Il sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino (Pdl), si è dimesso oggi dalla carica di primo cittadino. Lo ha fatto subito dopo l’incontro avvenuto ieri col prefetto di Imperia, Francesco Paolo Di Menna, destinatario di una lunga relazione firmata dal comando provinciale dei Carabinieri, nella quale si denuncia l’infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico e politico della città di frontiera. Insomma, si tratta dell’anticipo a un probabile commissariamento del comune. Alcuni componenti della maggioranza avevano chiesto al sindaco di fare un passo indietro. Le dimissioni di Scullino evitano la nomina della Commissione di accesso al comune di Ventimiglia com’è stato l’11 marzo scorso per la vicina Bordighera, dove l’ex sindaco Giovanni Bosio (Pdl) si era dovuto dimettere per decreto del Viminale.

Da tempo l’estremo Ponente ligure è al centro di inchieste delle procure di Imperia e Sanremo per ‘ndrangheta e voto di scambio. Ventimiglia in particolare è ritenuta l’enclave delle ‘ndrine calabresi dedite agli appalti, al controllo del mercato di sostanze stupefacenti, all’usura e al favoreggiamento della latitanza di pericolosi criminali nella vicina Provenza francese. Soltanto la scorsa settimana i Carabinieri di Ventimiglia con l’impiego di un elicottero, su ordine del procuratore di Sanremo Roberto Cavallone, avevano arrestato 11 presunti eponenti della ‘ndrangheta, tra cui alcuni pregiudicati, per reati di spaccio, detenzione d’armi e usura.

Secondo fonti investigative l’operazione sarebbe collegata al recente arresto dell’ex presidente del Tribunale di Imperia Gianfranco Boccalatte, ai domiciliari per corruzione in atti giudiziari su ordine della Direzione Antimafia di Torino guidata dal procuratore Giancarlo Caselli. L’operazione era stata preceduta da un altro arresto: quello dell’autista di Boccalatte che vive a Bordighera. Città in cui risiedono vivono esponenti dei clan Barilaro, Benito Pepè e i fratelli Pellegrino, ai quali i magistrati di Sanremo pochi giorni fa hanno sequestrato beni immobili per 10 milioni di euro.

Assieme al “verduraio” genovese Domenico Gangemi e Onofrio Garcea, sono i cosiddetti “cerimonieri della ‘ndrangheta” secondo il gip Giuseppe Salerno. Una mezza dozzina di loro sono rinchiusi in carcere per estorsione e sfruttamento della prostituzione. Nelle intercettazioni si legge dell’incontro avvenuto a Giambranca nel comune di Bordighera il 17 gennaio 2010 nella villetta di Benito Pepè per gerarchizzare i gradi della ‘ndrangheta. Le inchieste si incrociano. Le dimissioni di Scullino, formalizzate per il “pressante assedio che dura ormai da un anno”, appaiono solo come la seconda tessera di un domino che potrebbe coinvolgere anche altri paesi e città liguri.