Ma come fa una televisione che perde ascolti a guadagnare sempre di più in pubblicità? In fondo, ora che il grande pentolone della P4 si è scoperchiato, sembra un po’ il segreto di Pulcinella. Eppure l’altra sera, all’Auditorium Parco della Musica, alla convention organizzata dalla Sipra, concessionaria della pubblicità Rai, da tempo colonizzata ai vertici da uomini vicini al centrodestra, questa era la domanda che ipocritamente si ponevano molti inserzionisti, presenti con i loro spot sia sulla Rai sia su Mediaset. Il mercato degli spot, soprattutto negli ultimi due anni, ha visto le grandi aziende veicolare una massa inverosimile di pubblicità verso i programmi delle reti del Biscione che, oggettivamente, di ascolto ne perdono ogni giorno di più, ma a guardare solo bilancio e fatturato si crederebbe il contrario: nel 2010, le reti del Biscione si sono accaparrate il 56% dell’intera torta pubblicitaria italiana, pur avendo pagato parecchio, in termini di share, al boom de La 7 derivante soprattutto dal traino fornito dal Tg di Mentana sui programmi della prima serata. Ma La 7 non prende più spot, le borse della Rai sono a secco nonostante gli ascolti contuinino a premiare alcuni programmi (soprattutto quelli che il Cavaliere vuole depennare, per non parlare di Santoro) e Mediaset guadagna.

Insomma, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che il partito azienda di Berlusconi perda colpi, sia sul fronte mediatico che politico, gli inserzionisti continuano a bruciare denaro su Mediaset. Perchè? Qualcuno si ricorderà, agli inizi di questa legislatura, di un paio di cene ospitate da Berlusconi a villa Madama (era il 2009, a un appuntamento c’era pure Noemi Letizia) in cui invitò un gruppo di imprenditori a investire su Mediaset. Lo scandalo di quelle parole durò il tempo di un battito d’ali sui giornali, le conseguenze economiche, invece, stanno perdurando anche oggi. Si può dire che da allora, anche se la questione è nata ben prima, è stato evidente a tutti che le reti Mediaset hanno falsato il gioco della concorrenza di mercato attraverso i vantaggi della politica e del ruolo primario del padrone. La Rai, in questo gioco, è una vittima. Che colleziona record d’ascolto, da Sanremo a Santoro passando per Saviano e forse domani da Fiorello, ma poi perde decine di milioni di pubblicità. E non riesce a recuperarli perché i grossi investitori pubblicitari italiani si sentono “costretti” a puntare sulle reti del Presidente del Consiglio piuttosto che su un servizio pubblico a lui inviso. E non c’è nulla che possa convincerli a cambiare idea.

L’inchiesta sulla P4, dove presto saranno svelati anche altri nomi di dirigenti Rai impegnati a veicolare nomine e appalti nel nome del Cavaliere, non scaverà così nel profondo da mettere in luce anche quanto sia stata pesante l’influenza di Berlusconi e dei suoi sodali sul suggestionare il mercato pubblicitario televisivo a solo vantaggio di Mediaset, ma forse, più che le chiacchiere da bar tra Bisignani e Masi “arrapato”  per aver messo alle corde Santoro, a chi paga ancora il canone Rai farebbe maggiore piacere sapere come il capo del Governo ha usato il suo ruolo politico per riempire i forzieri delle sue aziende, nonostante i programmi scadenti. Dalla convention Sipra per raccimolare spot per la Rai non è stato possibile capire se l’evidente tramonto del Caimano favorirà anche un’inversione di tendenza degli investitori nei confronti del servizio pubblico, ma certo vedere un’azienda piena di dirigenti in qualche modo coinvolti con il mondo berlusconiano – o comunque con esso conniventi – non favorirà di certo il processo di pulizia. Soprattutto nel mercato degli spot. E, di conseguenza, in tutto il resto.