Monsignore Mariano Crociata, segretario generale della Cei

“Le divinità accecano o rendono folli ‘coloro che vogliono perdere’”. E’ con un proverbio – pagano – che la Cei scarica il centrodestra milanese, a pochi giorni dai ballottaggi. E per due volte. La prima stamattina, con una risposta del direttore del quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’, Marco Tarquinio, al direttore del ‘Giornale’, Alessandro Sallusti, che ieri aveva attaccato il cardinale Tettamanazi e arringato i cattolici a riaffidarsi al sindaco Letizia Moratti. La seconda volta, sempre in mattinata, con le dichiarazioni dei vertici della comunità episcopale che smentiscono il pericolo di ‘islamizzazione’ a Milano. Uno dei temi principali su cui Pdl e Lega stanno basando la campagna elettorale, accusando il candidato di centrosinistra Giuliano Pisapia di volere una ‘zingaropoli islamica’. Ma se gli elettori cattolici appaiono confusi sulla scelta di voto da fare al ballottaggio, molto meno lo sembrano i vertici della Chiesa.

“Non credo che ci sia affatto il pericolo di una islamizzazione”. Così monsignore Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, rimanda al mittente gli allarmi lanciati dal premier Silvio Berlusconi e dal leader della Lega Umberto Bossi. “Pisapia vuole costruire una moschea a Milano”, urlano dal centrodestra? “Noi non abbiamo nessuna riserva nei confronti dei luoghi di culto, chiunque ha la libertà di professare la propria fede e ha il diritto di professarla nei luoghi che gli sono consoni” risponde Mogavero. Un “diritto fondamentale della libertà religiosa” anche secondo il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Nessun problema per la Chiesa a patto che, specifica, il progetto risponda “alle esigenze di vita sociale e comunitaria secondo la nostra comunità civile, la nostra Costituzione e le leggi che in Italia regolano la convivenza”. Proprio il richiamo contenuto nel programma dell’avvocato milanese.

Ma i vecovi, per la maggioranza, sono scomodi anche quando non parlano. E’ di ieri l’attacco del direttore del ‘Giornale’ Sallusti al cardinale Luigi Tettamanzi, vescovo di Milano, per non aver “dato indicazioni chiare al suo gregge”, ovviamente a favore di Letizia Moratti. “La chiesa non si schiera né con uno né con l’altro”, ribadisce oggi monsignore Crociata. Non solo, secondo il ‘Giornale’, le “mezze frasi” e l’ambiguità di Tettamanzi, un po’ come oggi quelle della Cei forse, “sono certamente un aiuto ai mangiapreti alla Pisapia”. Ma a Sallusti risponde il direttore di ‘Avvenire’, Marco Tarquinio, che parla di “cantonata gigantesca” da parte della maggioranza e “autogol evidente”. “Se c’è – e infatti è emerso – un problema di rapporto” tra il centrodestra milanese e gli elettori cattolici, spiega Tarquinio, “qualcuno si illude davvero di risolverlo attaccando a testa bassa l’arcivescovo” e “il governatore lombardo di centrodestra Roberto Formigoni?”. A quest’ultimo, proveniente da Comunione e Liberazione, Sallusti ha rinfacciato di aver dichiarato di poter lavorare bene “in fondo anche con Pisapia”. La valutazione del direttore del quotidiano cattolico – che non nasconde i dubbi su alcune posizioni del candidato di centrosinistra – è morale ma soprattutto politica: il centrodestra sta fallendo la strategia di richiamo al voto di moderati e cattolici. Una inutile campagna non solo politica, ma anche mediatica, per Tarquinio. Secondo cui, riferendosi a Sallusti e al ‘Giornale’, “accecati e insensati sono anche i polemisti incendiari che ‘vogliono far perdere’ quelli che dichiarano amici…”.