Chuck D dei Public Enemy ha dichiarato: “Se facciamo quel che facciamo è grazie a lui”. Il 27 maggio scorso è scomparso, all’età di 62 anni, Gil Scott-Heron, il padre del rap. Alla fine degli anni ’60 fu il profeta dello spoken word, ovvero il recitare poesie su tappeti musicali. Ma non amava essere considerato il padre del rap, si definiva bluesologist, un miscelatore di poesia, soul, blues e jazz, e ai rapper consigliava di essere più elaborati e artistici, perché “c’è una grande differenza tra mettere parole sopra qualche musica, e fondere quelle parole nella musica…”.

Tutto il mondo dell’hip hop americano (Eminem, Snoop Dogg, Beastie Boys…) gli ha reso omaggio. Afroamericano, nato a Chicago e cresciuto nel Bronx, è stata la voce militante della causa dei neri d’Oltreoceano. Folgorante premonizione il suo manifesto poetico The revolution will not be televised, che negli ‘70 lo fece conoscere al mondo, fino alla conquista del successo, nel 1978, con The Bottle. Consumato dall’eroina per diversi anni, non ha inciso dischi fino al 2010, quando è uscito I’m New Here, da cui è stato tratto il bellissimo singolo e video Me And The Devil.

Nel settembre 1979 disse “No Nukes insieme a Bruce Springsteen, Jackson Browne, Crosby, Stills & Nash e tanti altri con un concerto antinucleare a New York. Se avesse potuto, sicuramente, il 12 e il 13 giugno avrebbe anche lui votato quattro volte Sì. I suoi versi e la sua voce non ci lasceranno mai!