Ve la immaginate la politica, l’Italia, senza Berlusconi? Io non ci riesco perché non conosco uno scenario diverso, un Paese senza il Cavaliere.

Nel 1994 avevo 10 anni e per me, la discesa in campo, era quella di quei pixel superaccelerati di Sensible Soccer. Oggi, 17 anni dopo, c’è sempre lo stesso presidente del Consiglio che, nel frattempo, ha contaminato costumi, modelli, usanze, prassi della politica e della vita sociale e culturale.

Sarà per questo che mi appassiona l’analisi del berlusconismo: sapere cosa ci sarà dopo è oggetto, per me, di enorme curiosità e anche di incertezza.

Se però fino a oggi Berlusconi era sempre sopravvissuto alle Cassandre e dunque le analisi erano puri esercizi di stile, oggi sembra che i tempi siano maturi per fare delle ipotesi, per provare a rispondere alla domanda: “come cambierà lo scenario politico dopo il tramonto di Berlusconi?”.

Voglio provare a tracciare un’ipotesi: sia chiaro, è fantapolitica. Ma voglio provare a vedere di quanto mi sbaglio. La Terza Repubblica, almeno per ciò che concerne la distribuzione delle forze politiche in campo, sarà molto simile alla prima.

A sinistra potremmo assistere al ritorno di una grande, unica forza di sinistra.

Non sarà ortodosso come il Pci, assomiglierà maggiormente alla socialdemocrazia europea, ma sarà nuovamente un blocco compatto, che unirà Pd, Sel e Verdi sotto un’unica bandiera, issata a rappresentare pochi punti programmatici chiari: difesa dei beni comuni, lavoro e welfare fusi in un unico disegno complessivo (fatto di tutele e sussidi, non di precariato e mercatismo), difesa ed estensione dei diritti civili e individuali, lotta all’evasione fiscale, redistribuzione delle ricchezze, politiche ambientali interpretate come opportunità di crescita economica e non solo come principio etico, cultura e turismo come principali vettori dello sviluppo. In politica estera si seguirà Obama: più pace, più diplomazia, più cultura del dialogo, maggiore delega agli organismi internazionali (Nato su tutti), meno protagonismo degli stati nazionali. La leadership sarà stabilita con le Primarie, che saranno rese obbligatorie per tutte le cariche monocratiche.

Al centro assisteremo al ritorno della Balena Bianca.

Immagino un polo capace di tenere insieme i teo-dem in uscita dal Pd, l’Udc, Mpa, Api più tutti gli ex-qualcosa del Pdl. Era questo il grande sogno, irrealizzato, di Silvio Berlusconi, una riproduzione italica del Ppe: purtroppo, il premier non è moderato, dunque non è riuscito a creare una forza politica moderata. La leadership sarà affidata a Pier Ferdinando Casini, di Primarie non si parlerà se non per attaccare la demagogia degli avversari. Il programma si baserà su politiche per le famiglie (eterosessuali, intelligenti pauca), occidentalismo spinto (con gli Usa, con Israele, con la guerra), vaghi richiami alla dottrina cattolica, qualche dissidio interno sulle politiche energetiche, welfare solidaristico, un deciso piano di privatizzazioni e liberalizzazioni.

A destra, finalmente, l’Italia avrà una forza politica moderna.

Il tandem, che si giocherà la leadership alle Primarie, sarà composto tra Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. I militanti proverranno un po’ dall’Idv, un po’ da Fli, un po’ dai nostalgici della destra sociale ancora stanziali nel Pdl, e poi ci sarà un generalizzato outing da parte di singoli politici e militanti parcheggiati provvisoriamente in altre forze politiche, soprattutto per arroccare la propria posizione e difendersi dall’onda berlusconiana che ha bagnato la destra italiana. Il programma si baserà, come tutte le forze conservatrici europee, sull’alleggerimento sostanziale del peso dello Stato: niente partecipazioni pubbliche in imprenditoria, meno tasse, tagli corposi sugli ammortizzatori sociali. Sarà una forza spiccatamente laica, per accelerare l’affrancamento dal centro. Diritti e libertà individuali saranno rispettati ed esaltati. La giustizia tornerà a essere un argomento ‘di destra’, finalmente liberato dal personalismo del dibattito di questi anni.

Con questa configurazione, la legge elettorale potrebbe essere determinante ma fino a un certo punto. Di sicuro verrebbe abolito il premio di maggioranza così com’è concepito ora, così come verrebbero abolite le liste bloccate in Parlamento. Ma la vera discontinuità rispetto a oggi è che il polo di centro sarebbe sempre decisivo. Ecco perché la Terza Repubblica potrebbe assomigliare così tanto alla Prima.

E le altre forze politiche?

La Federazione della Sinistra resterà fedele alla sua mission e svolgerà un ruolo da antagonista da sinistra del Pd e Sel.

Grillo avrà meno spazio per erodere consenso, soprattutto se il Pd farà propri quei metodi di ascolto, partecipazione e verifica delle attività degli amministratori pubblici che, oggi, sono la vera forza del Movimento. Basterà aggiungere la presa in carico di temi come la riduzione dei costi della politica e la trasparenza della macchina amministrativa (ad esempio, attraverso l’open data) perché gli attuali elettori del Movimento guardino con più fiducia alla proposta della sinistra, o di una destra moderna. È quello che, in scala, è già successo a Milano e Napoli alle Amministrative: dove c’è una proposta credibile che giunge dal mondo della politica, non c’è bisogno di essere incazzati a tutti i costi.

I Radicali saranno certamente più vicini alla destra moderna, ma potrebbe fare da ponte per alcune strane alleanze sinistra-destra su temi come quelli dei diritti civili o della giustizia (in particolare per ripensare complessivamente il sistema delle carceri e il ‘senso’ della detenzione).

E la Lega? Comunque vada, ha esaurito la sua mission di governo e di prospettiva nazionale. Il federalismo è oramai un dato acquisito nel nostro Paese e poco importa, in chiave futura, di chi sia il merito dell’effettivo raggiungimento dell’obiettivo. Dunque serve una nuova mission: la secessione. A quel punto Bossi e soci perderanno il loro controllo sulle cose del Paese e faranno gara a sè, come in altri Paesi dove gli interessi indipendentisti di alcune regioni sono regolarmente rappresentati da forze politiche portatrici di quelle issues. Sarà difficile iscrivere la Lega in questa nuova prima Repubblica, è più verosimile che i padani faranno un percorso autonomo, provando a radicarsi ancora di più nelle amministrazioni locali per poi provare il grande e non del tutto impossibile salto nel vuoto.

O, più probabilmente, non succederà niente di tutto questo.