Piove in Plaza Catalunya, a Barcellona. E così a Madrid, a Puerta del Sol. Il brutto tempo è arrivato con l’impasse in cui si trova il movimento 15-M degli indignados, arrivato a oltre tre settimane di mobilitazione. “Non possiamo raccogliere le nostre cose ed andarcene – dice davanti all’assemblea Jordi, studente catalano – dobbiamo organizzarci ed arrivare a un risultato. La società ci chiede proposte concrete e abbiamo il dovere di offrirle”. Ma nella notte i più hanno deciso che entro la fine della settimana lasceranno l’accampamento. Solo una minoranza andrà avanti con l’occupazione per un periodo non determinato.

Chi è rimasto finora a pernottare nelle piazze spagnole dimostra un carattere caparbio. La stanchezza e le difficoltà hanno sfoltito le file dei partecipanti, passati, a Barcellona, da migliaia ad alcune centinaia. “Stiamo pagando caro il nostro modello di democrazia – ammette Claudia, indignada della prima ora – discutiamo di tutto per ore, poi le proposte passano alle commissioni, in seguito i testi vengono votati dalle assemblee. Questo processo rallenta ogni decisione. Ma non ho paura di veder diminuire la presenza di gente in piazza. Con la protesta abbiamo lanciato un urlo, abbiamo aperto la breccia di cui il paese aveva bisogno. Sono certa che al momento giusto i cittadini torneranno a partecipare”.

Consci che le occupazioni delle piazze non possono reggere ancora per molto, i partecipanti del 15-M stanno preparando una serie di iniziative a tambur battente per tenere vivo il movimento. Il 15 giugno in tutto il paese i parlamenti regionali saranno nell’obiettivo degli indignados. Il 19 invece, l’appuntamento è davanti al Congresso dei deputati di Madrid. I partecipanti al movimento di tutte le 53 città in mobilitazione arriveranno alla capitale per chiedere “democracia real ya”.

L’idea è di organizzare una manifestazione di massa che converga con uno sciopero generale. E l’obiettivo è che anche a livello internazionale, soprattutto in Portogallo, si svolgano lo stesso giorno forme di protesta. “Stiamo scommettendo sul nostro futuro” riporta un cartello ai margini di Plaza Catalunya, mentre compare l’elenco di iniziative estemporanee da realizzare prima della scadenza del 19: orchestre di caceroladas durante gli insediamenti delle nuove giunte comunali, boicottaggio delle pubblicità finanziate dalle istituzioni pubbliche per denunciarne lo spreco dei soldi della collettività e partecipazioni “attive” ai comizi dei politici.

“Non sono iniziative naif – dice Dani, di Barcellona – abbiamo delle proposte che non ci stancheremo mai di diffondere. Sapevamo già che dopo il botto sarebbe arrivato il momento fosco. E’ ora il momento di rimanere a galla con la forza delle idee”.

E’ però con uno sforzo deciso che si può arrivare a decifrare le proposte del 15-M tra le mille che emergono. Pochi giorni fa a Madrid è stata approvata una piattaforma comune, un mezzo miracolo per un movimento tanto eteregeneo: eliminazione dei privilegi della classe politica, contrastare la disoccupazione, diritto alla casa, servizio pubblico di qualità, controllo degli enti bancari e delle imposte, garantire la democrazia partecipativa ai cittadini e diminuire le spese militari.

Otto punti per nulla vaghi, ma in cui il sistema società è messo duramente in discussione. Come nel passaggio che riguarda il diritto alla casa in cui il 15-M chiede l’espropriazione da parte dello Stato delle case costruite durante la bolla speculativa e rimaste vuote, in modo da affittarle a equo canone. “Abbiamo fondato la basi su cui partire per coinvolgere i cittadini – aggiunge Dani –. I cambiamenti che vogliamo richiedono tempo”. Le piazze il tempo sembrano assorbirlo con voracità. Sarà per questo che da Plaza Catalunya è partita l’idea, poi approvata a Puerta del Sol, di una carovana itinerante che fino a metà luglio percorrerà la Spagna “di villaggio in villaggio” per portare il 15-M dappertutto, ben oltre la primavera.

di Cristina Artoni