“Ahò, ma ce stanno pure i froci de destra?”. Se lo chiede un signore sulla sessantina che per caso ha incrociato il corteo dell’Europride all’altezza di via Cavour, vedendo passare la delegazione di Fli e GayLib con Flavia Perina e Enzo Raisi in testa. In risposta riceve solo una gomitata stizzita della moglie e qualche sorrisino divertito di alcuni partecipanti. La risposta, lapalissiana, è sì, ci sono anche loro.

Ma stamattina, a leggere i giornali cattolici o di centrodestra, sembrerebbe quasi che la parata dell’orgoglio omosessuale di ieri non sia stata altro che la solita carnevalata di comunisti. C’è chi preferisce minimizzare l’evento come Jacopo Granzotto sul Giornale, chi sceglie l’indignazione papista per gli “insulti” al Vaticano (Avvenire) o chi predilige uno stile più aggressivo, strumentalizzando senza vergogna la presenza di molti bambini alla manifestazione (Libero).

Granzotto inizia sminuendo il discorso di Lady Gaga dal palco, definito un “pistolotto”, banalizzando un messaggio che certo non sarà stato rivoluzionario ma che lanciato dalla più grande icona pop dei nostri giorni qualche effetto benefico può averlo comunque. Ovviamente nel mirino anche i finiani (“rossi dentro”) e i numeri dei partecipanti comunicati dall’organizzazione. Per il Giornale è stato “un flop, altro che carica dei 500mila. […] E fino alle 19 il circo Massimo rimane per pochi intimi”. Granzotto dimentica che fino alle 19 la gente stava sfilando per le vie della Capitale…

Molto più indignato il resoconto di Avvenire. Luca Liverani firma un articolo che già dal titolo fa capire l’andazzo: “Europride: applausi a Lady Gaga, insulti al Papa”. Anche qui si inizia sminuendo, proponendo di togliere uno zero ai 500mila partecipanti. Ma chi ieri c’è stato davvero e ha potuto constatare che di gente ce n’era eccome. Al giornalista di Avvenire non è piaciuto quello che definisce “il logoro corredo di trasgressioni da copione e sberleffi anticlericali” e nemmeno i “cartelli che rinnegano la tolleranza tanto invocata ed esibiscono un umorismo nero quantomeno discutibile, obiettivo fisso il Papa e la Chiesa”. La chiusura del pezzo è affidata alle considerazioni di Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale dell’Università di Messina: “Pare abbiano il monopolio della differenza, solo loro sono discriminati e il mondo deve essere diviso in due: filo omosessuale o filo omofobo. L’irritazione cresce quando si lanciano offese gravi alla Chiesa. Chi vuole rispetto deve per primo dare rispetto”.

Più aggressiva, infine, è Brunella Bolloli su Libero. Le strumentalizzazioni partono fin dal primo rigo e i protagonisti sono i bambini: “I giocattoli sono out. Va di moda il palloncino a forma di fallo. E le piume di struzzo, le paillettes, il frustino. Bambine di 12 anni sul carro arcobaleno dei diritti gay, primi sculettamenti ingenui sulle note di Waka Waka. La mamma approva, il papà è con il fidanzato”. La Bolloli continua: “Passeggini fucsia e musica a palla. Tommaso, dieci mesi, forse vorrebbe farsi un sonno come tutti i bebé, ma nella baraonda dell’Europride e sotto la canicola romana non ce la fa. Tocca sfilare già da neonati. Con le drag queen e i trans tacco dodici a seno scoperto”. Evidentemente la Bolloli era alla sua prima partecipazione, visto che a detta di tutti gli abitués, quest’anno le “nudità” erano davvero ridotte all’osso (chi scrive ha visto solo un seno in mostra in più di sei ore di manifestazione).

Fin qui le polemiche della stampa cattolica e berlusconiana. Resta un dubbio: l’illustre docente di filosofia morale interpellata da Avvenire, quando parlava di “dare rispetto per ricevere rispetto” si rivolgeva all’Europride o al Vaticano?