E’ l’ora delle promesse impossibili, incredibili, sfacciate. Via Ecopass dice Letizia Moratti come fosse niente. E poi rilancia: una maxi-sanatoria per le multe. Sarebbe questa, secondo alcune indiscrezioni accreditate al presidente del consiglio regionale Davide Boni che però smentisce,  la sorpresa elettorale di cui si parla da giorni, concordata niente meno che da Berlusconi, Bossi e Calderoli in vista del ballottaggio per il sindaco di Milano. Ma gli effetti dell’annuncio sull’elettorato non sono così certi. Perché la sanatoria finisce per penalizzare due volte i milanesi che finora hanno pagato multe salate. In totale i cittadini paganti (milanesi e non) sono stati 6,5 milioni. Quel colpo di spugna, infatti, non cancella la rabbia dei milanesi, soprattutto quelli che fino a ieri e per tre anni sono stati tartassati dal provvedimento imposto da Letizia Moratti. Critico il coordinatore dei giudici di Pace di Milano che ha visto intasare i suoi uffici di ricorsi: “E’ un annuncio elettorale che non vale niente, non ha alcun valore per noi che applichiamo la legge e non i proclami”, dice Vito Dattolico. “Peggio, come ogni condono, questa promessa è un insulto ai cittadini onesti che hanno pagato le multe e non farà altro che rafforzare l’idea che sia legittimo e tutto sommato meglio non pagarle affatto. I cittadini traggano le conclusioni”.

Ma quanto vale questo “regalino” cui la Moratti&co affidano la speranza di riportare sul Pdl i voti dei milanesi? Le stime di Palazzo Marino dicono che il ticket, in tre anni di “sperimentazione”, è costato oltre 450 milioni di euro di euro. A tanto ammontano i ricavi tra incassi per l’acquisto dei titoli di ingresso e incassi dovuti alla monumentale montagna di multe piombate sui cittadini, tra corsie preferenziali create dall’oggi al domani con una segnaletica poco chiara e ingressi senza ticket. Un business enorme per le casse (vuote) di Palazzo Marino. Ma che non ha avuto alcun effetto concreto e rivendicabile sulla qualità dell’aria. Anzi. Gli ultimi dati disponibili dicono che nei primi cinque mesi del 2011 il livello di Pm10 nell’aria è stato del tutto analogo per valori registrati dalle centraline a quelli pre-ticket. Le rilevazioni di Arpa registrano concentrazioni medie di 54 microgrammi a metro cubo con oltre 70 giorni di sforamento rispetto ai 35 che l’Unione europea concede in un intero anno. Nonostante Ecopass, Milano ha già bruciato la sua riserva di ossigeno. Con i primi dati certificati sugli effetti per la salute dei cittadini: il Centro Diagnostico Italiano, ad esempio, ha appena stimato in 3.500 i casi di asma tra i milanesi riconducibili all’inquinamento. Almeno la metà ha meno di 18 anni.

Tuttavia il sistema che fa fare cassa al Comune resta acceso contro ogni evidenza, scientifica ed economica. Forse proprio per permettere alla giunta uscente di annunciarne l’abolizione per i soli residenti così da incassare la loro benevolenza e il loro voto. Un regalo alla Lega posticipato di tre anni rispetto alle sue richieste: “padroni in casa nostra, paghino gli altri”. Così sembra che la promessa elettorale sia una manna dal cielo. Ma non è un mistero che l’ideatore di Ecopass, Edoardo Croci, sia stato ancora in lizza con una lista pseudo-ambientalista in appoggio alla Moratti. Un segnale che il milanese deve tenere in conto prima di considerare serio e credibile l’annuncio elettorale. Da notare che nel programma di Letizia Moratti, due indizi fanno una prova, si parla apertamente di estensione del provvedimento. “Prosecuzione delle misure strutturali per eliminare il traffico inquinante e rafforzamento delle misure di disincentivazione del traffico “normale” (Ecopass)” si legge a pagina 15, punto 6 lettera A. Difficile a questo punto dire cosa pensi Letizia Moratti del suo stesso provvedimento. In difficoltà saranno i suoi elettori “verdi” che le hanno accordato la preferenza anche per quel provvedimento che di lì al ballottaggio lei stessa si sarebbe rimangiata con una spregiudicatezza da manuale. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Estensione nel programma, esenzione nei proclami.

Ma i numeri sono come sempre rivoluzionari, rivelatori di folgorazioni e verità improvvise. Grazie ai numeri le cose si fanno meno incerte e “deformabili”. Il provvedimento, si diceva, ha tre anni di vita nonostante a palazzo si continui a definirlo “sperimentale”. Nel primo anno di vita, il 2008, il Comune di Milano ha ottenuto il record storico di multe raddoppiando in pochi mesi il consolidato di 1,8 milioni di verbali. A 12 mesi dall’accensione dei 13 varchi con telecamere i verbali erano già saliti a 3,2 milioni, per incassi totali pari a 154 milioni di euro. Diventa subito evidente, dopo vari pasticci, liti sulle deroghe, momenti di tilt del “cervellone” che il vero affare non è tanto l’acquisto del ticket, il disincentivo all’inquinamento, quanto gli incassi derivanti dalle multe. Soprattutto perché le relative cartelle esattoriali arrivano a casa dei cittadini con mesi di ritardo, maggiorate del 10% ogni sei mesi. Ma mentre le contravvenzioni rimangono una costante di Ecopass, scema inesorabilmente il numero di ingressi paganti e il relativo incasso. I ticket acquistati a Milano nel 2008 sono stati 1,26 milioni per un incasso pari a 12 milioni di euro. Nel 2009 già calava il numero di ingressi inquinanti e l’incasso, di conseguenza, scendeva a 10 milioni di euro contro una previsione di bilancio più che doppia (24 milioni di euro). Nel 2010 il record negativo: il ticket fa incassare al Comune “soltanto” 7 milioni di euro. Ed è una cifra importante per il destino di Ecopass perché, a spulciare le carte relative ai costi di gestione dell’intero sistema, si capisce come tutto il giochino rischi di rompersi all’improvviso, schiacciato dal peso dei conti. Si scopre che il provvedimento voluto dalla Moratti ha un costo pari a 6,5 milioni di euro l’anno tra contratto di servizio per la manutenzione di varchi e telecamere, gestione del sistema, aggiornamento e ingegnerizzazione della banca dati degli accessi e così via. In pratica, entrate e uscite di Ecopass sono ormai alla pari. Anzi, tenere attivo il provvedimento dall’anno prossimo rischia di costare ancora di più che spegnerlo cisto che la previsione degli ingressi (e degli incassi) è ulteriormente al ribasso. Si stima che solo il 20% dei veicoli che accedono alla Cerchia sarà pagante. Non è più politica, sono numeri. Se il Comune fosse una multinazionale l’amministratore che ha fatto i conti sarebbe già stato spedico a casa.

Meno male, verrebbe da dire, che ci sono quelle odiatissime multe a tenere in piedi tutto e a garantire all’amministrazione la possibilità di pagare ancora beni e servizi indispensabili, come i trasporti e la manutenzione delle strade. Attività ordinarie che altrimenti non si saprebbe più come pagare, dopo l’abolizione dell’Ici per tutti, milionari compresi, sbandierata dal centrodestra. Resta una domanda per Letizia Moratti: dove pensa di prendere i soldi quando annuncia che – in cambio del voto – spegnerà la gallina dalle uova d’oro che lei stessa ha allevato?