A rivista anarchicaOggi pubblico un articolo che comparirà sul numero di luglio del mensile A rivista anarchica, la più diffusa rivista dell’area anarchica fondata nel 1971

L’economia dei paesi occidentali non si è ancora risollevata dalla crisi generata dai mutui subprime degli Stati Uniti e già ci sono segnali di un’altra probabile batosta. E chi pagherà il prezzo più alto? Come al solito «quelli che stanno in basso».

Il mercato finanziario sta preparando una nuova bolla speculativa. E quando scoppierà saranno guai anche (meglio dire soprattutto) per chi non opera in Borsa. Cioè la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. E forse in pochi si sono accorti che il nostro futuro economico (e non solo) dipende anche (ma in buona misura) dagli Etf. Gli Exchange traded funds, i cosiddetti fondi replicanti perché seguono l’andamento di un determinato indice finanziario, sono stati accusati, a ragione, di «tossicità». La stessa accusa che venne fatta nel 2008 ai mutui subprime negli Stati Uniti. E che hanno provocato, con reazione a catena, la crisi economica da cui non si è ancora usciti.  Ma non finisce qui. I mercati finanziari ne stanno preparando un’altra. Si apprestano a replicare la grande crisi del 2001. Ricordate? Quella legata alla new economy. Qualche esempio. Il social network per professionisti Linkedln nel primo giorno di quotazione alla Borsa di New York ha raggiunto cifre stratosferiche: una capitalizzazione di 9 miliardi di dollari. È tanto, è poco? Tantissimo se si pensa che fattura appena 90 milioni  mentre la quotazione è pari a 1.113 volte l’utile netto. E che dire del crescente successo dei credit default swaps (Cds). Questi sono contratti derivati che, dietro il pagamento di un interesse, garantiscono un rimborso in caso di fallimento del debitore: costruiti su titoli coperti da mutui rischiosi. Insomma, si paga una sorta di assicurazione sperando che i titoli in questione non vengano rimborsati.

Boom dei social media

Nel frattempo sul mercato secondario, sempre a New York, Facebook e Twitter, cioè due famosi social media, hanno raggiunto quotazioni incredibili: il valore complessivo delle due società ha raggiunto 50 miliardi di dollari per Facebook e 7 miliardi Twitter.

Insomma, ci sono tutti i segnali di un’altra crisi determinata dalla speculazione.

Non è certo una novità. Anzi è un fenomeno che percorre i secoli. Basti ricordare la speculazione che attraversò l’Olanda nel 1636-1637 denominata tulipanomania. Cos’era accaduto?

Nel 1636 si assiste a una crescente domanda di bulbi di tulipani, soprattutto delle varietà rare. Si aprono luoghi destinati al commercio dei bulbi, ad Amsterdam i bulbi vengono scambiati nella sede della Borsa. All’inizio gli operatori in tulipani realizzano enormi guadagni vendendo quando il prezzo sale e comprando quando le quotazioni scendono. «Persone di ogni ceto convertirono le loro proprietà in contante per investirlo in fiori. Case e terre erano offerte in vendita a prezzi rovinosamente bassi o dati in pagamento di contratti conclusi al mercato dei tulipani. Gli stranieri furono colpiti dalla stessa frenesia e il denaro affluì in quella terra da tutte le direzioni» (Charles Mackay, Extraordinary Popular Delusion and the Madness of Crowds, citato da John Kennet Galbraith in Breve storia dell’euforia finanziaria).

E poi? Nel 1637 qualcuno cominciò a vendere, seguito da altri finché la corsa a vendere divenne una rovinosa valanga. Insomma, arrivò la depressione economica.

Quella fiammata finanziaria seguita da una gelata economica che cosa ci racconta? Un fatto molto semplice e drammatico al tempo stesso: facili e consistenti guadagni sono un’illusione per tanti di cui pochissimi approfitteranno.

Facciamo una facile scommessa: quanto ci perderanno coloro che acquisteranno titoli di Facebook e Twitter quando sbarcheranno al New York Stock Exchange?

E così aspettiamo il prossimo anno che sarà molto probabilmente catastrofico secondo l’avvincente analisi di Aldo Giannuli. Analisi racchiusa nel suo ultimo libro non a caso intitolato 2012: la grande crisi con questa ironica introduzione … e i Maya non c’entrano nulla.

di Luciano Lanza