In Italia si parla di “questione giovanile” solo quando alcune frange estreme compiono atti criminali: anziché creare un’agenda politica per ricreare e diffondere adeguate dotazioni di stima, socialità e civismo in quelli che diverranno i cittadini e dirigenti di domani, nella realtà nulla viene fatto per i giovani che vengono tenuti fuori dal mondo che conta, osteggiati dagli anziani che non vogliono perdere i loro privilegi e quindi  costretti ad emigrare per trovare fortuna altrove.

Il 25 aprile scorso è uscito Basta, l’ultima fatica degli Zero Plastica – gruppo hip-hop genovese formato nel 2001 da Nio (dj, mc, produttore) e Lure (mc) cui si è unito G.o.Man Xtrazik – l’urlo di chi desidera dare una scossa al sistema, rinnovarlo, ringiovanirlo, rivoluzionarlo. “Basta” è un disco di denuncia: della corruzione dilagante di un paese, di un governo, dei media e della religione. È denuncia di precariato, di immigrazione ed emigrazione, è un grido liberatorio, è un urlo di speranza e di Resistenza quotidiana. Zero Plastica è il nome di una band scelto per il loro modo di concepire la realtà, in un mondo fatto di plastica, dove tutto è apparenza e artificio, dove si cerca la verità, il senso delle cose, nella musica come nella vita di tutti i giorni.

Il vostro è un disco di denuncia: come nascono le vostre canzoni? Da dove attingete le informazioni che poi mettete in rima?
Le nostre canzoni nascono spesso come reazioni istintive a ciò che viviamo: Il Cantico del precariato ne è un esempio, scritto mentre Lure era ancora un universitario in paranoia e Nio veniva sfruttato dalla maggiore radio locale ligure con la falsa promessa di un contratto a tempo indeterminato. Se dobbiamo affrontare un argomento che è distante dalle nostre esperienze invece, prima ancora di scrivere ci documentiamo, immaginando poi per esempio di vedere la realtà con gli occhi di un vecchio partigiano, o con quelli di un contadino del Chiapas o di un immigrato che sfugge dalla guerra nel suo Paese.

Mi descrivereste il processo di creazione di un vostro brano? Partite da una base e poi scrivete i testi? O viceversa?
Si parte quasi sempre dal beat. Nel caso di Basta!, il nostro ultimo disco, siamo partiti dalle produzioni di Nio, abbiamo scritto i testi, e poi abbiamo riarrangiato il tutto con l’aiuto di musicisti come Roberto Gabrielli, Marco Fadda, gli XterX e i tanti amici che hanno dato il loro contributo artistico.

Zero Plastica è anche nel sociale: come sta andando il progetto Haiti? E qual è la vostra filosofia di vita?
Il progetto “Democracy in Haiti” nasce dalla Nomadic Wax – l’etichetta americana con cui Nio collabora da un paio di anni – ed è parte di una serie di documentari sulla Cultura Hip-Hop e il suo impatto socio-politico. Abbiamo finito le riprese ad Haiti lo scorso aprile al termine del ballottaggio elettorale e adesso stiamo facendo il montaggio. Il filo conduttore che unisce Zero Plastica a un progetto come questo è lo stesso che ha portato in carcere il noto rapper tunisino El General, o lo yemenita Hagage “AJ” Masaed a essere minacciato dai fondamentalisti islamici, o l’inglese Jun Tzu a scappare dall’Irlanda del Nord: il rap può essere usato come uno strumento per la democrazia, se non addirittura per la rivoluzione, e questo preoccupa non poco qualsiasi tipo di istituzione, tanto più se corrotta sino al midollo.

La memoria per voi è un peso o una ricchezza?
La memoria è una risorsa fondamentale, anche se sembra che la razza umana non ne abbondi particolarmente. Ed è per questo che commette sempre gli stessi errori, perché non conosce sufficientemente la propria storia.

Credete che ci sia ancora qualcosa per cui valga la pena di scrivere canzoni?
Noi – come probabilmente gran parte dei rappers – scriviamo perché è il modo migliore che abbiamo per sfogare la nostra rabbia e le nostre frustrazioni. La potenza dell’hip-hop è proprio questa, trasformare la negatività in qualcosa di più costruttivo, un confronto. Anche se talvolta le parole possono fare molti più danni delle bombe.

Voi siete l’unica band a esser prodotta da una società americana. Come siete riusciti a ottenere questo contatto?
Dj Nio collabora con la Nomadic Wax già da un paio di anni, da quando cioè è stato contattato da loro proprio per la sua visione globale della Cultura Hip-Hop e per le sue mixtapes di black music proveniente da tutto il mondo. Qualche mese fa ci hanno chiesto di ascoltare il disco su cui stavamo lavorando e noi abbiamo tradotto i nostri testi in inglese: la Nomadic Wax ne è rimasta entusiasta e ci ha invitato negli Stati Uniti per fare il mastering finale nell’importante studio della Notable Productions. Il che è un piccolo grande miracolo, dato che generalmente gli unici artisti italiani che hanno avuto lo stesso privilegio sono quelli sotto contratto con le major… Noi siamo INDIPENDENTI.

A quali artisti o band vi ispirate? Quali sono le vostre ambizioni?
Ci piace l’idea di dare uno spunto a chi ci ascolta, un punto di vista diverso e ci dà molta soddisfazione il commento di qualcuno che ha ascoltato le nostre parole. E’ così difficile essere ascoltati per davvero. Non parliamo di essere capiti, ma di avere le orecchie e il cervello delle persone per qualche secondo, di insinuare il dubbio che tutta la realtà che ci circonda non sia proprio così a misura d’uomo come qualcuno ci ripete con un sorriso da televendita. I nostri “cattivi maestri” sono tantissimi: Public Enemy, Black Star, Reflection Eternal, alcuni dei vecchi pionieri del rap italiano… Anche i nostri concittadini SensaSciou. E, ovviamente, Fabrizio De André.

Come considerate l’Italia di oggi e come credete gli artisti possano aiutare a cambiare la tendenza?
L’Italia di oggi è un circo di pagliacci, trapezisti, bestie ammaestrate, giocolieri e illusionisti… E’ pura dinamite pronta ad esplodere: potrebbe essere la prova che non bisogna per forza essere dei ragazzini per fare la rivoluzione. Non sono divertenti le facce dei politicanti che se la raccontano pensando che davvero potranno far ciò che vogliono per sempre? Adorabili e patetici ammassi di populismo molle con la stipendio da urlo. Questi gentiluomini hanno capito che l’Arte aiuta le persone a essere libere e ad avere un proprio punto di vista critico, e quindi continuano a tagliare i fondi alla Cultura con la speranza di ipnotizzare la gente con la tv all’infinito. Ma l’Arte è Resistenza, è anarchia, Rivoluzione. E ogni singolo vero artista là fuori è pronto a morire per essa.

Avete in programma una tournée?
Abbiamo in programma date importanti al Nord – apriremo anche i concerti di Alborosie, Dargen D’Amico e Banda Bassotti – e alcune in ballo in Europa, Tunisia e Stati Uniti, ma ci piacerebbe andare anche verso il Sud Italia, dove non siamo mai stati abbastanza… Tutte le date sono sul nostro blog www.zero-plastica.blogspot.com La nostra mail è info@zero-plastica.com