Il presidente dell'Fmi Dominique Strauss-Kahn

Economista di fama, esponente diprimo piano del socialismo francese, inguaribile donnaiolo e amante del lusso: ecco Dominique Strauss-Kahn (DSK), istrionico direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) spesso al centro dell’attenzione mediatica negli ultimi anni, nel bene e nel male.

Arrivato alla guida del Fmi nel novembre del 2007, agli albori di quella che sarebbe poi diventata la peggiore crisi del Dopoguerra, il sessantaduenne Strauss-Kahn ha suscitato unanime approvazione per la sua gestione del Fondo in un periodo tanto critico, agendo in prima linea per evitare il tracollo del sistema finanziario globale. Un atteggiamento che ha fortemente contribuito a ridare smalto alla reputazione di un’istituzione offuscata da decenni di critiche per l’iper-liberalismo e le imposizioni politiche e gestionali sui Paesi beneficiari dei suoi aiuti. L’esito di tanto attivismo è stato l’auspicio, formulato da molti, compreso il presidente francese Nicolas Sarkozy nel suo ruolo di guida di turno del G20, di un ampliamento dei poteri del Fmi. “Deve diventare la pietra angolare della cooperazione monetaria internazionale”, aveva dichiarato Sarkozy nel vertice del G20 finanziario di Parigi, lo scorso febbraio, offrendo al Fondo e al suo numero uno un ruolo chiave nella spinosa trattativa per la riforma del sistema monetario internazionale e della transizione di valute come lo yuan cinese verso la libera fluttuazione.

Nato a Neuilly-sur-Seine, il sobborgo parigino per ricchi diventato poi feudo di Nicolas Sarkozy, Strauss-Kahn trascorse l’infanzia ad Agadir in Marocco, da dove la famiglia rientrò in Francia dopo il disastroso terremoto del 1967. Docente di economia, si iscrive al Partito socialista nel 1977 e nove anni dopo entra per la prima volta in Parlamento. Nel 1991 è ministro dell’Industria e nello stesso periodo Anne Sinclair, la più popolare e avvenente giornalista tv francese, ricchissima, di origini americane diventa la sua terza moglie. Nel 1997 viene nominato ministro delle Finanze nel governo socialista di Lionel Jospin ma due anni dopo deve dimettersi sull’onda dello scandalo della Mnef, la mutua studentesca con la quale fu sospettato di aver concluso affari sottobanco. Dall’accusa verrà poi scagionato. Nel 2007 l’avvento al Fmi ma subito dopo un anno il suo debole per le donne gli procura un brutto guaio: l’organizzazione ordina un’inchiesta su di lui in seguito a una relazione venuta alla luce con una ex responsabile del dipartimento Africa, l’economista ungherese Piroska Nagy, oltretutto moglie dell’ex banchiere centrale argentino, Mario Blejer. L’inchiesta stabilì che non c’erano stati trattamenti di favore per la Nagy, che aveva lasciato con una sontuosa buonuscita il Fmi prima dello scoppio dello scandalo e Dsk fu scagionato da ogni accusa di molestia, favoritismo o abuso di potere. Il Fmi gli rimproverò però un “errore di valutazione” e lui chiese pubblicamente scusa all’istituzione, alla Nagy e a sua moglie.

Se la sua fama di donnaiolo ha fatto il giro del mondo, non meno mediatica è l’abitudine di Strauss-Kahn al lusso, un aspetto che negli ultimi giorni ha invaso le prime pagine dei giornali. E’ bastata una foto in cui, vicino al suo elegante appartamento parigino nel Marais, sale a bordo della Porsche Panamera di un suo collaboratore, a scatenare le critiche contro il socialista miliardario. Un’immagine, quella di amico dei ricchi, che ai francesi è particolarmente indigesta, come ha sperimentato sulla propria pelle Sarkozy, a picco nei sondaggi nei primi mesi di presidenza per essersi mostrato al fianco di amici del jet-set, sui loro yacht e nei loro locali.