Milano, nell’avventura
di questi giorni, rinnova
il suo passato, ritrova
la sua profonda natura
lo stile, l’accordatura.
(…città d’acqua, di navigli
Notturni, di meraviglie
Sentimentali, di amori
Coraggiosi, di furori
civili, di sangue e gigli…).

……….

Da quando volò nel vento
il numero sconcertante
che dichiarò lo sfidante
al 48 per cento,
da chissà dove nel tempo,
da chissà quanto lontano,
da mondi che non sappiamo,
riapparvero tra i navigli
molti illustrissimi figli
della nobile Milano.

Un uomo con un pastrano,
appoggiato ad un bastone,
nei pressi della stazione
diceva a un vigile urbano:
“Buon uomo, con quello strano
vestito, per cortesia
dica al signor Pisapia
di organizzare un concerto!
Mi chiamo Giuseppe Verdi,
gli ho scritto una sinfonia.”

Poi hanno visto Manzoni
a braccetto con Parini
mangiare cioccolatini
per l’appunto in via Manzoni.
Guardava con compassione
il cartello della via.
“Manzoni, per cortesia!
– disse Parini – non guardi
Solo a quel che la riguarda!
Siamo qui per Pisapia!”


Intanto una primavera
Bellissima, adolescente,
si stabiliva indolente
in tutti i caffè di Brera.
Alle cinque della sera,
seduti ad un tavolino,
Testori, Ottieri e Fortini
intonavano poesie,
dedicando a Pisapia
sette bottiglie di vino.

Di lì passò la Merini
fumando, e si salutarono
E poi tutti insieme andarono
verso Palazzo Marino.
In via Broletto, un alpino
intonava: “…Pisapia
l’è contro la tirannia!…”
“…mi pare una bella idea!
– lo apostrofò Della Mea –
facciamogli compagnia!”

(…Era Della Mea davvero?
Aveva un gatto, e cantava…)
Intorno, si scatenava
furiosa la primavera.
Videro, la stessa sera,
Toscanini in Galleria,
E Stratos in pizzeria.
Montanelli, in Solferino,
Alle cinque del mattino
Chiedeva di Pisapia.

Oggi, davanti alla Rai,
(Stando ad alcuni racconti),
qualcuno ha visto Giò Ponti
parlare con tre operai
di seggiole, di tranvai
e di altre fantasie.
E dentro, in Fonologìa,
Maderna parlava a Berio
di musica e desiderio,
sussurrando: “…Piii-saa-piii-aaa…”

Appena poco lontano,
vicino a piazza del Duomo
scuotendo l’azzurra chioma
Strehler gridava: “Milano
a Prospero e Calibano!”
E per chissà che magia
Zavattini schizzò via
su di una scopa, volando.
E gridava, cavalcando:
“EVVIVA LA PISAPIA!”

Il termine “Pisapia”
Contaminava Milano.
“Cos’ha Guidalberto?” “ È strano…
…gli ha preso una Pisapia!”
“Ho preso due Pisapie
Da indossare sul cappotto!”
“Io ce ne ho tre nel salotto!”
“Io quattro, per l’allergia!”
“Ho sognato Pisapia,
ed ho vinto un terno al lotto!”

Seduti al Parco, discreti,
Fabrizio con la Pivano
parlavano molto piano
di luminosi segreti,
come parlano i poeti.
La gente li salutava.
Milano trasfigurava
il passato nel presente:
ed era precisamente
quello che ci si aspettava.

………

E’ Milano che ritorna,
che si ritrova nel tempo,
e che si dà appuntamento
nel volo di questi giorni.
E per questo, tutto intorno
c’è questa strana energia.
(Dalla nota Sacrestia
ci dicono che Leonardo
ha dichiarato al riguardo:
“Io voterò Pisapia!”)