafricana. Si tratta di un tema che vuole spingerci a ricordare, proprio nell’anno del 150 anniversario dell’unità d’Italia, la profonda tradizione migratoria del nostro paese. Anche se la possibilità di raggiungere una manifestazione sportiva non è paragonabile alla migrazione dettata da guerra e povertà”.

Le problematiche legate alla mobilità dei popoli hanno del resto influito anche sulle precedenti edizioni dei Mondiali Antirazzisti dal momento che per ben tre anni è stato negato il visto per raggiungere l’Italia alla delegazione del Congo e stessa sorte è toccata nel 2009 alla squadra del Gambia.

Alla quindicesima edizione, infine, si accompagna anche uno spostamento di luogo. La manifestazione organizzata da Uisp e Progetto Ultrà, con il patrocinio che la Regione Emilia Romagna, ospite per diverse edizioni nella provincia reggiana e per quattro in quella bolognese, quest’anno passa il testimone al territorio modenese. Il cambiamento di location è legato – dicono gli organizzatori – sia al desiderio di tornare a una dimensione più ridotta della festa, sia all’esigenza di fare economia e ottimizzare le risorse.

Il luogo rimane tuttavia strategico: facilmente raggiungibile sia da Bologna che da Modena, anche grazie al servizio navetta che lo collega direttamente alla stazione di Castefranco Emilia, comune che, insieme alla Provincia di Modena, sostiene orgogliosamente la manifestazione. Per tutti coloro che arrivano da lontano o che vorranno semplicemente pernottare per evitare la spola sarà predisposto all’interno del parco dei Mondiali un campeggio.

I Mondiali Antirazzisti tifano perché a tutti sia data la possibilità di giocare e ci ricordano che dietro scommesse, doping e banane tirate in campo esiste ancora lo sport. E se lo sport è la metafora della vita, è bello sapere che esistono ancora campi dove mani si allungano a rialzare chi è caduto.

Matteo Poppi