Cogne, Garlasco, Perugia, Avetrana, Ascoli Piceno. La televisione pubblica e privata ha disegnato ormai una nuova cartina geografica. Non delle bellezze artistiche o delle tradizioni popolari, non delle caratteristiche morfologiche o delle peculiarità enogastronomiche. La nuova mappa è tracciata per delitti. Quelli comuni, privati, non certo quelli della criminalità organizzata, della mafia, dell’usura, né quelli sul lavoro. A cosa serve dedicare a Meredith, Sara, Melania… decine, centinaia di ore dei telegiornali e dei talk show della mattina e del pomeriggio, di seconda e terza serata? A cosa serve svelare per ore i nuovi particolari sanguinolenti, morbosi e torbidi, i plastici, le temerarie interpretazioni di psichiatri e criminologi ormai star dei salotti televisivi? Cui prodest? Forse solo a far scattare lo spirito di emulazione in qualche mente disturbata…
In un recente convegno promosso a Padova dalla redazione di Ristretti orizzonti si metteva in evidenza proprio la “caratteristica tutta italiana di infarcire i telegiornali di cronaca nera, privilegiando i delitti comuni rispetto a quelli della criminalità organizzata, serializzandoli come fossero delle telenovela quotidiane. ‘Dal 2005 – ha detto Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia – l’informazione sulla cronaca nera è cresciuta, anche se i reati sono diminuiti‘”.
Forse dovremmo chiedere in prestito qualche slogan agli indignadosspagnoli. “Io ti pago, io ti voto, io decido” potrebbe essere il messaggio lanciato da tutti coloro che pagano (il canone), votano (partiti diversi e non uno solo) e per questo vorrebbero poter decidere liberamente.
Se un centesimo del tempo utilizzato in tv per parlare dei delitti comuni o delle vicende private dei vip fosse dedicato ai problemi reali della vita quotidiana, forse avremmo non solo una tv, ma anche una società migliore. Anche per questo si batteva Roberto Morrione. Anche per questo oggi siamo davanti alla Rai. Non solo per chiedere un riequilibrio dello spazio e del tempo tra i soggetti della competizione elettorale ma anche per rivendicare un risarcimento culturale: una tv che informi e non deformi.
E se poi al plastico proprio non ci si può rinunciare lo si faccia almeno per ricostruire l’episodio dell’attentato che il 23 maggio 1992 costò la vita a Giovanni Falcone, alla moglie e alla sua scorta…
Yo te voto, yo te pago, yo decido
Cogne, Garlasco, Perugia, Avetrana, Ascoli Piceno. La televisione pubblica e
privata ha disegnato ormai una nuova cartina geografica. Non per bellezze
artistiche o tradizioni popolari, non per caratteristiche morfologiche o
peculiarità enogastronomiche. La nuova mappa è tracciata per delitti. Non
quelli della criminalità organizzata, o quelli di mafia, di usura, nè quelli
sul lavoro ma omicidi comuni, privati. A cosa serve dedicare a Meredith,
Sara, Melania… decine, centinaia di ore dei telegiornali e dei talk show
della mattina e del pomeriggio, di seconda e terza serata? A cosa serve
svelare per ore i nuovi particolari sanguinolenti, morbosi e torbidi, i
plastici, le temerarie interpretazioni di psichiatri e criminologi ormai star
dei salotti televisivi? Cui prodest? Forse solo a far scattare lo spirito di emulazione in qualche mente disturbata…
In un recente convegno promosso a Padova dalla redazione “Ristretti orizzonti” si metteva in evidenza proprio la “caratteristica tutta italiana di infarcire i telegiornali di cronaca nera, privilegiando i delitti comuni rispetto a quelli della criminalità organizzata, serializzandoli come fossero delle telenovela quotidiane. “Dal 2005 – ha detto Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia – l’informazione sulla cronaca nera è cresciuta, anche se i reati sono diminuiti”.
Forse dovremmo chiedere in prestito qualche slogan agli indignatos spagnoli. “Io ti pago, io ti voto, io decido” potrebbe essere il messaggio lanciato da tutti coloro che pagano (il canone), votano (partiti diversi e non uno solo) e per questo vorrebbero poter decidere liberamente.
Se un centesimo del tempo utilizzato in tv per parlare dei delitti
comuni o delle vicende private dei vip fosse dedicato ai problemi reali della vita quotidiana forse avremmo non solo una tv, ma anche una società migliore. Anche per questo si batteva Roberto Morrione. Anche per questo oggi
siamo davanti alla Rai. Non solo per chiedere un riequilibrio dello
spazio e del tempo tra i soggetti della competizione elettorale ma anche per
rivendicare un risarcimento culturale: una tv che informi e non deformi.
E se poi al plastico proprio non ci si può rinunciare lo si faccia almeno per ricostruire l’episodio dell’attentato che il 23 maggio 1992 costò la vita a Giovanni Falcone, alla moglie e alla sua scorta…
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