Il 25 aprile? “La fine di una guerra civile” in Italia, un Paese che “come nessun altro al mondo, tranne l’Egitto, vanta un numero così abbondante di tumuli, cippi, sarcofagi e d’ipogei”. Parole e musica del candidato sindaco Pdl-Lega Nord a Rimini, Gioenzo Renzi, che ha disertato e attaccato la festa della Liberazione mettendo in imbarazzo il suo stesso partito.

Poco importa che la capitale della riviera, città colpita duro dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, sia stata insignita nel 1961 della medaglia d’oro al valor civile. Renzi, classe 1946, una vita nel Movimento Sociale, militante della Destra Sociale in Alleanza Nazionale, ex consigliere regionale ed oggi esponente irascibile e – verbalmente parlando – incontinente del Popolo della Libertà rivierasco ma “finiano mai”, rivendica con orgoglio “di non aver mai preso parte alle celebrazioni del 25 aprile”. E, anche se in vista delle comunali è stato imposto come candidato del centrodestra dalla Lega Nord a un Pdl locale in frantumi, non vede perché dovrebbe cambiare idea oggi. Ecco un estratto pari pari del Renzi-pensiero: “Il 25 aprile per noi Italiani rappresenta sì la caduta del Fascismo, la fine della seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto la fine di una Guerra Civile combattuta principalmente nel Nord Italia tra giovani, uomini e donne aderenti alla Repubblica Sociale Italiana e tra giovani, uomini e donne aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale, e con vittime innocenti anche nella nostra Regione (Ravenna, Bologna, Modena, Reggio Emilia ecc) ad opera dei partigiani comunisti”. E dunque, se diventerà sindaco, Renzi promette già di intervenire per ovviare ad “un 25 aprile tutto bandiere rosse”, perché “il dovere delle istituzioni sarebbe quello di facilitare la cicatrizzazione di questa ferita, con la celebrazione di una vera Riconciliazione Nazionale, e non continuare a negare i caduti di una parte”.

I berlusconiani, presenti tra i gonfaloni in piazza a Rimini con esponenti di spicco come il consigliere regionale Marco Lombardi e il coordinatore comunale Oronzo Zilli (ex An ed ex Msi), si mettono le mani nei capelli e parlano subito di “posizioni personali”. Lombardi nota che “sul 25 aprile il clima nazionale si è rasserenato negli ultimi anni, anche Silvio Berlusconi vi ha preso parte”. Renzi non ancora: “Bisogna guardare avanti, non possiamo restare fermi alla Repubblica di Salò e ai partigiani. Se sarà eletto sindaco, comunque, Renzi proceda pure come vuole”, allarga le braccia Lombardi.

Zilli, da anni presente alla ricorrenza del 25 aprile anche nella veste di presidente dell’associazione Arma Aeronautica, prova di ripristinare la linea: “Il 25 aprile è una festa nazionale di riconciliazione, così come il ricordo dei martiri delle foibe. Renzi parla a titolo puramente personale, gli lascio ogni responsabilità rispetto a quanto dichiarato. E se diventa sindaco mi vedrà d’accordo nel discutere dei problemi veri della città…”. Persino un ‘ortodosso’ come Claudio Dau, segretario provinciale de La Destra, sbotta: “Il 25 aprile resta una festa ‘partigiana’, è evidente come la tesi secondo cui esistono ‘morti di serie A e morti di serie B’ circola tuttora. Però Renzi tenta solo di guadagnare, invano, qualche voto. Lui si è sciolto nel Pdl, mica noi che abbiamo mantenuto la posizione di una destra identitaria. Insomma, al suo posto io sarei stato zitto”. Mentre la Lega Nord sceglie la strada del silenzio assordante, arrivano puntuali le bordate da sinistra. Se l’alfiere di Sinistra Ecologia e Libertà Fabio Pazzaglia pretende dall’ex Destra sociale “scuse immediate a tutta la città”, il candidato sindaco Pd, Andrea Gnassi, in una lettera aperta a Renzi caldeggia l’ipotesi scivolone: “Hai dimenticato di partecipare alle celebrazioni pubbliche del 25 aprile, qualcuno te lo ha fatto notare e tu, per tutta risposta, hai perso le staffe aggredendo”. Gnassi concede al principale avversario il titolo di “irascibile” più che di “concentrato grottesco del pensiero fascista”, ma sferza: “Le tue parole stridono con la storia e la direzione di marcia di Rimini, città insignita della medaglia d’oro al Valor Civile per il suo ruolo, i suoi sacrifici e la sua resistenza durante il lungo dramma della seconda guerra mondiale”.

Ma Renzi non ci sta e, come previsto, rilancia a tutto campo. Anzitutto, alla faccia di chi si vuol rifare una verginità, rivendica di “non essere mica l’unico a vederla così nel Pdl, anzi”. E comunque sia, “io non chiedo scusa: dovrebbero chiedere scusa, piuttosto, tutti questi personaggi della sinistra che dimenticano o fingono di dimenticare che proprio in questa regione, nel famigerato ‘asse’ Reggio Emilia-Modena-Bologna ma anche a Ravenna, gli squadroni dei partigiani comunisti hanno trucidato tanti innocenti: ci vuole rispetto per tutti i morti”. Non è un caso del resto, sostiene dulcis in fundo un Renzi preparato alle citazioni, se uno come Giovanni Papini nel suo Italia Mia (1939) descrive il nostro Paese come “magno museo di sepolture celeberrime, e nell’arte sua, perenne evocatrice e invocatrice di morti e di morte”.

Carlo Kovacs