E’ stato bello finché è durato, ma prima o poi doveva succedere. La tenera liaison Lega – Pdl è ormai alle bucce della frutta a causa dei bombardamenti in Libia. E se il gran giurì padano nicchia, gioca alle tre carte, ordina alla pravda di partito di non pubblicare la prima scomoda pagina de”La Padania” – come ha osservato il blog Nonleggerlo –  e vomita qualche slogan riciclato per sedare gli animi infiammati del proprio elettorato, quest’ultimo ha l’umor nero pece.

Chi ne fa le spese è il povero Roberto Ortelli, conduttore della trasmissione radiofonica “Che aria tira” su Radio Padania. Già intervistato il 26 aprile da “quei poveri disperati del tg3”, contro cui il padano cuor di leone lancia dalla sua postazione fulmini e saette (ma nel servizio mandato in onda dal telegiornale sembra piuttosto un boyscout spaurito che sibila qualche frase contrariata su La Russa), Ortelli procede disperatamente a tentoni, nell’impresa sisifica di difendere quell’ultimo simulacro di credibilità che alligna nella maggioranza di governo. Un dettaglio affiora chiaro e inoppugnabile dal servizio del Tg3 e dal modus operandi di Orselli e addetti al lavoro: l’omertà e l’imbarazzo aleggiano macabri su via Bellerio.

E così il nome del Chevalier de Macheriò non viene mai pronunciato nelle compunte disamine del nostro Ortelli. Meglio replicare al dissenso degli ascoltatori, simulando il tradizionale aplomb celtico baldanzoso e impettito e caricando le proprie risposte della solita zavorra folkloristica (“i sinistri”, Bersani, l’invisa Unione Europea che foraggia lautamente le tasche dei Borghezio e di altri rottami padani e i soliti pistolotti da vulgata leghista).

Ma l’escamotage non sortisce gli effetti sperati: l’ira dei figli del dio Po è ormai tracimante e ad Ortelli non resta che una strategia difensiva di memoria aldoforbiciana. Interrompere le telefonate scomode e abbozzare un cordiale commiato.

E’ quello che accade, ad esempio, ad una signora veneziana, che, con simpatico accento cadenzato, così tuona contro il milite padano: “Questa volta vi toccherà mandare giù un boccone amaro e Bossi accetterà la decisione di Berlusconi, perchè voi avete fatto un contratto. Avete sempre detto che pur di portare a casa il federalismo, vi alleate anche col diavolo. E senz’altro il diavolo è Berlusconi. Mi dispiace per voi altri che vi bevete tutto. Voi altri per radio dite una cosa e al governo ne fate un’altra. Come sempre. Poveri voi…”.

La signora non ha neppure il tempo di accomiatarsi, che Ortelli improvvisa una risposta dal finto registro ironico, ma che malcela tanto disappunto: “Ci stiamo preparando noi per andare al governo, stia tranquilla. La porteremo con noi, tanto l’altra volta stavamo stilando la lista del nuovo esecutivo, la stava facendo lei, no?”. La consunta risposta da routine padano continua con la menzione del segretario del Pd: “Un Bersani… Bersani ha parlato di un milione di immigrati da fare cittadini italiani subito. Li mandiamo tutti a casa sua, va bene?”.

La telefonata con l’ascoltatrice veneziana è ormai interrotta dalla regia, ma il prode boyscout padano inscena salamelecchi e saluti cordiali.

Un altro ascoltatore confessa di essere stato un elettore della Lega, ma il disamore per la politica attuale ha preso il sopravvento. Altro sganascione per il nostro Ortelli, che, visibilmente innervosito, sollecita l’uomo a concludere il suo intervento.

La telefonata successiva scatena la stizza del conduttore, ormai trasfiguratosi in un piccolo Hulk da fumetto. L’ ascoltatore in questione evidenzia le lampanti contraddizioni delle posizioni della Lega Nord: “Sentivo prima Castelli e voglio dire: quando prima Gheddafi assumeva gente dal Ciad, dalla Rodhesia e da altri posti per massacrare la sua gente, voi non dite niente. Quando prende indietro le bombe, allora dite: “ah poverini!””. E infierisce: “Anche su Milosevic la lega è stata zitta”. Troppo forte la sberla rifilata ad Ortelli, che nuovamente applica la sua premiata tattica bellica: “Lei faccia la sua scelta di campo con Bersani, chè va tutto bene. Grazie. Un saluto”. Click.

E non è finita. “Ho letto un libro ultimamente” – afferma un altro ascoltatore – “in cui si afferma che Berlusconi si è comprato la Lega. Non è mai stato smentito”. Deo gratias, il soldatino Ortelli non scomoda l’ipercitato Bersani e con la pungente ironia tipicamente padana risponde: “Guarda che si sbaglia. E’ la Lega che ha comprato Berlusconi. E nessuno ha smentito questa cosa. La saluto. Grazie”. Click.

Quando ormai la voce dell’ascoltatore si è svaporata nel nulla, il conduttore recita con enfasi un monologo che fa divertire solo lui: “Abbiamo il rogito, Umberto Bossi ha fatto un grande investimento, ci siamo comprati anche Mediaset. E’ una notizia che vi dò in anteprima, perchè è giusto darla”.

Insomma, pur di occultare la gravità dello sbrego Lega – Pdl, Ortelli tenta di ammanire gli spiriti esacerbati con battutine spocchiose che puzzano di disagio e di scarso rispetto nei riguardi degli elettori leghisti. Trattati, più o meno, come gonzi acefali.

Non sarà ladrona, ma la Padania che emerge da questo microspaccato è indubbiamente fanfarona. E anche un po’ cafona.