Donne, sole, mare e niente imposta municipale. A quanto pare quest’estate saranno in pochi ad applicare la tassa comunale sul soggiorno dei turisti, annunciata dal governo Berlusconi come la carta vincente che avrebbe fatto tornare a sorridere i bilanci delle località di villeggiatura. Il balzello è stato (re)introdotto dal provvedimento sul federalismo fiscale, la legge bandiera del Carroccio. Un provvedimento che in questo caso viene clamorosamente bocciato dagli stessi sindaci leghisti. A partire da Attilio Fontana, primo cittadino di Varese, vero baluardo del leghismo. Insomma l’istituto non incontra il favore dei sindaci, schiacciati tra il desiderio di risanare i conti e la necessità di tenere a bada gli umori degli operatori turistici, che da ogni angolo del Paese hanno fatto sapere per tempo di non gradire la novità.

A passarsela peggio sono proprio i sindaci della Lega Nord, lacerati dall’eterna dicotomia: meglio essere Lega di lotta o di governo? Meglio fare i secessionisti in provincia o i poltronari a Roma? Applicare la tassa di soggiorno o schierarsi contro le nuove forme di imposizione? Dalle Alpi al Mediterraneo, passando per le città, i borgomastri della Lega non ci stanno a vestire i panni dei gabellieri e rifiutano con inedito garbo l’ipotesi dell’applicazione della nuova tassa federalista.

A Jesolo come a Diano Marina, sul Lago Maggiore come sul Garda, a parlar di tassa sul soggiorno si ottiene sempre la stessa risposta. “Non la abbiamo applicata da subito – spiega Alberto Gusmeroli, il sindaco leghista di Arona -, qui abbiamo un arretrato di 30 anni nel turismo. Prima di pensare ad applicare un’imposta di quel tipo bisogna sviluppare una proposta di turismo alternativa, capace di recuperare gli anni persi”. Gusmeroli ha le idee chiare, parla della sua città e dei progetti che ha messo in campo per il rilancio del turismo sulla sponda piemontese del Lago Maggiore: “Finché non vedrò che la mia città si è spostata dal turismo mordi e fuggi allo stanziale non applicherò la tassa”. Sulla sponda lombarda del Maggiore la pensano allo stesso modo. Graziella Giacon, sindaco di Laveno Mombello non ha applicato e non applicherà la tassa: “Le vacanze sul lago sono per un pubblico di nicchia, noi i turisti dobbiamo andarli a cercare. Il nostro è un turismo diverso da quello di mare o da quello delle città d’arte. È giusto dare la possibilità a chi può di applicarla, ma sul lago Maggiore la vedo dura”.

Se i leghisti di lago sono scettici, quelli di mare non sono da meno. Il primo cittadino di Diano Marina, Giacomo Chiappori, nella triplice veste di sindaco, deputato e imprenditore del settore, ha dichiarato di non voler applicare la tassa di soggiorno: “Poi chiederò agli albergatori quali sacrifici potranno fare per aiutare il comune”, ha dichiarato alla rete locale Primocanale. Secondo Adriano Ragni, sindaco di San Bartolomeo a Mare (Imperia) e segretario della sezione locale della Lega Nord “la tassa di soggiorno è uno strumento che si può usare o meno, noi non ne abbiamo bisogno, le nostre zone non si adattano a questo tipo di tassazione”. A chi gli fa notare l’incoerenza della scelta di non applicare una tassa voluta dalla stessa Lega Nord, Ragni risponde che “la tassa di soggiorno è stata reintrodotta quale possibilità e non quale obbligo”, puntualizzando come la nuova gabella non possa essere applicata in quei comuni balneari che subiscono la forte concorrenza dei competitor vicini o lontani.

Una sintesi sul punto la offre il sindaco di Varese, Attilio Fontana, che ricopre anche la carica di presidente di Anci Lombardia: “Non è sicuramente una tassa che deve fare gridare allo scandalo, io a Varese non la intendo applicare, perché credo che il nostro turismo debba essere incentivato, e dal punto di vista psicologico, soprattutto per gli operatori, l’introduzione di una nuova tassa potrebbe essere troppo pesante da sopportare”. Ma allora a cosa serve se non la applica nessuno? “Non è vero – ribatte Fontana -, Roma la applica e il sindaco Alemanno è molto contento. Varese ha un turismo gracile e non può permettersela, se mi trovassi in una situazione di monopolio come quella di una città del calibro di Roma, probabilmente la applicherei anche io”. Così i leghisti del territorio scoprono il volto oscuro del federalismo e quando il punto di prelievo fiscale si avvicina finalmente al popolo, di fronte a chi storce il naso alzano le braccia e respingono l’offerta: “no, grazie. Questa tassa non fa per noi”.