Oggi tranquilla, quasi silenziosa, ricorda con nostalgia la vita trafficata dei secoli passati. Prima della costruzione della parallela via dell’Indipendenza fu, per lungo tempo, via Galliera fu la strada più bella, luogo di incontro e di passeggio per nobili dame e i loro accompagnatori. Qui accaddero, e i palazzi ne furono i testimoni diretti. Fatti che ebbero un peso non lieve nella storia e nella cultura della città. Nobili casate scelsero questa strada per costruirvi le loro dimore affidandone la costruzione ai migliori architetti. La via è tutta un susseguirsi di edifici di grande pregio artistico che esibiscono con fierezza gli stili dell’epoca di appartenenza. I palazzi, che sembrano dei giganti parlanti, ospitarono in passato personaggi famosi e ancor oggi conservano storie e segreti molti ancora da rivelare! Ve ne racconto uno …

All’incrocio con via Riva di Reno, si erge lo splendido palazzo Felicini, a tutt’ora quasi interamente conservato nella sua originaria architettura bentivolesca. Sembra quasi che voglia invitarci a curiosare al suo interno per coinvolgerci fisicamente in qualche tresca “d’altri tempi”. Oltre a custodire fra le sue mura importanti opere di scuola bolognese, l’edificio, ricoperto in terracotta, ospitò agli inizi del Cinquecento, precisamente nel 1515, il grande Leonardo da Vinci e Filiberta di Savoia.

I due erano al seguito del re di Francia Francesco I quando si incontrò a Bologna con il papa Leone X ( l’incontro segnò il concordato che riconosceva i diritti della Chiesa gallicana, e che durerà quasi immutato fino alla Rivoluzione Francese). C’è chi racconta che in questo palazzo Leonardo abbia dipinto la Gioconda, prendendo a posare Filiberta di Savoia e non, come invece si pensa, Lisa di Francesco Giocondo (dalla quale il nome Monnalisa). Poverina! Lisa intendo…

Questo fu uno dei tanti tentativi di spodestarla dal ruolo di musa ispiratrice del grande Leonardo. Proprio in questi giorni il Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali, promotore dell’iniziativa, spera di riesumare il suoi resti scandagliando con il georadar i sotterranei del’Ex convento di Sant’Orsola a Firenze dove, sembra, fu sepolta nel 1542. Si spera che, con la tecnologia oggi a disposizione, riesumando i resti ossei e risalendo al suo DNA, si possa ricostruire la fisiognomica del volto della bellissima Lisa Gherardini. Il Dna verrebbe poi confrontato coi resti di due figli di Lisa che sono tumulati nella chiesa di Santissima Annunziata a Firenze. Troveranno una volta per tutte una risposta alle tante ipotesi sciorinate dagli esperti e meno esperti? Lo vedremo nei prossimi mesi …

Tornando all’ipotesi di cui sopra, e cioè alla possibilità che la Musa Di Leonardo sia stata Filiberta di Savoia, contrasta non poco con il lavoro degli storici per i quali il quadro sarebbe stato dipinto fra il 1503 e il 1506, così come non coincide con ciò che Leonardo stesso scrisse nell’anno 1517 al cardinale d’Aragona, confessando che la Gioconda era la sconosciuta amante di Giuliano de Medici. Anche in questo caso, come in altri, fu lui stesso a “giocare” con la credulità della gente proponendo soluzioni svianti.

Però, chissà. L’incertezza dei fatti, l’inevitabile interpretazione soggettiva dell’evento e dell’opera artistica, rende gli stessi avvolti in un aura misteriosa che ci attrae e ci incuriosisce ancora oggi, nonostante l’impiego sempre più preciso degli strumenti a nostra disposizione in grado di fare un’analisi più che dettagliata di fatti ed elementi da distruggere ipotesi provenienti da fonti non scientifiche. Lasciare spazio alla libera interpretazione è di fondamentale importanza.

E’ pane per i curiosi ed è appagamento per i fantasiosi. E così ben vengano queste ipotesi alternative che continuano a far si che la ricerca diventi sempre più attraente e, nel contempo, sempre più precisa! Fare un’analisi psicologica di un’artista geniale che visse cinque secoli fa credo che sia ancor oggi molto difficile. Ancor più tentare di analizzare una sua opera creata magari appositamente per alimentare confusione in chi si troverà poi a doverla ammirare, studiare e interpretare.