Assunzioni illecite nell’azienda di trasporto pubblico e trasferimenti di personale in cambio di mazzette. Per questo la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito in mattinata arresti e perquisizioni, su delega della Procura della Repubblica, nei confronti di funzionari dell’Azienda napoletana mobilità (Anm) e sindacalisti del settore. Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere, concussione e peculato. I sindacalisti e i dirigenti infedeli dell’Anm, in cambio di tangenti e regalie varie, avrebbero consentito assunzioni e trasferimenti di autisti, nonché il pagamento di somme di denaro per esodi incentivati a dipendenti vicini alla pensione o già deceduti.

L’ex direttore del personale dell’Azienda napoletana mobilità (Anm), Sabato Carotenuto di 57 anni, e un esponente sindacale aziendale, Vincenzo Colimoro di 54 anni, sono agli arresti domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Napoli. In base gli accertamenti, il ‘sistema’ messo a punto da sindacalisti e funzionari della Anm prevedeva tangenti dai 10mila ai 25mila euro per ogni ‘pratica’ oltre a regali come orologi, gioielli e telefonini. A pagare soprattutto parenti degli autisti che, pur di farsi trasferire nell’ambito di una mobilità inter-aziendale del trasporto pubblico locale, finivano anche per chiedere prestiti a società finanziarie. Altre due persone (Carmine Simeone, 57 anni, e Roberto Pastena, 39 anni), entrambe sindacalisti, sono stati sottoposti all’obbligo quotidiano di presentarsi alla polizia giudiziaria.

L’inchiesta ha preso avvio nel 2009, sulla base di una denuncia di un consigliere comunale per presunte irregolarità nelle procedure di avvicendamento degli autisti della Anm. I fascicoli presi in esame dalla sezione della procura guidata dall’aggiunto Francesco Greco sono relativi al periodo 2005-2009 e si sono arricchiti da dichiarazioni di personale Anm e di quello di altre aziende di trasporto pubblico anche di altre regioni, nonché di intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari.

Il ‘sistema’ faceva sì che autisti di origine napoletana, che lavoravano in aziende di trasporto anche private del Centro e Nord Italia, riuscivano a ottenere l’assunzione alla Anm di Napoli. Si trattava, nella maggior parte dei casi, di cambi fittizi perché gli autisti trasferiti sulla carta erano sostituiti da colleghi impiegati a Napoli, che però di fatto non hanno mai preso servizio nelle aziende di destinazione, dato che il cambio coincideva con il loro pensionamento per limiti di età. Questo rendeva inoltre possibile l’assunzione di nuovo personale.